Sfida tra capitali della cultura. Forse, questa volta, Roma sorpassa Milano | Rolling Stone Italia

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Sfida tra capitali della cultura. Forse, questa volta, Roma sorpassa Milano

A vedere il nuovo corso di Palazzo Brancaccio, sotto la direzione artistica di Giacomo Guidi, sembra proprio che a Roma sia nato uno spazio destinato a diventare un punto di riferimento per la fotografia italiana

Palazzo Brancaccio

Fermi tutti che forse adesso la fotografia (e tutta l’arte visuale) in Italia hanno una nuova Mecca e finalmente si emancipano, anche geograficamente, da Milano, per trasferirsi nella sua nemesi urbanistica: Roma. E sapete una cosa? A vedere il nuovo corso di Palazzo Brancaccio, sotto la direzione artistica di Giacomo Guidi, questa è una gran notizia. Sembra un luogo comune, ma Milano ha troppo a lungo monopolizzato l’iconografia culturale nazionale nell’ambito del serioso, a tratti del seriosissimo. Il risultato? Tutta quella stramaledetta roba di architettura, tutta quella moda, i nomi dei musei trasformati in acronimi e tutta quella pesantezza concettuale degli ultimi anni… mo’ basta!

È una questione energetica, nel nord cerebrale e polare ci stanno gli spiriti concreti, gli spazi geometrici, il rigore. Scendendo verso l’equatore dove le temperature si alzano e le camicette si sbottonano, si è più calienti, più oltraggiosi, gli angoli si smussano. In questo clima, il 23 settembre ha inaugurato la nuova gestione di Palazzo Brancaccio, sterminato edificio nobiliare dell’Ottocento sorto sul Colle Oppio, all’Esquilino, coi soffitti altissimi e stanze da sogno che ricordano le foto di Newton. Roma non è solo cinghiali, buche, degrado e gabbiani e il quartiere, dopo un periodo di declino sta conoscendo un nuovo splendore, adesso si rilancia del tutto. Se questa operazione è stata possibile, è merito anche di Giacomo Guidi che si è già fatto conoscere con la sua Contemporary Cluster portando a Roma fotografia, eventi e tante novità sin dal 2006. Qui viene il bello. Quello di Giacomo Guidi è un nome interessante. Molti di voi non lo conosceranno e anche questo non è che un certificato di garanzia.

© Paolo Cenciarelli

Guidi ha un background tutto suo, per certi versi rocambolesco, che lo colloca fuori dal giro dei soliti noti del mondo dell’arte. Prima di tutto è un ex schermidore. Campione del mondo a 15 anni nel 1998, ritiratosi prima delle Olimpiadi di Atene nel 2004, buona parte della vita l’ha dedicata allo sport e quando è venuto il momento di mandare tutto a quel paese per non scendere a compromessi politici, l’ha fatto. Uno rock and roll insomma. Essendo cresciuto in mezzo al bello, avendo avuto grandi maestri e praticato una disciplina antica e con un’estetica precisa, Guidi è stato come contaminato da tutto quello che aveva intorno e una volta messo da parte lo sport, ovvero metà della sua vita, si è concentrato sull’arte. Questo fa di lui, per assonanza col fioretto, una sorta di pirata del mondo della cultura. Basta scorrere i nomi delle prime mostre volute da Guidi per capire che sa esattamente dove vuole arrivare: Cloro, Paleari, Cenciarelli, Gazzilli, nel 2022 pure il mitologico Boogie, uno degli street photographer più noti al mondo.

© Fabio Paleari

Irriverenza, nudo, sensualità, ricerca di verità: ecco i temi chiave che sembrano partire dal Brancaccio a Roma come missive per il mondo della cultura italiana. C’è bisogno anche di questi temi signori, altrimenti come pretendiamo che il pubblico vada nei musei? Ci piace questo tratto irriverente e anarchico nei galleristi americani ed europei, ne rimaniamo straniti quando lo ritroviamo in quelli italiani. Perché siamo abituati a vederli come impiegati, come “guardiani” dei musei, gelosi dei loro spazi, dei “loro” artisti. Invece questa è una bella occasione per un programma di mostre che osano, volute da una mente fresca in una città massacrata dalla critica negli anni ma che ogni volta stravolge le regole.

Per dirla con Aurelio Picca, che di Roma è il cantore massimo: «Roma era una visione. Roma è sempre una visione quando decide di fermarsi smemorata. Di assentarsi dal mondo. Di cancellare il suo stesso passato. Roma è meraviglia quando emerge dal nulla. È un maschio-femmina nudo; enorme e invisibile; un remoto console che si apposta concentrato con il gladio in mano. Roma è una specie di fotogramma che cattura l’eternità» (Aurelio Picca, Arsenale di Roma distrutta, Einaudi). Andate al Brancaccio!