The Bloody Beetroots, le foto di Sir Bob Cornelius Rifo in una mostra a Milano | Rolling Stone Italia

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The Bloody Beetroots, le foto di Sir Bob Cornelius Rifo in una mostra a Milano

'THE CULT OF RIFO - A Bloody Beetroots Journey' racconta il mondo dell'artista attraverso venticinque foto scattate durante i suoi viaggi. L'esposizione sarà alla Leica Galerie Milano fino al 15 maggio

Burning Man - Black Rock Desert, Nevada 2019

È alle radici dell’anima che ci conduce la mostra fotografica THE CULT OF RIFO – A Bloody Beetroots Journey, in programma alla Leica Galerie Milano, a due passi dal Duomo, fino al 15 maggio 2021, con le immagini scattate dall’artista, musicista e produttore Sir Bob Cornelius Rifo di The Bloody Beetroots. La mostra è curata da Denis Curti ed è composta da 25 immagini che l’artista ha impresso nel suo viaggiare, tra i più straordinari festival internazionali come l’Austin SXSW o il Burning Man, tra lavoro e ricerca, guardando il mondo oltre al suo apparire superficiale. Panorami, dettagli e ritratti che emergono dal buio, per mostrare la propria anima più profonda, segnati e trasfigurati da sentimenti potenti, ma spesso invisibili e disturbanti come lastre di vetro trasparenti. Un bianco e nero che pare illuminato solo dalla luce di passaggio tra la notte e l’alba, uno spazio onirico dove è sufficiente uno scatto per raccontare tutta una storia.

Volti sconosciuti o molto conosciuti, come Steve Jones dei Sex Pistols, Jimmy Webb (icona punk della scena newyorkese, mancato nel 2020), Jay Buchanan dei Rival Sons, Penny Rimbaud dei CRASS (nonché mentore dell’artista), Tommy Lee, o il frontman dei Refused, Dennis Lyxzén, si mostrano all’obiettivo dell’artista con struggente sincerità. Un intenso e personale percorso di ricerca e in un certo senso di guarigione, come dichiara l’autore stesso, ma che non esclude l’osservatore, anzi lo porta con sé anche nei panorami più oscuri.

Penny Rimbaud of CRASS – Monte Grappa, Italy 2020

«Vivo di musica dal 2006» ha detto Sir Bob Cornelius Rifo «e da allora non ho mai smesso di girare il mondo. A un certo punto del 2012 iniziai a sentirmi davvero male, triste e con un’incredibile rabbia interiore. Stavo dimenticando il tempo e lo spazio, stavo creando nella mia mente una versione distopica e alienata del mondo. Quindi, piuttosto che perdermi nel cliché rock and roll di destino votato all’autodistruzione, provai un modo diverso per curarmi, facendo foto. Solo per ricordare, solo per mantenere in una forma visiva persone, luoghi, ricordi».

Center Of The World – Felicity, California 2017

Tutte le opere in mostra sono proposte al mercato del collezionismo, in differenti edizioni che vanno dalla Copia Unica a quella limitata Artist’s Proof, fino alla Open Edition. L’ingresso è libero ma contingentato, si può prenotare la visita da qui.

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