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L’essenza dell’artista durante i live nelle foto di Luigi Rizzo

“Durante i concerti non sono mai totalmente concentrato sul frontman: voglio fotografare la musica, non il cantante.”

Ghali © Luigi Rizzo

Prima medico veterinario e poi fisioterapista, Luigi Rizzo si è avvicinato alla fotografia attraverso vie traverse. Per pagarsi gli studi ha cominciato a fotografare, per poi comprendere l’importanza di questo linguaggio, soprattutto per se stesso. Luigi inizia il suo percorso nella fotografia come scattino agli eventi privati e nelle serate in discoteca, poi nel 2012 una provocazione lanciata dalla sua ex fidanzata (che a sua detta lo avrebbe seguito volentieri se solo avesse fotografato concerti) lo spinge a intraprendere la strada di fotografo dei live. L’area concerti di Parco Gondar a Gallipoli e lo Sziget di Budapest sono i primi eventi a cui partecipa e di cui si innamora. Anche se la sua ragazza, alla fine, lo lasciò lo stesso.

Cosa vuol dire per te fotografare concerti?
Scattare le foto agli eventi live per me è vivere un momento in cui tutto quello che mi piace si fonde in una cosa sola. Adoro la musica e non potrei mai vivere senza, è la compagna dei miei spostamenti, la mia colonna sonora. Unire queste due passioni mi rende felice, appagato, soddisfatto e non ne ho mai abbastanza. È una necessità che non trova limiti: solo nel 2019 ho fotografato 145 concerti.

Caparezza © Luigi Rizzo

Quando hai iniziato a proporre le tue fotografie ai magazine?
La prima volta è successo in maniera casuale grazie al lavoro al Parco Gondar: quando fotografai lì nel 2012, mancava il fotografo ufficiale e allora sono offerto. Il secondo anno venne organizzata una media partnership con Rolling Stone e Rockol, a cui mancava che coprisse gli eventi in Salento: vennero presentate le mie foto dell’anno prima e da li cominciò la mia collaborazione con questi due magazine. Continuai così fino a due anni fa, quando decisi di investire ancora di più su queste attività, trasferendomi a Bologna. In questi ultimi due anni ho pubblicato tantissimi lavori e sono arrivate altrettante soddisfazioni.

Durante i concerti ti concentri su qualcosa in particolare?
Non sono mai totalmente concentrato sull’artista principale: il mio obiettivo è fotografare la musica, non il cantante. Di conseguenza quando inquadro l’artista cerco in lui l’emozione, l’attimo in cui sta pensando a qualcosa di importante. Quando mi concentro sulle panoramiche cerco l’insieme perfetto: ci deve essere la simmetria tra le linee architettoniche, i fasci di luce, la gente che si esalta, la band sul palco. Nei ritratti alle persone cerco l’effetto che la musica provoca, la suggestione, quell’attimo che la musica imprimerà per sempre nella loro vita.

Adriano Viterbini © Luigi Rizzo

Cosa vuoi trasmettere attraverso le tue immagini?
Durante i concerti davanti all’obiettivo hai tanta energia, tante emozioni; dietro la macchina ci sono io che vivo le stesse sensazioni. Forse quello che voglio trasmettere è semplicemente la gioia e la pace che mi suscita fare questo lavoro. Cerco di trasmettere alla gente che è possibile essere felice e trovare quello che ti rende completo.

Alcune delle fotografie che fai sono molto scure, come immerse in un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio. Perché questa scelta?
Questa tendenza è nata negli ultimi anni, quando mi sono reso conto che il semplice documentare non mi bastava più. Ho pensato che la gente che guarda questi live forse veniva distratta, come lo ero stato io, da quello che realmente accade sul palco, non riuscendo neanche a vedere il volto dell’artista. Ho cominciato a scattare in modo diverso, cercando di togliere il più possibile, tenendo solo il profilo dei cantanti e il loro strumento, una silhouette. Rimane soltanto quella che è la mia personale visione dell’essenza di un grande artista.

Sir Bob Cornelius Reefo © Luigi Rizzo

Info:

luigirizzophotographer@gmail.com

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