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Robert Doisneau in mostra a Bologna

«Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. È bellissimo far luce su chi non è mai sotto i riflettori»

Le baiser de l'hôtel de ville, Paris 1950 © Atelier Robert Doisneau

I sobborghi grigi delle periferie parigine, le fabbriche, i piccoli negozi, i bambini solitari o ribelli, la guerra dalla parte della Resistenza, il popolo parigino al lavoro o in festa, gli scorci nella campagna francese, gli incontri con artisti e le celebrità dell’epoca, il mondo della moda e i personaggi eccentrici incontrati nei caffè parigini, sono i protagonisti del racconto fotografico di un mondo che “non ha nulla a che fare con la realtà, ma è infinitamente più interessante”. Doisneau non cattura la vita così come si presenta, ma come vuole che sia. Di natura ribelle, il suo lavoro è intriso di momenti di disobbedienza e di rifiuto per le regole stabilite, di immagini giocose e ironiche giustapposizioni di elementi tradizionali e anticonformisti.

Mademoiselle Anita, Paris 1951 © Atelier Robert Doisneau

Sono 143 le opere in mostra nelle prestigiose sale di Via San Felice, tutte provenienti dall’Atelier. L’esposizione è il risultato di un ambizioso progetto del 1986 di Francine Deroudille e della sorella Annette – le figlie di Robert Doisneau – che hanno selezionato da 450.000 negativi, prodotti in oltre 60 anni di attività dell’artista, le immagini della mostra che ci raccontano l’appassionante storia autobiografica dell’artista.

Be bop en cave, Saint Germain des prés 1951 © Atelier Robert Doisneau

La città è un insieme di vite che scorrono, storie che si incrociano, si scontrano e alle volte si condividono. Nell’infinita molteplicità delle esistenze molte restano in silenzio, questo non significa che siano meno speciali di altre, ma semplicemente che nessuno si è mai preso il compito di raccontarle. Robert Doisneau, precursore della fotografia umanista, ha posto al centro della sua attività l’uomo comune nella sua quotidianità. La sua grandezza è stata quella di immortalare al momento giusto frammenti di ordinaria straordinarietà; “gesti normali di gente normale in situazioni normali”. Appostandosi sulle rive della Senna ha fotografato la vita nella sua forma più essenziale e vivace, aspetta con pazienza l’immagine giusta, un abbraccio o un sorriso fugace. La Parigi di Doisneau fungeva da cornice agli scenari di una realtà semplice e spensierata, il quale contribuì a creare il mito della città romantica e poetica che serbiamo ancora oggi. Attimi destinati a farsi ricordo che sopravvivono allo scorrere del tempo dell’esistenza. Ha vissuto la guerra ma decise di non mostrare dolore e sofferenza, ma di fare luce su quello che c’è di buono, a comunicare con ironia ed evocazione la sua visione del mondo. D’altronde come affermava lui stesso, “non c’è niente di più soggettivo dell’obiettivo”.

L’information scolaire, Paris 1956 © Atelier Robert Doisneau

La fotografia non è stata l’unica sua passione, amava il teatro, la musica e il cinema; ha collaborato con registi del calibro di René Clair e François Truffaut e realizzato un cortometraggio dal titolo Le visiteurs du square. Dalla metà degli anni Quaranta alla fine degli anni Ottanta, fotografò i protagonisti della scena musicale parigina, passando dalla musica colta a quella popolare, da Maria Callas ad Aznavour, immortalati sul palco o a casa loro. La vita è stata il suo spettacolo prediletto, e non ha dovuto neanche pagare il biglietto.

Info
Dal 6 Marzo 2020 al 21 Giugno 2020
Palazzo Pallavicini, via San Felice 24 Bologna
Orari: giovedì-domenica 11-20

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