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La relazione sentimentale tra uomo e natura nelle immagini di Francesca Todde

Francesca ne riesce a cogliere la totale essenza, riuscendo a far toccare agli occhi di chi guarda le sue immagini il petto paffuto e variopinto dei suoi amici uccelli o la mollezza di un petalo di una rosa caduca

Mildred, cicogna bianca, osserva Tristan dal suo nido sul tetto, 2019

Il lavoro di Francesca Todde si impernia su un elemento tanto basilare quanto complicato: i legami che abitano la natura. Il rapporto tra uomo e mondo animale in primis, le analogie (compositive) tra terra e cielo, le relazioni ancestrali che riguardano non solamente la specie umana ma anche animale, quelle tracce di vita che possono essere lette solo tramite un apprendimento della sfera sensibile. Rimanendo delicatamente un passo indietro ai sussurri che coglie nel mondo, Francesca ne riesce a cogliere la totale essenza, riuscendo a far toccare agli occhi di chi guarda le sue immagini il petto paffuto e variopinto dei suoi amici uccelli o la mollezza di un petalo di una rosa caduca.

Bayo, la cornacchia che vive con Tristan da 15 anni, 2019

A Sensitive Education è la storia di Tristan, del suo rapportarsi con il mondo animale che gli vive attorno. Ci racconti la sua storia?
Tristan è un educatore di uccelli, li prepara a collaborare con gli esseri umani in teatro, cinema e per sessioni di ornitoterapia. Il suo metodo educativo è basato sulla comprensione della sensibilità degli uccelli, l’apprendimento avviene attraverso il gioco e la stimolazione positiva, creando un legame unico con ciascun animale. La sua intuizione è considerare l’animalità come qualcosa di delicato e sottile, contrariamente alla tradizione che vuole l’animale forte e feroce. Seguendo Baptiste Morizot, Tristan potrebbe essere definito un “diplomatico”, un essere umano che fa da ponte con un’altra specie.

Come sei venuta in contatto con lui?
Ho incontrato Tristan mentre lavoravo con un teatro equestre, il Théâtre du Centaure, in tournée ad Avignone. Una sera è venuto a vedere uno spettacolo e quando l’ho sentito parlare del suo lavoro con gli uccelli mi sono avvicinata. Da qualche anno, infatti, lavoravo alla relazione tra gli uomini ed gli altri animali e avrei da sempre voluto occuparmi di uccelli, mio primo amore nel campo del comportamento animale dai tempi delle letture sulle taccole di Konrad Lorenz.

Ad occhi chiusi sotto le griglie di protezione della corte in cui avvengono gli ateliers nel carcere Les Baumettes di Marsiglia, 2015

La sua figura si immerge nel mondo animale con la delicatezza di un avventore cortese ed educato. La sua mano compare spesso come trespolo per dare maggiore visibilità e bellezza agli uccelli. Come ti sei inserita in questo poetico dialogo?
Secondo Tristan ogni individuo ha un ritmo che deve essere rispettato: bisogna accordarsi al ritmo dell’altro per poter avere una relazione armonica. Per fotografarlo ho cercato di capire quali fossero le regole per entrare in questa relazione. Per esempio ho cambiato abbigliamento quando ho saputo che gli uccelli non amano gli abiti svolazzanti e scuri perché faticano a distinguere la forma di chi li indossa. La macchina fotografica è per loro un grande occhio che li osserva e così nei primi tempi al barbagianni mostravo la camera da vicino, da ogni angolazione, in modo che capisse che non era una minaccia. 
Sono rimasta comunque un’estranea per loro, ma mi sono guadagnata la possibilità di fotografare una relazione straordinaria senza doverla mettere in scena.

In che modo hai deciso di raccontarla?
Ho cercato una via diversa rispetto alla narrazione documentaristica, volevo raccontare qualcosa di invisibile agli occhi ed ho cercato di imparare a riconoscere le tracce delle manifestazioni interiori, a vedere nei gesti il riflesso di sentimenti ed intenzioni. Tristan mi ha aiutato molto in questo compito, non nascondendosi dietro il suo ruolo e continuando ad accogliermi anche in periodi duri della sua vita, facendomi considerare la fotografia come l’atto di donare piuttosto che di prendere.

