Home Black Camera Interviste Fotografia

Francesca Rao: quando la fotografia si riempie di vuoto

Con i suoi ultimi progetti, la fotografa napoletana ci induce a riflettere sul concetto della sottrazione. La fotografia è lo strumento di indagine per analizzare il vuoto come avvenimento primordiale

die Leere © Francesca Rao

Francesca Rao, classe 1980, dopo aver frequentato l’Accademia Belle Arti di Napoli, conseguendo il diploma di laurea in pittura, si specializza successivamente in Fotografia, che diviene la sua professione. Dal 2010 espone i suoi progetti in molti musei e gallerie italiane ed europee. Una visual artist che, nei suoi ultimi progetti, lavora materialmente sulle fotografie ritagliandole in modo parziale, operando per sottrazione. L’intervento postumo comunica la filosofia dell’artista che, pur utilizzando il mezzo fotografico come punto di partenza del suo racconto, vuole andare ben oltre la fotografia intesa in senso classico.
 L’abbiamo intervistata per farci raccontare un suo progetto: die Leere.

die Leere © Francesca Rao

Se osserviamo il tuo percorso creativo e i tuoi lavori passati, si nota un cambiamento nell’approccio alla fotografia. Da una visione più classica si arriva a un progetto come die Leere: cosa è cambiato e come nasce questo lavoro?
 La fotografia è sempre stata per me il mondo altro, la giusta compagna di viaggio di vita alla quale raccontare dove gli occhi si posano e dove un’emozione si vorrebbe colmare con un abbraccio. Porto alla luce le mie emozioni più recondite. Ma avendo una formazione pittorica, prima che fotografica, ad un certo punto ho sentito l’esigenza di un approccio quasi corporeo con la fotografia. Un’azione, quella del taglio che ha coinvolto tutto il corpo, un gesto quasi pittorico che porta ad un segno, esorcizzando così l’angoscia del vuoto, dandogli una nuova identità.
 
Un titolo tedesco, die Leere, che significa “il vuoto”. Come mai la scelta di questo titolo?
Un modo per rendere omaggio alla città tedesca nella quale ho vissuto per un po’, Berlino, un luogo che ancora oggi riesce a suscitarmi grande emozione, che ha arricchito molto la mia produzione artistica. Inoltre la capitale tedesca ha da sempre avuto un rapporto molto forte, innovativo e moderno con tutte le forme artistiche e questo inevitabilmente alimenta lo spirito di chi è alla continua ricerca di nuove ispirazioni.

die Leere © Francesca Rao

Le protagoniste delle tue fotografie sono sempre le donne, che però hanno volti sempre non leggibili. A cosa è dovuta questa scelta?
Mi rifletto e mi ritrovo nelle fotografie che ritraggono le donne, in particolar modo in un certo contesto e appartenenti a epoche passate. Le donne ritratte in quei periodi conservano e restituiscono un carattere e una forza che oggi fatico a ritrovare. Ho voluto estremizzare la sensazione di vuoto, eliminando i tratti essenziali dell’espressione della persona ritratta, lasciandola priva di pavimentazione, panorama o altri elementi.
 
Questo è il tuo penultimo lavoro realizzato un anno fa, ma che ha dato il via ad un’altra serie: der Verlust. In che modo sono legati i due progetti?   
Entrambi i lavori hanno alla base la ricerca sul vuoto e la fotografia, mentre nel primo – die Leere – la luce è divenuta identità abitatrice e genitrice, nel secondo lavoro – der Verlust – la fragilità della materia ha messo in risalto le sue crepe. Con il passare del tempo, ho realizzato non solo che il vuoto può essere un grande alleato, ma che può rivelarsi anche un grande maestro. 

die Leere © Francesca Rao

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vivo i miei progetti artistici senza preoccuparmi del futuro, non ho mai pianificato nulla in questo senso, ho cura di appuntare sensazioni e idee che si trasformeranno in qualcosa di concreto nel momento giusto. Creare con l’arte è un lavoro a tempo pieno, anche il solo sviluppo mentale di un pensiero fa parte del processo creativo finalizzato alla realizzazione dell’opera.  Sul tema del vuoto sento di dover dire ancora altro, e questo avverrà sicuramente da qui a breve.

Leggi anche