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Al MAST un secolo di fotografia per l’Innovazione e la tecnologia

Due mostre alla fondazione bolognese ripercorrono e indagano storie sui temi della tecnologia, dell’arte e dell’innovazione

Ada Plate © Alinka Echeverria

Doppia esposizione  alla Fondazione MAST di Bologna, che accoglie sulle sue pareti i cinque finalisti della VI edizione del Photography Grant on Industry and Work a cura di Urs Stahel e la mostra INVENTIONS a cura di Luce Lebart.
 Entrambe, all’unisono, con immagini di un gap di quasi un secolo, si rendono manifesti della lungimirante filosofia della Fondazione basata sulla Tecnologia, l’Arte e l’Innovazione.

Alinka Echeverria, Apparent Femininity, Ada_Installation View, 2020

Alinka Echeverria (vincitrice dell’edizione), Chloe Dewe Mathews, Maxime Guyon, Aapo Huhta e Pablo Lòpez Luz. Questi i nomi dei cinque giovani talenti finalisti del MAST Photopraphy Grant on Industry and Work. Il concorso, come spiega il curatore Urs Stahel,  «offre ai giovani l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnica, con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l’universo della produzione». Cinque differenti lavori, con modalità di rappresentazione e focus eterogenei, ma accomunati dalla stessa attualità dei temi affrontati e dalla molteplicità dei mezzi scelti.

Pablo Lopez Luz, Baja Moda, Cuba, 2019

La vincitrice, Alinka Echeverria (Città del Messico, 1981), con il suo trittico installativo Apparent Femininity, riflette sulla questione femminile del lavoro, sul ruolo della donna nella storia del cinema e della programmazione informatica e lo fa attualizzando immagini d’archivio, molte attinte dalla Collezione Mast come quella di Berenice Abbott usata per l’animazione Grace. Grace Hopper è stata una pioniera della scienza della prima metà del Novecento e l’artista messicana le rende omaggio con un’installazione audiovisiva rappresentante una programmatrice al lavoro. Un lavoro dalle forti valenze simboliche e archetipiche del concetto di femminilità e delle lotte che le donne portano avanti ora come allora nel mondo del lavoro per un giusto riconoscimento. 
Altro tributo al mondo femminile della Echeverria è Ada, in omaggio ad Ada Lovelace, considerata da molti la prima programmatrice della storia. In questo allestimento immagini d’archivio sono mixate insieme in un mosaico digitale, per elevare non tanto una singola donna, ma un concetto universale e assoluto di legittimazione lavorativa e di ruolo nel mondo tecnologico e innovativo.
 In For a few euros more (Per qualche euro in più) di Chloe Dewe Mathews (Londra, 1982) riprende il viaggio di Maruf con cui, in sella alla sua bicicletta, ci mostra lo spaccato territoriale, paesaggistico, immaginifico e produttivo del gigantesco Mar de Plàstico, nella Spagna Meridionale. Questo territorio – famoso per la sua produzione di frutta e verdura, per le miniere in disuso e per essere stato nel passato ricorrente set cinematografico per i film western – viene ritratto nelle sue contraddizioni, nei suoi elementi di sussistenza, nel suo passato come anche nel suo presente. Maruf, lavoratore stagionale migrante, parte dalla serra dove raccoglie i pomodori per inoltrarsi e far perdere lo sguardo dello spettatore in scenari che inseriscono lui e la condizione di cui è manifesto in una realtà che pare fatta ancora di cellulosa. La fiction e le annose questioni che riguardano l’attualità si mixano insieme in un linguaggio cinematografico surreale e spiazzante.

