‘Gente del Delta’ è un libro magico e struggente | Rolling Stone Italia

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‘Gente del Delta’ è un libro magico e struggente

Il volume di Nino Migliori, pubblicato da Humboldt Books, ci porta in viaggio nell'Italia del dopoguerra trs Veneto ed Emilia e fa tornare in mente le atmosfere stile 'Amarcord' di Fellini

Gente del Delta © Nino Migliori/Humboldt Books

Chiamatemi sovranista ma quando vedo che Cinque Viaggi di Guido Guidi è in uscita con MACK mi rode il culo. Non solo quest’ultimo volume, ma tutto il catalogo del più grande fotografo italiano vivente ce lo siamo fatti soffiare dagli inglesi (Morgan cantava: «Gli inglesi sono gentiluomini che scattano Polaroids/ Quando non considero il colonialismo/ Li saluto con riconoscenza/ Ma è come non pensare all’elefante»). Tutto, ma non la perfida Albione! Abbiamo ‘sto ben di dio di patrimonio culturale da preservare che mi piange il cuore.

Gente del Delta © Nino Migliori/Humboldt Books

Chi ci penserà? Le regioni? Il ministero della cultura? I sindaci? Seee, come no. L’Italia qui, l’Italia là, il paese più bello del mondo, la cultura, il turismo. Sì ma chi è che li valorizza? Tutti in piedi sul divano quindi per Gente del Delta – 1958 di Nino Migliori, uscito con Humboldt Books, la casa editrice diretta da Giovanna Silva (qui un’intervista a Nino Migliori di qualche mese fa). Un libro che se fosse uscito in Francia ci avrebbero fatto la mega mostra ad Arles o a Paris Photo, mentre da noi è rilegato quando va bene alle pagine culturali dei giornali, che più che altro sono culturose, o culturoidi, che ti stendono per la noia che emanano. Nella fotografia di Migliori la noia non esiste.

Gente del Delta © Nino Migliori/Humboldt Books

Il suo delta del Po ha un che di struggente, fa venire in mente delle atmosfere stile Amarcord di Fellini. La miseria più nera di un’Italia contadina nel dopoguerra, in cui le giornate erano fatte di vita nei campi e un tozzo di pane, non intacca i sorrisi pieni d’amore e di vita di questi soggetti. È come sconfitta dall’unione delle famiglie che vivevano d’agricoltura, dando vita a piccoli paesi e insediamenti che erano a loro volta un’unica grande famiglia, un mondo sospeso tra la chiesa e la festa di paese, lontanissimo da Roma e dalle città, da quel fronte caldo in cui “succedono le cose”. E proprio qui dove non succede niente c’è lo spettacolo della vita, una roba tipo Malick, fatta di paesaggi brulli e vuoti ma percorsi dal divino. C’è tanta di quella dignità, tanta di quella forza in ogni scatto, che anche solo come esempio queste foto andrebbero inserite nei libri di storia dell’arte al liceo. 

Gente del Delta © Nino Migliori/Humboldt Books

Come mai siamo così affascinati da quel mondo? Come mai anche se c’è la miseria comunica solo sensazioni “sane”? Perché ci mostra come eravamo aperti al futuro. La guerra era finita, c’era voglia di ricostruire, da qualche parte sarebbe pure iniziato un boom e nell’aria si intuiva. Il futuro, come un’onda invisibile e lontana, avrebbe comunque scosso le vite minuscole di questi bambini col vestito della domenica, delle donne chine nei campi, dei contadini. Insomma, prima del fottutissimo cloud si spaccavano in quattro la schiena, ma a fine giornata avevano la terra, la proprietà, il senso tangibile del loro lavoro e questo forse evitava burnout e mobbing ad opera di piccoli insetti umani da ufficio.

Gente del Delta © Nino Migliori/Humboldt Books

Ma il libro non parla di questo, anzi magari ce lo vedo solo io. Il libro è un viaggio sul Delta nel 1958 e ognuno può dargli un senso diverso. Assurdo eh? Ecco che succede quando l’editore non è una multinazionale e cura ogni singolo dettaglio. Ecco che sono ancora magici i libri di fotografia. Il bello di questo volume sono i suoi colleghi di collana. Humboldt vanta un catalogo che è una libidine, pieno di piccole perle scovate negli archivi degli artisti. Si tratta di lavori inediti, diversi da tutta la loro produzione, che finiscono nella collana Time Travel, su dei volumetti che sembrano dei quaderni di scuola, non troppo grandi, con dei bei testi e la cover in cartone, rigorosamente non illustrata. In collana troverete i lavori reportagistici di Basilico prima delle sue architetture, la Genova di Lisetta Carmi (che fotografava transgender in un momento in cui era veramente impensabile anche solo parlarne), Mulas, Schifano, Mollino e tanti altri. Artisti diversi tra loro, che hanno scattato con tecniche diverse, che hanno vissuti e poetiche agli antipodi, ma il cui lavoro fa parte di un racconto collettivo che se non fosse per operazioni del genere andrebbe perduto.

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