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Lettera aperta a Martin Parr sul caso Butturini: «Il dittico nel libro è ironico, non razzista»

Massimo Minini, gallerista e curatore bresciano, ha deciso di scrivere un messaggio al fotografo britannico, in seguito alle sue dimissioni da direttore artistico al Bristol Photo Festival dopo le accuse di razzismo

Il fotografo Martin Parr si è dimesso da direttore artistico del Bristol Photo Festival in seguito alle accuse di razzismo e “analfabetismo visivo”, dopo aver curato la pubblicazione di un volume del fotografo italiano Gian Butturini che comprende, tra le immagini riprodotte, un ritratto di una donna nera affiancato a una foto di un gorilla in uno zoo di Londra. L’accusa è partita da una studentessa ventenne di antropologia all’University College di Londra, Mercedes Baptiste Halliday, che ha definito il volume «spaventosamente razzista».

La doppia pagina che ha scatenato le polemiche e le proteste

Parr ha spiegato le motivazioni delle sue dimissioni con questa dichiarazione:«Ho sentito la mia presenza come una distrazione non necessaria dal meraviglioso lavoro esposto dagli artisti del festival e fare un passo indietro era il miglior modo di agire per tutti». Parr si è successivamente scusato pubblicamente, chiedendo di rimuovere London dalla vendita. La vicenda ha dato vita a numerose discussioni, tra chi si schiera dalla parte della Halliday e chi invece sostiene che la cancel culture stia esagerando nel suo processo di boicottaggio, che rischia di diventare censura fine a se stessa e non analisi critica di un problema globale. Nonostante la solidarierà ricevuta da giornalisti, curatori e fotografi da tutto il mondo, le pressioni sociali che stanno scuotendo il mondo occidentale con il movimento Black Lives Matter non hanno permesso a Parr di mantenere la sua posizione all’interno del Bristol Photo Festival, spingendolo alla scelta delle dimissioni.

La copertina del libro incriminato

Il gallerista e curatore bresciano Massimo Minini ha deciso di scrivere una lettera indirizzata a Parr, spiegando il suo punto di vista sull’accaduto, con l’obiettivo di far nascere un dibattito costruttivo sul valore delle immagini e sulla loro interpretazione. Ve la proponiamo qui di seguito.

Caro Martin,

come forse ricorderai, siamo stati in contatto qualche anno fa, al tempo della tua scoperta di Gian Butturini, delle sue fotografie e del suo bellissimo libro London by Gian Butturini. A quel tempo tu eri molto affascinato da questo libro e dal suo autore. Come mi dicesti, forse il più bel libro sulla Londra degli anni Sessanta. Un’affermazione molto importante che può cambiare, se detta da te, la carriera di un fotografo, almeno da un punto di vista formale. Ora noi sentiamo gli echi della polemica sulle due pagine con una donna di colore sul un lato e un gorilla in gabbia sull’altro. Un anno fa una giovane studentessa di antropologia, J. Halliday, ebbe in regalo da suo padre il libro in questione, vide la doppia pagina di cui stiamo parlando e pensò che si trattasse di una storia razzista, nazista ecc.
Evidentemente ha visto il lato negativo di questo presunto paragone e non l’altro lato, quello positivo;  parlando del tema delle interpretazioni delle immagini, noi che sappiamo usare il linguaggio in molti modi, possiamo dimostrare qualunque cosa e il suo contrario. Georges Brassens, per esempio, scrisse negli anni Sessanta “Attenti al gorilla”, una storia ironica e ridicola su un’aggressione sessuale tra un gorilla e un giovane con la toga. Ciò detto, non posso credere che tu possa accettare questo punto di vista completamente sbagliato, fino al punto da dare le tue dimissioni da direttore artistico al Bristol Photo Festival.
Martin, un fotografo del tuo rango non può accettare un simile ricatto, sono stupito; il preteso dittico di Butturini è ironico, non fascista. Ti prego di prendere nota che le due pagine – sono due pagine – non hanno né titolo né connessione, se noi assumessimo questa attitudine per ogni doppia pagina del libro, ne avremmo un’interpretazione molto traballante.
Noi sappiamo, tu e io, con la nostra esperienza, che queste situazioni possono essere lette in modi molto diversi e per questa ragione non capisco il perché tu abbia dato le dimissioni dalla direzione del Festival, dando così ragione agli accusatori. Avresti dovuto chiamare la giovane ragazza e il giornalista del Guardian e dire: «io sono Martin Parr e il mio punto di vista è completamente opposto al vostro. Per favore aprite i vostri occhi e la vostra mente e sorridete, la complessità del nostro mondo è cosi grande che a volte confonde chi guarda; io sono autorizzato dalla mia carriera a dire che queste due pagine sono un capolavoro di democrazia e non l’opposto».
Martin, tu capisci bene che se accetti l’altra interpretazione, perdi completamente la tua autorità, non puoi limitarti a dire «mi dispiace, mi dispiace» quando hai speso tante energie e parole per dimostrare la fantastica attitudine del nostro amico Gian Butturini.

Grazie per l’attenzione,

Massimo Minini