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‘Some of You Killed Luisa’, foto dal lato oscuro della Sardegna

Attraverso materiale d'archivio, videocassette della sua famiglia e interviste alle comunità locali, il libro di Valeria Cherchi racconta la Sardegna segnata dall'Anonima Sequestri

La copertina del libro

La storia dell’Italia è stata spesso segnata dalla piaga dei rapimenti – da quelli estorsivi dell’Anonima Sequestri sarda, da quelli di stampo mafioso a quelli politici –, talvolta conclusi con la tragica morte della vittima, dopo mesi o addirittura anni di prigionia. Moltissimi sono i casi che hanno tenuto con il fiato sospeso l’intera nazione. Dal 1969 al 1998 in Italia sono avvenuti oltre 600 sequestri, per un totale di 649 persone coinvolte. Di tutti questi rapimenti, 471 si sono consumati tra il 1975 e il 1985. In seguito, il fenomeno si è lentamente affievolito. Un’anomalia, non solo italiana, che ha trovato nel nostro paese un terreno particolarmente fertile.

Some of you killed Luisa © Valeria Cherchi

Valeria Cherchi, nel suo libro Some of You Killed Luisa, si addentra nella struttura complessa dei rapimenti che hanno segnato la sua terra di origine, la Sardegna. Tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta quasi 200 persone sono state rapite a scopo di riscatto. Il 16 giugno 1992 i resti di un orecchio umano vengono ritrovati da un sacerdote su una strada di montagna in Barbagia, nella Sardegna centrale, mentre un ragazzino, Farouk Kassam trascorre il suo quinto mese in una grotta nascosta. È tenuto prigioniero da un gruppo di sconosciuti mascherati. I resti dell’orecchio sono quelli di Farouk. Ha solo sette anni e circa la stessa età di Valeria. Come la maggior parte dei bambini, anche lei ha il terrore di essere portata via da casa sua. Undici anni dopo, Luisa Manfredi viene uccisa sul balcone del suo appartamento. Ha 14 anni ed è figlia di Matteo Boe, il rapitore di Farouk.

Some of you killed Luisa © Valeria Cherchi

Nessuno è mai stato accusato o condannato per il suo omicidio, il che rimane tuttora un mistero. Le frasi scritte usando uno spray rosso apparse nel centro di Lula – paese della Barbagia- vengono scritte dalla madre di Luisa. Un gesto per chiedere giustizia, per spronare la gente del paese a parlare. Un messaggio indirizzato alla giunta comunale che si riuniva quel giorno a pochi metri di distanza.

Some of you killed Luisa © Valeria Cherchi

Come raccontare una storia legata all’incertezza? Come parlare di storie solo parzialmente concluse e avvolte nel silenzio? Cherchi è una delle poche artiste che si avventura ad affrontare questo capitolo oscuro della storia sarda. Dopo diversi anni di ricerche sul campo, di interazione con le comunità locali, di scavi negli archivi dei media e nelle videocassette della sua famiglia, presenta un caleidoscopico racconto che mescola foto, fotogrammi video e un diario della sua ricerca, dove si fondono ricordi, osservazioni sociologiche e antropologiche. Il risultato è un esame multistrato che afferma l’importanza di Cherchi come testimone di una comunità vincolata dalla sempre presente legge dell’omertà.

Some of you killed Luisa © Valeria Cherchi

Attraverso le storie di Farouk e di Luisa, Valeria Cherchi ci offre uno spaccato di una società complessa che vive costantemente con un piede nel passato e uno nel presente. Una realtà dalle mille sfaccettature, proprio come il lavoro di Valeria. Nei diciotto capitoli che formano il libro, l’accostamento parole e immagini genera una nuova ed interessante chiave di lettura. La parte scritta raccoglie testi e testimonianze originali dei processi. Mentre la parte fotografica, è composta di fermi immagini di video originali dell’epoca provenienti dall’archivio della famiglia dell’autrice, e dalle fotografie che ha scattato lei stessa nei luoghi della sua ricerca. Un lavoro che sprona alla riflessione, evitando i luoghi comuni.

Info
Valeria Cherchi – Some of You Killed Luisa, Eriskay Connection 2020
Immagini e testo di Valeria Cherchi
Editing: Photocaptionist
Design: Fabian Bremer
240 pagine, 12,5 x 20 cm
Lingua: Inglese

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