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Cinque volumi fotografici che non possono mancare nella vostra libreria

Vittorio Scanferla, uno dei massimi esperti di collezionismo sui libri di fotografia, propone una selezione di opere imprescindibili

In occasione dell’esposizione Photo Book Colletion alla galleria STILL di Milano, proponiamo una selezione di cinque volumi fotografici da collezione, selezionati da Vittorio Scanferla.

Fotodinamismo futurista di Anton Giulio Bragaglia, Nalato Editore, 1913
Si tratta della prima riflessione sulla fotografia come linguaggio dell’arte e non come mera documentazione. Un volume che finalmente definisce la fotografia come un linguaggio estetico autonomo, il più moderno strumento delle avanguardie per fare arte.

Paris de Nuit di Brassäi, Arts et metiers graphiques editore, 1933
Henry Miller dice di lui: «Brassäi, l’occhio nascosto del vampiro, l’occhio calmo del Buddha che non si ferma mai, l’occhio insaziabile, l’occhio di Parigi». Dalla Transilvania a Parigi Brassäi (al secolo Gyula Halasz) vive di notte vagando per la città dormendo di giorno.
«La notte non ci mostra le cose ma le suggerisce». Brassäi
Un viaggio nella Parigi notturna e trasgressiva tra bordelli, prostitute, fumerie d’oppio, ritrovi per omosessuali e lesbiche. Un libro con la migliore stampa tipografica mai vista, con una qualità mai più eguagliata.

New York di William Klein, Feltrinelli editore, 1956
Un diario visivo concitato e convulso, un pastiche neo-dada carico di umorismo nero e satira politica. Un corpo a corpo con la città pieno di sarcasmo, ma con momenti di struggente poesia.

The Americans di Robert Frank, Grove Press editore, 1959
«Robert Frank, svizzero, carino, con quella sua piccola macchina ha estratto una poesia triste dal cuore dell’America e l’ha fissato sulla pellicola entrando a far parte della compagnia dei poeti tragici del mondo… Robert tu sai vedere». Jack Kerouac
The Americans ci insegna a guardare, dolenti e malinconici, come una ballata di John Coltrane e un assolo di sax di Charlie Parker. Una fotografia senza trucchi che va diretta al cuore della realtà e delle cose della vita.

Kodachrome di Luigi Ghirri, Punto e Virgola editore, 1978
Luigi Ghirri fotografava frammenti di realtà che trovava camminando per strada, come la scritta di un giornale accartocciato sull’asfalto: “Pensare per immagini”. «In questa frase è contenuto il senso del mio lavoro, come nella frase di Giordano Bruno: “Pensare è speculare per immagini”», dice Ghirri.
Luigi Ghirri non ha esperienze di scuole o di laboratori o di studi fotografici, nè particolare esperienza fotografica. La sua esperienza è nata piuttosto da una frequentazione delle immagini e da una passione che si è fin dall’inizio orientata all’interno del mondo dell’arte, dal concettuale al DaDa.