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Mezzo secolo di calcio in mostra al MUFOCO

A Cinisello Balsamo va in scena 'Chi non salta. Calcio. Cultura. Identità' che sviluppa una riflessione sul gioco del calcio come espressione dell'identità individuale e collettiva

Marco Previdi, Poli ultras, 2019

Calcio e fotografia si incontrano al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano) in una nuova mostra a cura di Matteo Balduzzi. Chi non salta. Calcio. Cultura. Identità sviluppa una riflessione sul gioco del calcio come espressione dell’identità individuale e collettiva.

Daniele Segre, Ragazzi di stadio, 1979

Si tratta di un progetto espositivo articolato che prende il via con lo svolgersi del Campionato europeo di calcio e che sarà visitabile fino a domenica 24 ottobre. La mostra indaga il ruolo del calcio nella cultura italiana, presentando una panoramica per immagini della sua presenza nella società, nel paesaggio, nella memoria e nella cultura del nostro Paese. I protagonisti dell’esposizione sono i lavori di oltre trenta artisti di generazioni, discipline e linguaggi diversi – tra fotografie, installazioni e video – presentati in dialogo con le collezioni del Museo, alcune produzioni artistiche recenti, raccolte di immagini di taglio antropologico, progetti partecipati.

Davide Baldrati, Io sono Rummenigge, 2013

Tra gli artisti selezionati ci sono Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Marcio Cresci, Mimmo Jodice e Gianni Berengo Gardin e tanti altri. Molti intellettuali, da Jean-Paul Sartre a Umberto Saba, da Dino Buzzati sino a Carmelo Bene o a scrittori del nostro tempo come Stefano Benni si sono interessati al gioco del calcio in quanto espressione viva e pulsante della società. Tra questi, Pier Paolo Pasolini è probabilmente colui per il quale la condivisione di questa passione popolare è stata talmente autentica e ancestrale da indurlo ad accostarla alle rappresentazioni del sacro nella società contemporanea. Al contempo Pasolini non perdeva occasione per togliersi la giacca e buttarsi personalmente dietro a un pallone in partite improvvisate con i ragazzi nei campetti di periferia o in occasione di incontri più ufficiali caratterizzati da grande organizzazione e agonismo.

Matteo de Mayda, La prima volta, 2021

La mostra Chi non salta analizza il gioco del calcio in relazione alla costruzione dell’identità individuale – la formazione della persona, il senso del gruppo, la squadra – ma anche a una dimensione più collettiva, dove il tifo contribuisce a definire il senso di appartenenza e ne fornisce al contempo una rappresentazione sempre in tensione tra due poli: i mondi degli “attori” e degli “spettatori”, della pratica quotidiana e del tifo più o meno organizzato. A partire da questa suggestione la mostra si apre con una introduzione dedicata al rapporto tra arte e calcio e prosegue poi con due sezioni principali: il calcio guardato, come tifo e rappresentazione di un’identità collettiva nella sala al primo piano; il calcio giocato, come pratica, momento di incontro e formazione al secondo piano. Il progetto espositivo, articolato e dinamico, è completato da una mostra all’aperto dedicata al calcio nella città di Cinisello Balsamo, risultato di un progetto speciale prodotto per l’occasione e da un’attività di ricerca specifica e partecipata svolta sul territorio.

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