Quello che tu fai emergere, con le tue immagini, è un modo per lo più nascosto all’occhio umano. Dettagli che vengono scorti non solo tramite la vista, ma ne riesci a far percepire anche i suoni, gli odori e le consistenze. Come sei riuscita a cogliere certi aspetti?
Quando ho incontrato Bayo, la cornacchia che vive con Tristan da 15 anni, sono rimasta affascinata dal suo odore, qualcosa tra la terra, l’inchiostro e il legno. Una piuma di Bayo è rimasta nel mio portafogli per tre anni, la annusavo di tanto in tanto per ricordarmi la sensazione. Educare la sensibilità amplifica la possibilità di percepire il mondo, che comincia a passare per vie inaspettate come l’odore di un corvo.

Un primo contatto con il frisone nero Silence, una carezza, durante gli ateliers nel carcere Les Baumettes di Marsiglia, 2015

Il tempo si rende visibile nel suo trascorrere solo attraverso le sporadiche immagini di Tristan che cambia nella sua capigliatura, nella sua fisicità, mentre il mondo animale attorno pare racchiuso in una lussureggiante bolla. Come hai fatto comunicare le due dimensioni?
L’interesse di Tristan non si rivolge solo agli uccelli, coltiva molti fiori e pianta alberi tra le voliere, da qui l’aspetto “lussureggiante” di alcune immagini. Non credo siano due dimensioni differenti, solo che si tende a considerare la natura nel suo insieme e le persone come individui.

Animal Exchange. An Emotional Reintegration è la documentazione, invece, di un laboratorio fatto all’interno del carcere di Marsiglia che implicava l’interazione tra alcuni carcerati e un cavallo. Due sensibilità in dialogo che hai voluto testimoniare con le tue immagini. Non corrisponde ad un semplice reportage, hai voluto farne riconoscere l’emotività e la parte sensibile. Come ti ci sei avvicinata?
Nel 2014 e 2015 sono entrata nel carcere Les Baumettes di Marsiglia con l’equipe del Theatre du Centaure per degli Ateliers de Centaurisation, ossia momenti di incontro con l’animale nei quali si cerca di sorpassare i limiti delle proprie paure per affidarsi a lui in uno spazio di empatia ed accettazione. In una situazione così delicata in cui ci si espone emotivamente, era essenziale che io diventassi invisibile per non turbare l’esperienza del detenuto, ho quindi usato un teleobiettivo. Abbiamo fatto alcuni incontri con i detenuti prima e dopo gli ateliers per conoscerci meglio e costruire un ambiente di fiducia reciproca.

In entrambi i lavori hai fatto dialogare la parte animale con quella umana. Con che differenze?
La differenza principale è legata al tempo, in un caso parliamo di tre anni di conoscenza e a volte coabitazione, mentre nell’altro si tratta di pochi incontri di una giornata ciascuno. Inoltre nel caso del carcere il dialogo era già in atto, bastava documentarlo, mentre nel caso di Tristan l’intero progetto è stata una continua scoperta, una somma di impressioni che hanno dato forma ad un nucleo di immagini da cui si è sviluppato un racconto.

La cicogna bianca Mildred, 2019

Gli animali, la loro sensibilità, la loro dimensione parallela a quella umana, sembrano essere un filo rosso per te. Come mai?
Credo che l’argomento della nostra relazione con gli altri animali sia di fondamentale interesse in questo momento storico. L’attuale crisi ecologica è vista da alcuni filosofi contemporanei come una crisi della sensibilità: l’umanità, che si è a lungo considerata al di sopra della altre specie come se l’intero pianeta fosse una risorsa da sfruttare, si è ritrovata a vivere un’esistenza sempre più povera di stimoli. Riconoscere la ricchezza della relazione con la natura e con gli altri animali può aiutarci a re-incantare la nostra visione del mondo, come direbbe l’attivista ambientale George Monbiot, e farci ritrovare il senso di un’appartenenza non del tutto perduta.

A cosa stai lavorando ora?
A gennaio è uscito il libro del progetto A Sensitive Education con la casa editrice Départ Pour l’Image di cui sono co-fondatrice con l’artista Luca Reffo. Nei prossimi mesi saremo coinvolti nella promozione e nella partecipazione ai festival, il prossimo è Fotografia Europea a Reggio Emilia.
Nel frattempo sto lavorando a The Red Man, un progetto sull’immaginario di Goliarda Sapienza, figura controversa della letteratura italiana, che spero vedrà la luce nel 2021 in forma di libro.