Home Black Camera Libri Fotografia

L’architettura dimenticata della Siberia

'Concrete Siberia', il libro del fotografo russo Alexander Veryovkin, racconta attraverso l'architettura cos'è stato il dopoguerra in uno dei territori più estremi e vasti della Terra

Concrete Siberia © Zupagrafika, 2020

Città profondamente segnate dal tempo e dalla storia che continuano a vivere in un’altra dimensione nonostante la caduta del muro di Berlino, tra evocazioni di un mondo che ora non esiste più. Questo è Concrete Siberia, libro che raccoglie oltre cento fotografie divise in 6 capitoli, ognuno dedicato a una città diversa: Novosibirsk, Omsk, Krasnoyarsk, Norilsk, Irkutsk e Yakutsk. Un percorso che inizia dai Monti Urali e arriva fino al circolo polare artico; la città più fredda che il fotografo ha visitato durante le riprese è stata Yakutsk. La temperatura ha raggiunto i -30 gradi.

Concrete Siberia © Zupagrafika, 2020

Queste immagini ci offrono un quadro estremamente veritiero del paesaggio siberiano, catturato da un occhio implacabile che non offre sconti: strade deserte, oggetti abbandonati agli angoli della strada, uomini e donne solitari che affrontano il vento e la neve. Il tutto avvolto da un’atmosfera romantica e malinconica con velature di disperazione. «La prefabbricazione e la serializzazione sono diventate le premesse per lo sviluppo urbano sovietico quando Krusciov è salito al potere. Per la Siberia, significava una nuova ondata di colonizzazione» dice Konstantin Budarin nella prefazione. La nostra attenzione viene catturata da queste grandi costruzioni a “blocchi”, simbolo per antonomasia del modernismo sovietico: gigantesche strutture in calcestruzzo, tutte identiche, costruite per i tantissimi lavoratori che durante il dopoguerra si spostavano dalla campagna alla città. E poi, numerose fabbriche, monumenti che omaggiano i grandi eroi della storia e quartieri residenziali, tutto costruito per offrire agli abitanti un’utopica realtà che finisce per essere distopica.

Concrete Siberia © Zupagrafika, 2020

La serialità dell’architettura non riguardava solo le unità abitative, ma anche gli edifici pubblici. I progetti venivano sviluppati a Mosca e poi realizzati nei tessuti urbani di Novosibirsk, Krasnoyarsk e altre città dell’estremo nord. Anche se gli architetti siberiani dovevano eseguire i progetti inviati da Mosca, alcuni architetti locali, come Vladimir Pavlov o Vitaly Orekhov, sono stati arditi nello sviluppare una propria visione dell’architettura modernista adattandola al clima complesso di questa regione. Questo libro vuole essere una chiave di lettura per comprendere meglio l’Europa dell’Est del dopoguerra, i suoi sogni, le sue ambizioni e i suoi fallimenti attraverso l’architettura dell’epoca sovietica che modella il paesaggio siberiano. Concrete Siberia fa parte di una più ampia e articolata indagine sulle architetture moderniste, razionaliste e brutaliste euroasiatiche portata avanti da Zupagrafika in questi anni, con attenzione particolare all’Est Europa e di quello che rimane dell’ex-Urss.

Concrete Siberia © Zupagrafika, 2020

Autori: Zupagrafika (David Navarro e Martyna Sobecka) con fotografie di Alexander Veryovkin
Casa editrice: Zupagrafika
Pagine: 160
Dimensioni: 17×24 cm
Lingua: Inglese
Data: giugno 2020