For a Few Euros More © Chloe Dewe Mathews

A rappresentare il focus del Grant attraverso un linguaggio fotografico tradizionale ma non scontato Maxime Guyon (Parigi, 1990) con Aircraft e Pablo Lòpez Luz (Messico, 1979) con Baja Moda. Il primo realizza fotografie digitali di grande formato che repertano i dettagli di strutture aeree, pistoni idraulici, attrezzatura meccanica, turboreattori. La sua macchina fotografica viene usata come una grande lente di ingrandimento che mette a nudo, in un linguaggio iperrealista ed enfatizzato, la produzione dell’industria aeronautica. I soggetti delle immagini perdono le loro valenze funzionali e diventano delle sculture astratte, molto concrete nelle loro fattezze ma allo stesso tempo ridondanti nella loro artificialità, sapientemente cercata e voluta dal fotografo francese. 
Con Baja Moda, invece, Pablo Lòpez Luz porta alla luce un lavoro che va ad attingere nella sua storia, nelle sue origini sudamericane. Il fotografo messicano focalizza il suo progetto su un pensiero critico verso il mondo globale dell’industria della moda con le sue dinamiche di produzione, i nuovi modelli economici e l’omologazione mondiale. Riesce a parlare di questo per opposizione, ritraendo, invece, la produzione di scarpe e abbigliamento che si mostra nelle vetrine dell’America Latina, con prodotti locali, allestimenti creati con cura e visione personale, tutto con una leggera patina vintage che sa di identità e resistenza. 
Aapo Huhta (Haapajarvi, Finlandia, 1985), invece, con Sorrow? Very Unlikely? contrappone le immagini di propria produzione alla loro lettura da parte di un’Intelligenza Artificiale, un dispositivo di riconoscimento delle immagini solitamente usato per ipovedenti. Le letture, tutte all’interno delle probabilità, sono delle più fantasiose e divertenti, corredate da percentuali di parametri vari che conferiscono al progetto dell’artista finlandese una valenza tanto surreale quanto sconvolgente. È paradossale ascoltare la voce senza inflessione che scandaglia la fotografia, che cerca di rilevarne ogni singolo dettaglio per dare certezza della sua interpretazione. Ma quello che manca al programma di rilevamento è il dato umano, la componente sensibile, che rende l’interpretazione iconografica anche una faccenda soggettiva e personale.

Maschera antigas per cavalli, 1917-1918, Archives Nationales, Francia

INVENTIONS a cura di Luce Lebart, invece, ci porta nella Francia tra le due Guerre Mondiali. Al tempo, Jules-Louis Breton, capo del Sous-secrétariat d’État aux inventions, per incentivare e velocizzare la ricerca scientifica e industriale decise di servirsi della fotografia per documentare le invenzioni, per corredarne i progetti con un materiale dettagliato e visivamente testimoniabile e trasmissibile. Si creò in questo modo un vero archivio fotografico, ora collocato tra l’Archive of Modern Conflict di Londra e gli Archives nationales français. Le immagini sono delle più disparate e, decontestualizzandole dal periodo storico di conflitti che stavano testimoniando, anche divertenti.

Torretta per l’osservazione degli uccelli e dei velivoli di Jules-Louis Breton e Paul Breton, 10 ottobre 1930, Archives nationales, Francia

La lettura è duplice, sono al tempo stesso manifesti storici, sociali, culturali ed antropologici ma risultano validi ed importanti anche per la loro estetica in sè, per il loro valore artistico. Gli still life degli oggetti come Maschio / Tap and die, 1917-1918 o Piastra rivettata / Riveted plate, 17 Febbraio 1922 / February 17 1922 fanno piombare nel 1955 quando Walker Evans dà alla luce, su commissione del Fortune Magazine, Beauties of the Common Tool, una rassegna fotografica di utensili manuali ritratti nella loro poetica fattezza scultorea. 
Le immagini sono varie: dall’invenzione della lavastoviglie e dello spazzolone elettrico alla sequenza della Torretta per l’osservazione degli uccelli e dei velivoli di Jules-Louis Breton e Paul Breton (10 ottobre 1930), dal computer primordiale all’idea dei guanti di gomma per le pulizie (Guanti di gomma. Un’idea per le pulizie di primavera, circa 1920).

Guanti di gomma. Un’idea per le pulizie di primavera, circa 1920, Archive of Modern Conflict, Londra

Guardando queste immagini con gli occhi di chi vive nel XXI secolo – alla luce delle evoluzioni sociali, tecniche e di genere arrivate e ottenute da noi – è naturale l’abbozzo di un sorriso, ma come scrive bene Luce Lebart «Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano delle storie», delle storie che ci hanno permesso di essere dove siamo.

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