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Roberto Cifarelli: la fotografia jazz

Dopo aver perso tutto il suo archivio per colpa di un allagamento, Roberto Cifarelli aveva pensato di smettere. Poi una mostra ha cambiato tutto, e adesso con i suoi scatti racconta i segreti dei musicisti jazz

Stefano Bollani

Foto: Roberto Cifarelli

Roberto Cifarelli è una di quelle fortunate persone che hanno saputo unire passione e lavoro. Appassionato di jazz e di fotografia, girava per i concerti in compagnia della sua macchina fotografica, riuscendo a diventare parte integrante della scena jazz italiana. Oggi, dopo tanti anni da professionista, il suo atteggiamento non è cambiato e con le sue fotografie riesce a comunicare il suo amore sincero per la musica.

Paolo Fresu @ Roberto Cifarelli

Come hai iniziato a fotografare?
Sin da ragazzo ho sempre fotografato, sia paesaggi che musica. Nel 1992 mi si è completamente allagata la casa e ho perso la maggior parte del mio archivio fotografico; questo episodio mi ha colpito profondamente e ho smesso di fotografare per ben sei anni. Poi, ritrovate le forze per ricominciare, nel 2001 ho organizzato insieme a mia moglie una mostra fotografica alla Salumeria della Musica, storico locale milanese. Le mie fotografie sono piaciute e dal 2003 ho cominciato a dedicarmi professionalmente alla fotografia.

Come riesci ad conciliare due grandi passioni come fotografia e musica? Cosa cerchi di raccontare con i tuoi scatti?
Mi piace raccontare tutta la giornata del musicista: le prove, quello che succede nei camerini e durante il concerto, le emozioni che si respirano nell’aria. Negli anni sono diventato amico di molti musicisti e questo mi ha dato la possibilità di entrare in luoghi che normalmente non si possono fotografare. L’anno scorso a Time in Jazz – il festival di Paolo Fresu in Sardegna – è stato presentato un libro con le foto scattate durante l’edizione precedente in cui racconto tutto il festival, anche il dietro le quinte. Mi piace raccontare il mondo musicale in ogni sua sfumatura.

Jamaaladeen Tacuma @ Roberto Cifarelli

Ti immergi e diventi parte integrante del gruppo, ma allora sei anche tu un musicista?
Esatto, ma il mio strumento è una macchina fotografica! Dal 2004 al 2008 ho realizzato Pentafotogramma, uno spettacolo in cui seguivo e fotografavo i musicisti durante le loro giornate, poi durante i concerti proiettavamo il racconto.

C’è un progetto a cui sei particolarmente legato?
L’ultimo progetto è Black Square – tuttora in corso e che ho esposto al Time in Jazz e al festival di Padova – che presenta delle foto scattate per strada, nei camerini o nei corridoi prima o dopo i concerti in cui isolo completamente il musicista dall’ambiente. Sono realizzate con un diaframma molto aperto in modo da mettere a fuoco solo gli occhi, due luci vicinissime al viso per avere il nero tutto intorno. Chiedo ai musicisti di mantenere delle espressioni molto serie, perché voglio raccogliere degli sguardi particolari.

Matt Bissonette © Roberto Cifarelli

Info:
Contatti: roberto@robertocifarelli.com
Sito Web

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