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Storie di fotografi di scena

Tre giovani fotografi siciliani, che hanno lavorato per film di grande successo, raccontano in un'intervista a più voci la loro esperienza sul set e nel mondo del lavoro

Angelo e il Vesuvio|photo © Glauco Canalis | ULTRAS di Francesco Lettieri Italia 2020

Il mondo del cinema è uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia globale; le troupe cinematografiche sono in standby, in attesa di future disposizioni su come poter proseguire il loro lavoro. Tra coloro che compongono la squadra, facciamo luce sul ruolo del fotografo di scena, una figura un po’ misteriosa che offre un punto di vista alternativo su quanto accade durante le riprese. Lo facciamo attraverso un’intervista a più voci, condividendo l’esperienza di tre giovani fotografi siciliani che hanno lavorato per pellicole di grande successo del cinema italiano. 

Milena Mancini durante le riprese de “Il più grande sogno” di Michele Vannucci (2016)| © Melissa Carnemolla

Il fotografo di scena è una figura molto diversa dal direttore della fotografia: se quest’ultimo possiamo definirlo come l’architetto della luce che aiuta il regista a creare le inquadrature perfette, il fotografo di scena realizza gli scatti che saranno utilizzati per la promozione del film, catturando dettagli e offrendo nuove chiavi di lettura. È quindi importante creare un rapporto di fiducia in primis con il regista, entrare in sintonia con gli attori e riuscire a coordinarsi con il direttore della fotografia. I tre fotografi che abbiamo intervistato ci hanno raccontato come sono arrivati sul set, a partire dalla loro formazione, e le modalità del lavoro svolto. Alla fine, ci hanno rivelato che uso fanno di Instagram, mezzo che permette di creare nuove connessioni e di rimanere sempre aggiornati su quanto accade nel mondo.

Melissa Carnemolla
Ha 29 anni ed è una giovane fotografa di Ragusa che studia alla Royal Accademy of Arts a L’Aia. Ha lavorato come fotografa di scena sul set del film Il più grande sogno (2016), regia di Michele Vannucci e distribuito da Kino Produzioni.

Franco Boccuccia durante le riprese de “Il più grande sogno” di Michele Vannucci, Italia (2016)| © Melissa Carnemolla

«Correva l’anno 2015, vivevo a Roma da poco più di un anno e avevo appena finito il master di fotografia a Officine Fotografiche. Lì ho conosciuto Matteo Vielle, un collega che seguiva un altro corso, che oltre a essere un bravo fotografo è un talentuoso direttore della fotografia; fu proprio lui a propormi l’esperienza sul set. Il film veniva girato nella periferia di Roma est; Michele Vannucci, il regista, ispirandosi alla storia di Mirko Frezza, stava girando un film che racconta la lotta di chi vuole cambiare la propria vita e raggiungere i propri sogni. Come fotografa di scena, avevo due compiti molto importanti: portare a casa degli scatti utili per la promozione e la distribuzione del film e restare sempre sul pezzo senza intralciare la regia. Durante le riprese, ho stretto un legame con Mirko e con tutte le comparse che interpretavano loro stessi nel contesto dove sono cresciuti. Tra me e le persone del posto si è creato un ottimo rapporto di fiducia che mi ha permesso, alla fine delle riprese, di trasferirmi per un periodo a casa di una famiglia del quartiere per raccontare le dinamiche dietro le quinte del film. All’interno del set ho documentato tutto quello che succedeva, cercando di osservare quanto più possibile e catturare l’immagine che più mi sembrava funzionare. Da parte del team mi venivadata molta fiducia e facevamo delle riunioni per discutere sul materiale prodotto. Questa esperienza mi ha regalato momenti di grande soddisfazione e di crescita: ho imparato molte cose nuove che mi hanno portato in seguito a continuare il lavoro sul quartiere. Riguardo gli scatti che ho realizzato, sono stati utilizzati da Kino Produzioni per pubblicizzare il film sui social».

Mirko Frezza durante le riprese de “Il più grande sogno” di Michele Vannucci Italia (2016)| © Melissa Carnemolla

A proposito di social, che rapporto hai con Instagram?
Sono fermamente convinta che sia una piattaforma ricca di interessanti contenuti, utile per promuover i propri lavori, ma se over dosata può intaccare la creatività.

INSTAGRAM

Giulia Parlato
Ha 27 anni ed è di Palermo. Vive tra la Sicilia e l’Inghilterra, dove ha studiato. Ha lavorato come fotografa di scena nel film Sicilian Ghost Story (2017), regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, distribuito da Bim Distribuzione.

“Sicilian Ghost Story” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza Italia (2017 © Giulia Parlato

«Non appena finito il liceo, mi sono trasferita a Londra per l’università. Dopo aver preso un diploma di arte e design al Camberwell College of Arts, mi sono laureata in fotografia al London College of Communication nel 2016 e successivamente al Royal Collage of Arts per il master nel 2019. È stato dopo la triennale, durante un anno di pausa, che ho lavorato per Sicilian Ghost Story. Sono entrata nel progetto perché i registi, a cui sono molto legata, si fidano di me e hanno deciso di coinvolgermi. Gliene sono grata, mi hanno fatto scoprire un mestiere bellissimo e penso di aver fatto un ottimo lavoro».

