L’album di famiglia di The Anonymous Project ci racconta come eravamo | Rolling Stone Italia

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L’album di famiglia di The Anonymous Project ci racconta come eravamo

'When We Were Young' è una raccolta di diapositive che, dagli anni Quaranta agli anni Settanta, ripercorre la storia del Regno Unito del passato

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

The Anonymous Project è l’idea dietro una collezione di diapositive degli ultimi 70 anni, provenienti da tutto il mondo. I protagonisti di queste immagini siamo noi, gente comune o forse no, fotografata nella quotidianità e nell’intimità dei gesti e degli affetti familiari, in tempi e luoghi ‘sconosciuti’, ma che possiamo collocare nel passato. Il curatore e ideatore del progetto è il regista Lee Shulman, che dal 2017 ha iniziato a raccogliere queste innumerevoli immagini, spinto dalla voglia di preservare i ricordi, creandone allo stesso tempo dei nuovi. «Ricordo di essere stato colpito dalla qualità e dai colori di queste immagini antiche e mentre le guardavo tutte queste storie hanno iniziato a prendere vita. È stato come scoprire un tesoro perduto» dice Mr Shulman. Il progetto si rivela da una parta una ricerca sociologica attraverso dei reperti iconici, testimonianze di usi e costumi del passato, dall’altro lato siamo davanti a un trip nostalgico che richiama ricordi a noi cari, osservando le vite degli altri.

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

Per l’occasione, è proprio il caso di dirlo, abbiamo ‘sfogliato’ When We Were Young: Memories of Growing Up in Britain, pubblicato a novembre 2020, edito da Hoxton Mini Press. Il libro, a cura di The Anonymous Project, raccoglie diapositive a colori che vanno dagli anni Quaranta agli anni Settanta ambientate nel Regno Unito del secolo scorso. Il formato orizzontale del libro, scelto non a caso per somigliare a un vero e proprio album di famiglia, «qualcosa di intimo e prezioso», conferma Lee Shulman, racchiude 180 pagine che ci catapultano nel passato, raccontando nuove e molteplici storie.

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

Le immagini risalgono perlopiù agli anni Sessanta, ma alcune sono più antiche. Guardandole, risaltano subito i colori e la densità di questi ultimi, che giocano un ruolo molto importante. Le diapositive sono state realizzate con la vecchia pellicola a colori Kodachrome, messa in commercio nel 1935 e che aveva raggiunto un grande successo nel mercato di massa ma che oggi non viene più prodotta. «Riportarle in vita è stato un processo complicato ma i risultati del colore sono sorprendenti. Ogni pezzo è unico ed è la prima volta che queste diapositive vengono scansionate; vedere questi ricordi a colori li rende ancora più reali, accessibili e moderni. Potrebbero essere le nostre foto di famiglia». Le immagini, annullando ogni tipo di barriera tra noi spettatori e i soggetti ritratti, denotano una certa qualità, e alla curiosità se sono state più o meno ritoccate in qualche modo Lee Shulman allontana ogni dubbio, confermando la qualità della vecchia Kodachrome.

Kodachrome
You give us those nice bright colors
You give us the greens of summers
Makes you think all the world’s a sunny day, oh yeah!
(Cantava Paul Simon nel 1973 con la canzone Kodachrome)

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

L’utilizzo della pellicola a colori, del resto, è proprio il segnale di un profondo cambiamento socio economico nel Regno Unito postbellico. Gli anni Cinquanta hanno visto un grande periodo di prosperità e di ripresa, seguiti dalla diffusione del rock negli anni Sessanta. È in questa lunga fase che le nuove tecnologie sono diventate economicamente più accessibili, soprattutto per la middle class inglese. Ad esempio, un caso clamoroso è stata l’impennata della vendita dei televisori nel 1953 con l’incoronazione della Regina Elisabetta II, trasmessa per la prima volta in tv dalla BBC, utilizzando proprio un 16mm Kodachrome. Anche la diffusione del mezzo fotografico nella middle class si può denotare anche osservando con attenzione i soggetti delle immagini e i loro gesti: come la colazione intorno alla radio o – in alcuni casi – analizzando il loro abbigliamento, vedi l’immagine della bambina ben vestita che mangia il gelato.

The Anonymous Project’s goals are to collect, scan, and catalogue colour photographic negatives and slides from the last 50 years.

Mr Shulman, nato e cresciuto in UK, conferma che le diapositive sono esattamente uno specchio di quell’epoca. Così, man mano che i pezzi della sua collezione aumentavano, ha iniziato a notare che le foto ambientate nel Regno Unito, confrontate specialmente con quelle provenienti dagli Stati Uniti, erano caratterizzate da un certo melancholy mood: immagini più intime e legate al passato con una evidente nostalgia. E in accordo con l’editore inglese ha deciso di farne un libro. Il ruolo come regista di Lee Shulman in When We Were Young è fondamentale. Notiamo infatti due interpretazioni narrative: quelle che vediamo sono storie particolari, in cui noi fruitori ci rivediamo attraverso dei valori universali condivisi. Ma a priori, l’intervento del regista è molto più personale e come dice lui stesso: «la collezione potrebbe essere considerata forse il mio punto di vista. Le immagini che scelgo spesso mi ricordano qualcosa o mi parlano istintivamente. In ogni caso la narrazione appartiene allo spettatore, è la nostra interpretazione che gli fa prendere vita». Richiamando una parafrasi barthesiana, possiamo dire che la fotografia si rivela lo spettro che ha la capacità di inghiottire lo spettatore, illudendoci di poter entrare nel passato. Da un lato  abbiamo un documento trasparente, dall’altro un mezzo di extra-temporalità che acquista valore attraverso le nostre emozioni.

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

Il senso di universalità si percepisce anche nel concetto di famiglia che crea un appiglio affettivo e ci lega con le immagini in un solo, unico e grande nucleo familiare. Una percezione positiva in opposizione all’oblio di questi ultimi due anni, in particolar modo nel Regno Unito, colpito duramente dalla pandemia e che sta facendo i conti oggi anche con la Brexit. Traspare un vivido ricordo dell’amata libertà che rivogliamo indietro: la ritroviamo per esempio nelle immagini di una bambina che mangia un gelato a piedi scalzi o in quella di due ragazzini che si contendono un ramo, felici, vivaci e liberi, appunto.

When We Were Young © The Anonymous Project : Lee Shulman

Questo sentimento collettivo e familiare alla fine sembra non voler avere un nome. Viene da chiedersi se, a un certo punto, Mr Shuman avesse provato a dare un’identità ai personaggi del libro. Si riesce a immaginare il vecchio zio Mike, quelle pesti dei cugini John e Mary e la cara piccola Elisabeth, ma in risposta all’immaginazione, Lee Shulman ha detto di essersi focalizzato principalmente sulla parte emotiva dell’archivio e non su quella storica: «A volte conosco i nomi delle persone perché sono sui fotogrammi delle diapositive, ma l’anonimato dona un aspetto emotivo più forte. Non è tanto chi sono, piuttosto cosa rappresentano e quali sono le storie che ci raccontano. Sono tutti noi. Immagino che saremo tutti anonimi nel tempo, il che è spaventoso ma in qualche modo confortante. È tutta una questione di prospettiva».

The Anonymous Project