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Luis Cobelo: «Tutto ciò che hai perso nella vita esiste a Parque Chas»

'Chas Chas', il viaggio onirico di Luis Cobelo per le strade di Buenos Aires, è in mostra a Palermo fino al 3 ottobre

Chas Chas © Luis Cobelo

Parque Chas è un piccolo barrio di Buenos Aires, conosciuto per la sua struttura simile a una ragnatela; le sue strade vengono descritte da alcuni autori come un labirinto dove ci si può facilmente perdere, letteralmente o metaforicamente. È proprio qui che il fotografo Luis Cobelo ha iniziato il viaggio all’interno del labirinto, “perdendosi” al suo interno e dando vita ai personaggi che ha incontrato lungo il suo percorso. Ispirato dalla storia di un vecchio fumetto, Cobelo è arrivato a Parque Chas cercando simbolicamente delle risposte riguardo il suo passato. In questo luogo magico il fotografo ha trovato «molto di più di quanto avrebbe potuto immaginare»; ha incontrato i personaggi delle sue fotografie di cui ne ha cristallizzato le storie, portandole fuori dal quartiere e suggerendoci che nella vita forse è davvero tutto possibile se lo vogliamo. Dalla ritrovata sorella Pilar a Fer, l’uomo che simboleggia lo spirito del Natale, a Leo il maratoneta di Parque Chas; abbiamo conosciuto Luis Cobelo e i suoi personaggi in occasione della mostra di Chas Chas, esposta nella caratteristica location di Église, una chiesa seicentesca a Palermo.

Luis, ci parli di Parque Chas e del motivo per cui è così speciale?
Parque Chas sembra un’oasi nel caos di Buenos Aires. Tutto è iniziato con l’omonimo fumetto Parque Chas di Eduardo Risso e dello sceneggiatore Ricardo Barreiro che ho letto circa 32 anni fa a Caracas. Il fumetto racconta le avventure di uno scrittore intrappolato nel quartiere a cui iniziano a succedere cose surreali. Ogni capitolo è una nuova avventura. Si crede che a Parque Chas possano accadere cose magiche e che una volta entrati sia difficile andar via perché il centro del quartiere è stato costruito come un labirinto.  È in questa caratteristica che risiede il nucleo magico di quella dimensione, così gli abitanti di Buenos Aires trovano facile creare storie anche se in realtà esiste una spiegazione scientifica per tutto. A loro non importa, lo trasformeranno in qualcosa di più poetico. Nel 2018, documentandomi sul fumetto e sul quartiere, mi ha colpito molto la frase «tutto ciò che hai perso nella vita esiste a Parque Chas». Ho realizzato pian piano un taccuino chiamato Chas Chas con tutte le mie ricerche fino a quando sono andato a Buenos Aires, per trovare quello che avevo perso nella vita.

Possiamo definire la produzione del tuo lavoro come un processo naturale e simbolico?
Molto simbolico certamente. Ogni progetto in cui sono coinvolto lo realizzo con tutto me stesso. Le foto simboleggiano le cose che sono nella mia testa, nella cultura popolare di Buenos Aires e in Argentina, nella vita quotidiana di un quartiere e soprattutto nella sorpresa degli incontri con la gente e con gli oggetti, andando oltre l’apparenza. Spesso attraversiamo gli stessi luoghi e non guardiamo con attenzione ciò che ci circonda. E la verità è che devi solo aprire la tua visione periferica – ce l’abbiamo tutti – e lasciarla passare. Ma per fare questo devi anche essere ispirato. Penso che sia il soggetto che sceglie te e non viceversa, anche se devi stare attento e con le antenne accese perché le storie non cadono dal cielo.

