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‘Sulle fotografie’: il libro di David Campany ispirato da Susan Sontag

Un viaggio all’interno della fotografia attraverso 120 immagini di grandi maestri come Henri Cartier-Bresson, William Eggleston, Helen Levitt, Garry Winogrand e molti altri

© Gregory Crewdson Courtesy Gagosian, 2002

Oggi viviamo nella cosiddetta “Società dell’immagine”. La nascita dei social network ha ampliato la diffusione delle immagini come mai prima d’ora. Contemporaneamente, le immagini hanno modificato la loro natura, assumendo nuove caratteristiche. In questa nuova realtà, le fotografie irrompono nella nostra quotidianità in tutta la loro forza comunicativa, coinvolgendoci nella loro ambiguità di interpretazione. David Campany, scrittore e curatore d’arte, nel suo ultimo libro Sulle fotografie (Einaudi) ci accompagna nell’angolo più nascosto della fotografia.

Photo Courtesy of the Kwame Braithwaite Archive
Untitled, c. 1966

Il titolo, Sulle fotografie, allude all’opera Sulla fotografia di Susan Sontag. Quando era studente universitario, Campany ha avuto modo di incontrare l’autrice. Durante la loro conversazione Campany espresse alcuni dubbi sul lavoro della scrittrice: non era convinto del fatto che si parlasse di fotografia senza riferirsi a immagini specifiche. Susan Sontag allora ha risposto che un giorno avrebbe potuto scrivere lui un libro sull’argomento, intitolato proprio Sulle fotografie. A distanza di anni da quel pomeriggio, ecco il risultato. Se il libro di Susan Sontag –  attuale come non mai – considera l’impatto sulla società della fotografia, l’opera di David Campany racconta invece cosa si cela dietro o all’interno di una fotografia.

Untitled © Gregory Halpern

L’autore presenta un’esplorazione della fotografia attraverso 120 immagini. Non procede per ordine cronologico, di genere o per fotografo: tutto il percorso narrativo si svolge seguendo la logica dell’autore. Vediamo i lavori di Henri Cartier-Bresson, William Eggleston, Helen Levitt, Garry Winogrand, Louise Lawler, Andreas Gursky e Rineke Dijkstra, e la fotografia di moda di William Klein. Ognuna delle 120 fotografie è accompagnata dal commento di Campany, che considera la storia di quell’immagine e del suo creatore, interpretandone il contenuto e il significato, collegandola e contestualizzandola all’interno della cultura visiva.

Photo Courtesy of the Kwame Braithwaite Archive
Untitled, c. 1966

«Le fotografie sono spesso pensate come un modo per tenere ferme le cose, per calmare il flusso di un mondo inquieto. Ci permettono di guardare le apparenze fisse, per piacere o per conoscenza, o entrambe le cose. Ma molto poco altro di loro può essere descritto come immobile. Fin dall’inizio, le tecnologie della fotografia sono state in continuo cambiamento e sviluppo, e i compiti che abbiamo dato al mezzo hanno continuato a mutare e ad espandersi oltre misura. Inoltre, le fotografie sono molto mobili. Si muovono nel tempo, attraverso la cultura e tra i contesti. Perdono significato e acquisiscono significati. In effetti, non potrebbero essere così mobili se non fossero così fisse. La silenziosa immobilità delle fotografie permette la loro promiscuità e proliferazione. E così, paradossalmente, le fotografie hanno contribuito a produrre il flusso che promettono di calmare. Confondono tanto quanto affascinano, nascondono quanto rivelano, distraggono quanto costringono. Sono comunicatori imprevedibili».

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