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Napoli, ritratto di una città

Con il suo ultimo progetto, Angelo Antolino cerca di fotografare il territorio italiano per raggiungere la sua essenza: le persone e gli abitanti delle grandi metropoli

Ritratto di Città © Angelo Antolino

Angelo Antolino è un fotografo professionista che collabora dal 2006 con varie testate tra cui l’Espresso, New York Times, Almanacco Treccani e National Geographic Italia. Per quest’ultimo ha realizzato, tra gli altri, un progetto in occasione del 250° anniversario del Viaggio in Italia di Goethe che sarà oggetto di una mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera il prossimo autunno. Al centro della sua ricerca c’è sempre il paesaggio italiano, come testimonia il lavoro iniziato otto anni fa L’ Italia perde terreno che affronta il tema del consumo del suolo, oggetto di una mostra itinerante accompagnata da un catalogo prodotto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Dopo essersi dedicato per anni all’argomento del territorio italiano, per Angelo è nata l’esigenza di ritornare nella propria città natale – Napoli – e raccontarla attraverso il ritratto. Oggi su Black Camera racconta la sua esperienza.

Ritratto di Città © Angelo Antolino

Dopo aver vissuto a Berlino e lavorato a reportage di respiro nazionale e internazionale, perché un progetto sulla città di Napoli?
Ho scelto di tornare a raccontare Napoli dopo molto tempo. Nonostante sia la mia città natale e quella dove attualmente vivo, me ne sono tenuto fotograficamente lontano per molti anni, perché mi sono concentrato su storie diverse e non legate a una singola città. Napoli rappresenta da secoli uno dei topos preferiti dalla pittura, dal cinema e dalla fotografia, ma è negli ultimi anni che ha visto una sovraesposizione mediatica senza precedenti. È attualmente un brand che si vende molto bene, ma la città sconta un tipo di rappresentazione estremamente polarizzata che non tiene conto della complessità che la costituisce: viene raccontata quasi sempre come una cartolina dove da un lato si vede la città più bella del mondo abitata da un popolo allegro, ingegnoso e caloroso e dall’altro la capitale della criminalità , luogo di barbarie e ferocia che non ha eguali nel resto del Paese. Riuscire a raccontare Napoli senza cedere alla tentazione delle tinte forti e dei contrasti insanabili è una sfida che mi affascina e che ritengo necessaria.

Che motivi ci sono dietro alla scelta di un racconto che si muove per ritratti di persone e non di luoghi? E perché il ritratto posato?
Per due motivi: innanzitutto perché, essendomi dedicato negli ultimi anni quasi esclusivamente alla fotografia di paesaggio dove l’essere umano non compare se non con il risultato delle proprie attività sul territorio, sentivo il bisogno di tornare a fotografare direttamente le persone. In secondo luogo perché il paesaggio urbano di Napoli – iper rappresentato – è preponderante su qualunque soggetto e finisce inevitabilmente per fagocitarlo. Ho deciso di invertire questo rapporto e di raccontare la città attraverso i volti dei suoi abitanti lasciando il luogo, seppure sempre caratterizzante, sullo sfondo. 

Ritratto di Città © Angelo Antolino

La scelta dei soggetti così varia lascia trapelare un intento non casuale, un obiettivo chiaro. Ci dici tu qual è?
L’idea alla base del progetto è quella di dare conto dell’eterogeneità del corpo sociale di Napoli che è composto, oltre che dal super fotogenico sottoproletariato violento e che vive al di sopra (o al di sotto) delle regole, anche da persone normali come studentesse, impiegati, casalinghe, imprenditori, operai. Per questa ragione cerco i volti che mi interessano in tutti i quartieri della città, dai più ricchi ai più poveri, senza distinzione.

È un’operazione che intendi proporre in altre città?
Mi piacerebbe molto fare questo stesso lavoro in altre città, perché quando si è lontani dall’ambiente nel quale si vive si vedono tante cose che altrimenti, proprio per il fatto di averle continuamente davanti agli occhi, sfuggono al nostro sguardo. Sarebbe interessante concentrarsi su una comunità molto più piccola rispetto a quella di una città di due milioni di abitanti.

Ritratto di Città © Angelo Antolino

Il lavoro di Antolino testimonia una città con una complessità molto ampia, in cui tutti , dagli studento agli operai, nella loro originalità compongono una società polivalente. Con questo lavoro Antolino prova ad allontanarsi dall’idea di una Napoli caratterizzata dagli stereotipi conosciuti ai più, quale racconto cristallizzato da fatti criminali e dal non lavoro. Si tratta di una testimonianza oggettiva e contemporanea, non di una cartolina, ma di una città  appresentata dalle persone, protagonisti di questi scatti. I soggetti, fermati letteralmente per strada o scovati nei luoghi inavvicinabili come il cantiere del porto, sono in posa illuminati solo da luce naturale. Il progetto è iniziato tre anni fa ed è in continua evoluzione, con l’ambizione di raggiungere anche altre città  italiane.

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