Backstage “Sicilian Ghost Story” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza Italia (2017) © Giulia Parlato

«Il compito del fotografo di scena è quello di realizzare immagini che servano alla promozione del film e a documentare la produzione, scattando anche dietro le quinte. Il fotografo di scena racconta una visione interna al set e spesso le immagini forniscono diversi punti di vista narrativi. Nel mio caso, con Luca Bigazzi (Direttore della fotografia di Sicilian Ghost Story) ci siamo trovati benissimo e non c’è stato bisogno di molta coordinazione; osservarlo al lavoro è stato un privilegio e si è creato un bellissimo rapporto tra di noi. Riguardo al mio lavoro, cercavo di stare molto vicino alla camera e scattavo. Per le fotografie posate lavoravo all’inizio della giornata o alla fine, altre volte quando non si girava. Ho scattato dei ritratti a tutte le persone che hanno lavorato a Sicilian Ghost Story dal momento che ci sono state molte occasioni per stare tutti insieme e legare. Dato che era il mio primo lavoro come fotografa di scena, forse la parte più difficile è stata all’inizio delle riprese, quando ho dovuto capire velocemente come muovermi, senza intralciare il lavoro di nessuno. Una delle cose che ho apprezzato di più è stato sicuramente lo scambio culturale e umano, le persone che ho conosciuto durante quest’esperienza mi hanno insegnato molto. Alla fine ho realizzato fotografie per diversi scopi promozionali e alcune delle immagini sono state utilizzate sui social».

“Sicilian Ghost Story” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza Italia (2017) © Giulia Parlato

Mi parli del tuo rapporto con Instagram?
Instagram è utilissimo. Lo utilizzo quasi come un sostituto della newsletter e per tenermi aggiornata su mostre ed eventi di fotografia in tutto il mondo.

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Glauco Canalis
Vive a Londra, ha 30 anni ed è di Piazza Armerina (Sicilia). Ha lavorato come fotografo di scena nel set di ULTRAS (2020) regia di Francesco Lettieri, distribuito da Indigo Film e Netflix.

Ultras nel fossato – Stadio San Paolo| © Glauco Canalis | ULTRAS di franco Lettieri Italia 2020

«Ho studiato Media Arts alla NABA a Milano, all’inizio degli studi volevo fare il regista, ma poi ho scelto di proseguire lavorando come fotografo. Io e Lettieri, il regista di ULTRAS, ci siamo scoperti su Instagram. Quando è uscito il secondo video di Liberato sono rimasto colpito dall’estetica, così ho cercato Francesco su Instagram e dopo pochi minuti ho trovato un suo DM dove mi diceva che apprezzava le mie foto. In seguito, dopo il primo vero live di Liberato al Club2Club a Torino, si è consolidata la nostra collaborazione e un’affinità visiva con tutto il team e con il direttore della fotografia Gianluca Palma. Sul set, Il mio modo di operare non credo sia molto conforme al tradizionale fotografo di scena: preferisco scattare dei posati dentro o fuori le scene, cogliere punti di vista differenti alle inquadrature della cinepresa. Lavoro molto in pellicola, quindi cerco di tirare fuori immagini iconiche che trasmettano l’identità del soggetto o del luogo, o del soggetto in relazione ad un luogo. Immagini che possono sopravvivere da sole, anche in assenza della narrazione.
 Il mio approccio professionale sul set è molto legato all’affinità e all’influenza reciproca sviluppate negli anni con Francesco e la crew. Con gli attori di ULTRAS ho instaurato un legame anche al di là delle riprese. Il rapporto di fratellanza ha contribuito alla disponibilità, fiducia e sincerità che mostrano i loro sguardi quando li fotografo. Con Gianluca Palma c’è un rapporto di grande stima, ci scambiamo spesso suggerimenti su registi, pittori, fotografi, quindi forse nel nostro caso c’è un’influenza reciproca che ha reso semplice la collaborazione. Alla fine delle riprese, larga parte del lavoro che ho realizzato sul set è stato focalizzato sul ritratto, usando principalmente il medio formato con le quali macchine riesco a esprimere la mia estetica. Gli scatti di ULTRAS sono stati utilizzati da Netflix su vari media online e cartacei».

Gabbiano Holy Trinity | © Glauco Canalis | ULTRAS di Francesco Lettieri Italia 2020

Riguardo Instagram?
Mi è stato molto utile negli ultimi anni, mi ha permesso di raggiungere ed essere raggiunto da clienti e persone che si sono rivelate fondamentali negli ultimi sviluppi del mio percorso ma ammetto che è un mezzo che prende grande parte della mia giornata. 

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