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David LaChapelle: «Dopo l’oscurità c’è sempre la luce»

L'artista americano, intervistato in esclusiva da Rolling Stone, racconta le sue paure e le sue speranze di fronte all'emergenza coronavirus

Secret Passage © David LaChapelle

Nell’arco della sua strabiliante carriera, David LaChapelle è stato capace di aprire al mondo la sua anima, accompagnandoci con  delicatezza nelle stanze più oscure e luminose del sentimento umano, riuscendo a condividere momenti di smarrimento e rinascita. In questo periodo di emergenza globale dovuto alla pandemia di Covid-19, alle porte di una grande crisi economica e sociale, gli abbiamo domandato quali sono le sue paure e le speranze per il futuro.

After The Deluge: Cathedral © David LaChapelle

So che ti trovi a Los Angeles. Com’è la situazione lì?

Sinceramente non lo so, anche se penso sia molto grave. Ho smesso di guardare le news da un po’ di tempo ormai, perché le trovo troppo disturbanti e mi mettono addosso ansia e agitazione. Il racconto che fanno i media di questa pandemia sembra un film d’azione, una fiction costruita. Per fortuna ho un amico medico che lavora nel New Jersey, così mi faccio raccontare da lui quello che succede; preferisco avere una testimonianza diretta degli eventi da chi è sul campo, piuttosto che sentire informazioni che hanno come unico obiettivo quello di spettacolarizzare una tragedia e terrorizzare la gente.

The House at the End of the World © David LaChapelle

Un paio di mesi fa hai firmato la cover di Rolling Stone, che aveva Lizzo per protagonista. Lei, insieme ad altre decine di musicisti, ha partecipato al Together at Home, il concerto collettivo virtuale organizzato da Lady Gaga. Pensi che l’arte, in questo periodo di grande fragilità, debba assumersi una responsabilità sociale?
L’arte è un linguaggio fondamentale in un momento come questo, perché ci aiuta a interpretare e capire il nostro tempo; molti artisti nella loro produzione guardano alla storia, come anche gli storici si servono dell’arte per raccontare e capire il passato. La letteratura, la musica, la fotografia: sono tutti linguaggi che assumono un ruolo chiave all’interno della società. L’arte è sempre stata contemporanea e ha sempre aiutato a sviluppare riflessioni sui valori della società. Questo è un periodo di grandi rivelazioni, non soltanto negative: nel mondo c’è davvero tanta bellezza e sono convinto che dopo questa esperienza potrà nascere qualcosa di buono, se lo desideriamo davvero.

After The Deluge: Museum © David LaChapelle

Stai scattando nuove foto?
Sì, a me piace lavorare e produrre, mi fa stare bene, ma voglio fotografare solo quando mi sento ispirato, senza forzature. Non scatto per divertimento o per passatempo, le mie migliori produzioni vengono dalla piena consapevolezza di quello che sto facendo. Anche nei tempi più bui è stato così, ma la fede e la consapevolezza delle mie azioni mi hanno aiutato a rialzarmi e ad affrontare le difficoltà.

Pamela Anderson: Just In Case © David LaChapelle

Nelle ultime settimane stanno girando foto e video di animali selvatici che si riprendono gli spazi occupati dall’uomo, dopo appena due mesi di lockdown. Questo non dovrebbe farci riflettere?
In effetti, appena prima che cominciasse la quarantena forzata, ero su una spiaggia di Los Angeles insieme alla mia cara amica Daphne Guinness e stavamo passeggiando, non c’era nessuno oltre a noi a parte gabbiani e pellicani; all’improvviso, dal mare è spuntata una balena gigantesca, grande come un autobus. È stato qualcosa di incredibile e credo anche una sorta di segnale divino: è il momento di fare timeout, per fermarsi un attimo a riflettere. Il lockdown ha obbligato ognuno di noi a rallentare i ritmi, e io ho pensato alla vita che facevo fino a due mesi fa: ero sempre busy o crazy, sentivo di rincorrere il tempo e di lasciare mai spazio per le cose che desideravo davvero. Sono bastati due mesi di stop e il mondo è diventato un posto migliore: al nostro ritorno alla normalità dovremo impegnarci per essere più gentili, educati e attenti a non perdere di vista quelle cose che ci fanno stare bene.

Spree Forever © David LaChapelle, Courtesy Geuer and Geuer Art

C’è una canzone che assoceresti a questo periodo?

Songs in the key of life, di Stevie Wonder. Sto ascoltando questo disco in continuazione, perché trovo le parole davvero evocative. Per me Stevie è il Michelangelo della musica, questo disco è del 1976 ma racconta tantissimo della nostra contemporaneità. Ogni canzone è significativa, attuale e ci può servire come libretto delle istruzioni per affrontare la pandemia e le sue conseguenze. C’è una canzone in particolare che vorrei citare, che è Love’s in need of love today:

Good morn or evening friends
Here’s your friendly announcer
I have serious news to pass on to every-body
What I’m about to say
Could mean the world’s disaster
Could change your joy and laughter to tears and pain
It’s that
Love’s in need of love today

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