Chas Chas © Luis Cobelo

Qual è la chiave di lettura per interpretare il tuo lavoro?
Credere nelle possibilità. Mi spiego, ci sono persone per le quali la razionalità e il senso di tutto sono fondamentali e che, per esempio, non hanno voglia di riflettere di fronte alla foto di una donna con la testa in una piscina intitolata Elisa è un ragno che non finge mai di essere un ragno nel labirinto. Hanno bisogno di fatti concreti, titoli precisi, verità assolute. Chas Chas è senza dubbio un approccio personale a un luogo specifico che è reale, che esiste. Non voglio stabilire uno schema secondo cui le cose dovrebbero essere fatte a modo mio. Fondamentalmente, sono Luis, sto creando una storia in un posto dove molti dicono che accadono cose incredibili e fantastiche, ma in realtà, il posto in cui quelle cose devono accadere è nella mia testa, poi successivamente accadranno fuori. Altrimenti, non succederà nulla…

In Chas Chas ricorre spesso il concetto di “magia”. Com’è rappresentata nel lavoro?
Il concetto di magia è creare qualcosa che va oltre la realtà apparente. L’atto stesso di scattare una fotografia con un dispositivo si può definire un trucco magico. Penso che la magia sia avere gli occhi ben aperti e credere nelle possibilità di ciò che ti circonda.
Ciò che è chiaro è che Chas Chas è per tutti, tranne per quelli che vogliono sapere come vengono fatti i trucchi magici.

Chi sono i personaggi delle tue fotografie in questo lavoro? Ci racconti qualche storia?
Ti racconto la storia di Leo. Alcuni anni fa Leo partecipava a una maratona vicino a Parque Chas. A un certo punto ha barato, pensando di conoscere bene il labirinto. Invece si è perso fino a quando finalmente un altro vicino lo portò fuori. Spaventato e dispiaciuto, si disse che non avrebbe mai più imbrogliato. Oggi continua ad allenarsi e corre nelle strade del labirinto. «Conosci già il segreto delle strade circolari?» Gli ho chiesto. Ma lui ha risposto “»orro con gli occhi chiusi e non mi perdo». Ma dai!!

Oltre il fumetto, cosa influenza la tua produzione fotografica?
La letteratura, il cinema e l’arte universale. Il fumetto è sempre stata la mia guida. Un’altra costante nella mia vita è Borges. Poi è arrivato Ernesto Sabato, un altro che ti toglie il respiro, e Alejandro Dolina, più contemporaneo e sarcastico. Per Chas Chas sono stato ispirato molto dal realismo fantastico, classico nella letteratura di Buenos Aires. Questo è senza dubbio un marchio argentino originale: creare miti negli angoli dei quartieri, nei tunnel della metropolitana. Abbellire ciò che è semplice e renderlo credibile. Ho iniziato a prendere in prestito personaggi, storie e oggetti dal fumetto, elaborandoli e inserendoli nel mio mixer mentale insieme alle letture dei miei autori preferiti e le mie esperienze personali.

Chas Chas © Luis Cobelo

Com’è nata la collaborazione con Église?
Ero in Spagna in pieno lockdown quando con Iole, Alberto e Peppe di Église abbiamo iniziato a parlare della mostra di Chas Chas. Abbiamo pianificato un po’ nell’incertezza, ma con molta speranza. Mi sono sentito molto fortunato, come una delle magie di cui ho parlato prima.

Quali sono i progetti per questo futuro incerto?
Ci sono varie cose nella mia testa ma aspetto il momento giusto. È chiaramente un momento molto incerto. Dobbiamo essere vigili, prenderci cura di noi stessi e degli altri senza rinunciare a vivere le nostre vite e senza fare stupidaggini.

Hai trovato quello che cercavi a Parque Chas?
Ho scoperto molte cose che non sapevo sulla mia famiglia. Non avrei saputo nulla di tutto questo se non avessi realizzato Chas Chas. Oltre a conoscere questa piccola dimensione, il fatto è che ci sono voluti 32 anni per sapere perché sono proprio qui, adesso, vivo, a parlare di tutto ciò. E naturalmente ho incontrato mia sorella Pilar cui nome le è stato dato da mia nonna, morta casualmente in Venezuela da poco. Mia sorella si è materializzata in Chas Chas. Attraverso una perdita che ho avuto anni fa, sono stato in grado di incontrare una persona che può esistere solo a Parque Chas, dove esiste tutto ciò che hai perso nella vita.
 
La mostra di Chas Chas è esposta da Église a Palermo. Sarà aperta dal 1 settembre al 3 ottobre, ma attualmente è possibile visitarla anche su appuntamento. È possibile acquistare il libro di Chas Chas di Luis Cobelo su richiesta da Église.