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‘Mississippi History’. Memorie di casa nelle fotografie di Maude Schuyler Clay

Il libro ci mostra chiaramente, apertamente e senza interpretazioni forzate la storia familiare della fotografa di Greenwood lungo il Mississippi

Left: Bonnie Claire, green car. Right: Adyn, vice grip. Mississippi History, Maude Schuyler Clay published by Steidl, 2015

Maude Schuyler Clay in Mississippi History, pubblicato nel 2015 da Steidl, ci mostra – perché il suo intento fotografico è mostrare – chiaramente, apertamente, senza troppe interpretazioni la sua storia familiare lungo il Mississippi. E così anche il libro, il formato delle immagini stampate, il design, la mancanza di spazi vuoti, seguono fedelmente e pedissequamente l’intento della fotografa americana: ci mostra, in una carrellata di immagini e ritratti senza sosta, quello che per lei è “famiglia”, o meglio “casa”. 
Il grande formato quadrato, stampato a centro pagina, classicamente, accompagna lo sguardo esterno dentro questa narrazione intima e sentimentale. La luce calda e avvolgente è quella da album di famiglia, in cui tutto sembra velato dalla nostalgica luce di un tempo da ricordare. A volte però la luce e i ritratti perdono il sentimento dell’appartenenza familiare, della condivisione di sangue, e si avverte come lo sguardo della Clay diventi quasi oggettivo attraverso uno stile documentario che racconta della sua terra natia e delle storiche questioni ad essa legate, come quella razziale o l’uso delle armi.

Bill with gun. Mississippi History, Maude Schuyler Clay published by Steidl, 2015

Sono degli sprazzi, delle brevi incursioni nel territorio che l’ha vista crescere. E questo suo movimento dalla dimensione ovattata di parenti e amici all’apertura al cielo sul Mississippi appare evidente, anche tecnicamente nel ritrarre i suoi soggetti. È come se per raccontare di una prospettiva maggiormente estesa, più genericamente sociale, Maude Schuyler Clay
 si facesse investire dal classicismo della ritrattistica americana per poi rigettarsi a capofitto nella modalità “istantanea”, spostando il suo obbiettivo sui suoi affetti più stretti . In Dip Wells, un ragazzo afroamericano sfida la sua macchina fotografica con uno sguardo fiero, dall’alto verso il basso, con le braccia incrociate al petto. Quello che mostra, in questo caso, Clay è lo spaccato di un territorio, il suo, e lo fa con uno sguardo macroscopico cercando di includere in esso il trasporto per le sue radici. Ma dal macro al micro il passaggio è ampio e si avverte prepotente un cambio di registro visivo quando il legame per un territorio diventa legame per la propria famiglia. Per questo motivo la narrazione di Clay risulta procedere per blocchi contrapposti come la semplice differenza di prospettiva tra “dentro casa” e “fuori casa”.

Sophie with kittens, Mississippi History, Maude Schuyler Clay published by Steidl, 2015

“Dentro” lo sguardo della fotografa si fonde con le scene di vita quotidiana che ritrae perché il suo ruolo dietro l’obiettivo combacia con la sua appartenenza familiare ed inoltre per i suoi soggetti lei non è un occhio indiscreto ma una di loro, questo le garantisce la spontaneità dell’immagine, pur cercando anche in questa spontaneità una certa ricerca estetica. “Fuori”, invece, la fotografa americana, come già detto, sfodera uno sguardo sociale che da una parte coinvolge l’affezione per le sue origini, ma dall’altra mostra oggettivamente il ritratto di un territorio, il suo paesaggio umano. 
Un velato senso di inquietudine si insinua tra le pagine di Mississippi History, sia nella bolla sospesa in cui è ritratta la famiglia di Maude Schuyler Clay, sia nel suo sguardo esterno.

Anna as Heidi, Mississippi History, Maude Schuyler Clay published by Steid, 2015

Come se qualcosa fosse in procinto di accadere, di scoppiare, la fotografa americana semina lungo tutto il percorso visivo piccoli tasselli che nel loro insieme provocano un disagio visivo ed emotivo: pistole, fucili, lutti, funerali, animali uccisi, animali impagliati, profonde escoriazioni, sguardi che si rivolgono altrove come alla ricerca del momento dell’esplosione. Accenni disseminati nella mente di chi guarda questo libro per far crescere piano piano una tensione visiva. La casa risulta figurativamente un posto sicuro, colmo di affetti, di riti quotidiani e di momenti banalmente rassicuranti, ma anche lungo la cortina familiare, che divide il “dentro” dal “fuori”, serpeggia l’attesa dell’ignoto, in una dimensione sospesa.
Anche nella bolla di affetti però il tempo scorre e ci mostra i soggetti evolvere, crescere, cambiare e vivere, ma mentre lo fanno, attraverso le fotografie di Clay, diventano già nostalgico ricordo.

Sophie, mimosa. Mississippi History, Maude Schuyler Clay published by Steidl, 2015

Il tempo non procede, quindi, secondo il suo andamento orizzontale, ma verticalmente, così che il presente si renda repentinamente memoria cristallizzata. Il processo temporale del lavoro della fotografa americana non segue certo la ritrattistica di Nicholas Nixon che ci ha mostrato, dal 1974, i volti delle sorelle Brown rendersi Tempo, ma potrebbe essere molto più affine alle ambientazioni in equilibrio sul filo di lana di Gregory Crewdson, in cui il tempo sembra cristallizzarsi nella fiction cinematografica. In effetti, l’intento di Maude Schuyler Clay non è quello di documentare, ma di mostrare le sue radici, il suo presente che si fa memoria.

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