«Non penso di essere capace a fare nient’altro se non scattare» | Rolling Stone Italia

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«Non penso di essere capace a fare nient’altro se non scattare»

Lo dice Francis Delacroix, il torinese che ha ritratto i Måneskin e Lucio Corsi. Ora è convinto che nella vita sarebbe potuto diventare solo tre cose: storico, musicista o fotografo. Lo abbiamo intervistato

Autoportrait - Wanted - from "Dragtime & Drugtime: Milan '20" series, December 2020, Milan

Chiunque osservi gli scatti di Francis Delacroix è destinato a esserne attratto. Vistosamente teatrali e sessualmente cariche, le immagini rappresentano in tutto e per tutto il mood glam rock che oggi in Italia è tornato in auge con i Måneskin. E noi ne siamo molto felici. I ritratti di Delacroix evocano sensualità e irriverenza, oltre una buona dose di narcisismo che ritroviamo nel raccontarsi del fotografo stesso. «Mi chiamo Francis Delacroix, 26 anni, nato a Torino, e sarei potuto diventare solo tre cose nella mia vita: storico, musicista, o fotografo. Mi sono avvicinato lentamente alla fotografia scattando foto dei miei amici da quando avevo 18 anni, e da lì mi sono avvicinato sempre un po’ più rapidamente, solitamente in macchina. Non penso di essere capace a fare nient’altro se non scattare» dice.

Maneskin Naked and Censored – October 2021, Rome

Parlare di fotografia sembra fare una piccola breccia nel suo cuore nonostante giochi con le risposte, facendo probabilmente dell’ironia sulle domande ricorrenti delle interviste. E riguardo cosa lo ispiri principalmente risponde «la necessità di riempire il mio tempo, la voglia di essere famoso, qualsiasi tipo di eccitante e il periodo elettrico di Bob Dylan». Una cosa è certa, quella che troviamo nei suoi scatti è la ricerca di uno stile provocatorio che rispecchia con coerenza la personalità di Delacroix. Il legame con la musica, dovuto anche al fatto che trascorre molto tempo con amici musicisti, si ripete spesso nella suo lavoro. Un’attrazione artistica che corrisponde a una grande passione seppur sottolinea non sia un suo tratto distintivo. Da qui per esempio nasce l’ultima collaborazione con i Måneskin, che come ci racconta il fotografo è iniziata per l’esattezza lo scorso anno «Loro avevano bisogno di un po’ di ritratti, quindi abbiamo organizzato una photo session e da lì siamo diventati amici. È passato solo un anno e qualche mese, ma sono cambiate un sacco di cose sia per me che per loro.»

Lucio’s Smoking Break  – October 2020, Milan

Tra gli artisti di riferimento di Delacroix, nonostante sia un po’ evasivo sull’argomento perché «fare una lista sarebbe esaustivo e irrilevante, e la tecnica annoia dopo un po’» ci spiega, è palese la sua influenza warholiana che lui stesso conferma. «Quello che ricerco sempre è l’ispirazione sulla modalità di scelta dei soggetti e su come creare le circostanze per uno shooting, e in questo per me, colui che spicca su tutti è Andy Warhol che è ancora il più attuale.» L’idea di Delacroix di costruirsi consapevolmente come una “star”, riflettendo note di vanità e affermando con sicurezza la propria visione sulla realtà, si potrebbe definire come una reincarnazione millennial di Oscar Wilde che trova la bellezza nell’eccesso.

Il suo è un viaggio fotografico in un’epoca dandy che rispecchia uno stile eccentrico e colorato tra ecopelle e nastro isolante sui capezzoli. E che si lascia alle spalle vecchi schemi artistici perbenisti. «Non si tratta di creare un legame intimo, totalmente il contrario, io cerco sempre di imporre la mia visione sul soggetto scattato. Ovviamente cerco di legarci assieme, in modo che lo scatto esca con naturalezza, ma non mi interessa per niente catturare “l’essenza” della persona davanti a me, mi interessa solo imporgli il mio stampo, raggrupparli tutti sotto la mia bandiera. Mi interessano i legami tra le persone, le storie, i ruoli che i soggetti ricoprono nella loro vita diurna e notturna, e mi piace dargli un immagine, fittizia o meno.»

Dragtime – from “Dragtime & Drugtime: Milan ’20” series, December 2020, Milan

Nella creatività di Delacroix c’è enfasi sull’orientamento sessuale, provocazioni vellutate rivestite di un’aura scintillante, scene fumose di sesso e droga ma che sono lontane dalle immagini di Nan Goldin, Larry Clark o Harmony Korine. Gli scatti ci proiettano in una dimensione glam con una buona sensualità visiva, mescolando il kitsch che ci piace, decadentismo, punk e rock. Un mondo forse mitizzato ma affascinante. Lui stesso afferma che i soggetti principali delle sua produzione fotografica sono «rockstars, drag queens e tossici. E sto ancora cercando il soggetto che racchiuda queste tre caratteristiche in un corpo solo».

Attualmente Francis Delcroix si trova a Parigi mentre il mese scorso era a Berlino per la sua mostra Dragtime & Drugtime: Milan’20, una collezione di ritratti e mixed media, accompagnati dai testi di Aurora Rossa Manni e dalla performance live degli European Vampire. «L’ho realizzata per descrivere la mia esperienza milanese dello scorso anno durante le due quarantene», spiega Francis. Non si sa ancora quali siano i suoi progetti futuri, il vivere un po’ in balia della propria arte e della sua ispirazione, spostandosi da una città all’altra, in effetti si addice al profilo misterioso ma dannatamente artistico e decadente di Delacroix.

Mike with Pigeons – Mike Tyson from Cavalli SS22, July 2021, Milan

Certamente la sua passione per la fotografia non si discute, tutt’altro diventa il mezzo per esprimere ego e personalità, tirando fuori un profilo barocco ed estroverso. «La fotografia è una specie di religione per me, ma non intesa come culto dell’immagine o della camera, come molti fotografi tendono a fare rendendo solo tutto molto noioso. È una religione intesa come ultimo rifugio, come unica via di uscita, sennò sarei totalmente perduto nel mondo».

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