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‘TIME’: il progetto degli studenti in mostra a Raffles Milano

Gli studenti del Master di Fotografia hanno lavorato insieme a Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino, a sei progetti che adesso sono esposti nella hall della scuola milanese

© Antonio Mantovani

Arianna Angelini, Acyle Beydoun, Alessio Fusi, Aurore Greindl, Antonio Mantovani e Gianluca Pezzato. Questi sono i nomi degli studenti del Master di Fotografia all’Istituto Raffles di Milano, che hanno realizzato un grande progetto espositivo curato dal docente tedesco Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino. La mostra, allestita all’interno della sucuola di via Felice Casati 16 (zona Porta Venezia), sarà visitabile dal 16 agosto al 10 settembre ed è a ingresso libero. Gli studenti hanno lavorato per un mese intero insieme a Matthias Harder, realizzando un progetto sul tema dello scorrere del tempo, ognuno con il suo approccio personale e originale. Il titolo della mostra è TIME. Andiamo a scoprire su cosa hanno lavorato i sei studenti del master.

In un diario visivo molto intimo e privato, Acyle Beydoun rielabora le foto del matrimonio dei suoi genitori, intervenendo in modo radicale. La loro relazione, un’intensa storia di amore-odio, è una sorta di viaggio nel tempo, nel profondo di una complicata storia familiare che passava tra la Costa d’Avorio, Beirut e Sydney, indietro nel tempo e prima della nascita di Acyle. La fotografa dipinge, manipola, buca e strappa copie digitali delle fotografie dei 33 anni del fidanzamento e dei festeggiamenti del matrimonio dei suoi genitori – e finisce per creare catarticamente e sperimentalmente qualcosa di nuovo, un album di famiglia completamente diverso.

© Arianna Angelini

Anche Arianna Angelini sceglie di affrontare una storia molto personale, nello specifico una rottura sentimentale dolorosa, che traduce in una serie di cianotipi senza tempo. Un mazzo di fiori che appassisce lentamente è l’unico ricordo rimasto della sua precedente relazione. Il progetto s’intitola Io non esisto e i fiori si trasmormano in fotografmmi su sfondo blu, colore scelto per il suo significato in lingua inglese – “to be blue”, essere tristi. Accanto ai fiori sono appesi dei fogli che contengono delle note scritte a mano dall’artista, che raccontano il suo dolore e rappresentano un tempo che svanisce insieme al ricordo del tempo trascorso insieme all’ex partner.

© Gianluca Pezzato

Il lavoro Gianluca Pezzato riflette sulle azioni dell’uomo in relazione alla natura, con le conseguenze disastrose che purtroppo conosciamo bene. Nato e cresciuto tra le montagne del nord Italia, Giancluca coltiva un rapporto molto intenso con la natura e con il suo progetto vuole denunciare la gravità delle azioni umane sul patrimonio naturalistico mondiale. Per realizzare il suo lavoro, ha portato a Milano un sasso, su cui ha fatto gocciolare dell’acqua, come se fosse un masso di montagna bagnato dalla pioggia e dai torrenti, con effetti erosivi visibili solo dopo migliaia di anni. Nell’ultimo scatto (la serie è composta da 7 fotografie) il sasso improvvisamente si rompe, ma non per effetto dell’acqua: a distruggerlo sono stati un martello e uno scalpello, con un gesto brutale da parte di una mano umana, che simboleggia in maniera disarmante l’impatto che le azioni dell’uomo hanno sul nostro pianeta.

Aurore Greindl

Anche Aurore Greindl sceglie di lavorare con l’acqua e anche lei è fortemente affascinata dalla natura, che si riflette spesso nella sua produzione creativa: all’interno del suo progetto esamina l’acqua come una sorta di continuum spazio-temporale. La sua ricerca sostiene che la stessa quantità di tempo viene vissuta in modo diverso per ciascun individuo, come la stessa quantità d’acqua può assumere infinite forme diverse. A livello pratico, Aurore lascia gocciolare l’acqua su una lastra di plexiglass, che monta sopra un pavimento di legno, e fotografa i cambiamenti nelle ombre proiettate dalle gocce d’acqua dalla stessa angolazione, ma con diversi livelli di messa a fuoco, o con inversioni di positivi e negativi, con un affascinante effetto pittorico e astratto.

© Alessio Fusi

Alessio Fusi realizza un tableau di 16 immagini, che simboleggiano il tempo attraverso la ripetizione in successione di due mani che si sfiorano senza mai toccarsi. Il suo progetto ci parla della natura intangibile, spesso incomprensibile, del tempo: le mani fluttuano sospese in uno spazio nero indefinito, con le dita che assumono movimenti quasi danzanti, in un ballo che sembra destinato all’inifinito, privo di ogni connotato di spazio o tempo.

© Antonio Mantovani

Infine, Antonio Mantovani realizza un progetto fortemente introspettivo, simbolo del dolore interiore che ha vissuto nella sua vita. Antonio presenta una sorta di viaggio nel tempo, ci mostra il senso dell’attesa e dello scorrere del tempo nella sua serie di immagini strutturata in sei parti: è sdraiato sul letto, ma ci mostra solo una parte del suo corpo, con alcuni dei suoi libri accanto. Tiene in mano una candela, che lentamente e inesorabilmente si scioglie durante l’azione della durata di un’ora nella stanza chiusa, provocando dolore fisico; una parafrasi contemporanea e performativa di una rappresentazione della vanitas.

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