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Araki in una stanza

La mostra 'Suite of Love' è allestita in una camera d'albergo, come alcune delle foto più iconiche del maestro giapponese. Ne abbiamo parlato con il curatore Filippo Maggia e Ornella Laneri della Fondazione OELLE

Un'immagine dell'allestimento nell'albergo

Nobuyoshi Araki, fotografo trasgressivo e irriverente, che come pochi sa rappresentare l’erotismo e gli umori pulsanti di una metropoli come Tokyo. Famoso per i suoi scatti sull’industria del sesso giapponese in cui corpi di donne sensuali, seduttivi ma allo stesso tempo vulnerabili, sono ritratti legati secondo la tecnica del bondage. Anche se in queste istantanee il suo sguardo si percepisce voyeuristico sul corpo della donna, Araki si avvale sempre di un linguaggio emotivo e molto privato. Nella sua oceanica produzione emerge molto chiaramente la componente intimista, delicata e autobiografica, che parla della purezza del sentimento amoroso, della sensualità della natura, del corpo della donna quasi fosse una divinità, di quel desiderio che non per forza viene enfatizzato da un corpo sessualizzato. Tra tutti ne sono esempio il commovente Sentimental Journey (1971), una narrazione visiva della luna di miele con la moglie e musa Yoko e Sentimental Journey, Winter Journey (1991) un diario drammatico ed emozionante sugli ultimi giorni di vita della sua amata, morta di cancro nel 1990.

Suite of Love © Nobuyoshi Araki

Ad Aci Castello (Catania), fino al 18 luglio, promossa e prodotta dalla Fondazione OELLE Mediterraneo antico, è aperta la personale di Araki, Suite of Love, a cura di Filippo Maggia, in una location alquanto insolita: una camera dell’albergo Four Points by Sheraton Catania, sede della Fondazione. A comporre eterogeneamente l’intera esposizione, diversi progetti del fotografo giapponese: mille Polaroid realizzate sino ai primi anni Duemila, ventisette fotografie inedite selezionate fra la sua produzione tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, l’intera serie del 1996 intitolata Suicide in Karuizawa, una selezione di diciannove Flowers – composizioni floreali dei primissimi anni Novanta –, e dodici opere in grande formato della recentissima serie ancora in progress Araki Paradise. I progetti, tutti, parlano di una bellezza archetipica e divina, di una delicatezza che fa capo all’estetica giapponese, di un sentimento leggiadro che prende il volto spesso di donna, ma a volte anche di un fiore. Nei racconti fotografici di Araki, che si focalizzino su un corpo nudo di donna in una stanza da letto o sulla vita frenetica della Tokyo che conosce bene, si manifesta chiaro il suo coinvolgimento diretto, il valore esperienziale delle sue immagini, che conferiscono ai suoi lavori l’intimità di un diario autobiografico.
 Abbiamo intervistato Ornella Laneri, presidente della Fondazione OELLE Mediterraneo antico e Filippo Maggia, curatore della mostra.

Al di là dell’importanza internazionale di Araki e della bellezza delle sue fotografie, c’è un motivo specifico per la scelta di esporre il suo lavoro da parte della Fondazione OELLE Mediterraneo antico?
Laneri: Da imprenditrice nel settore dell’accoglienza, alla guida del Four Points by Sheraton Catania, così come della Fondazione OELLE, ho sempre immaginato e realizzato dei crossover tra queste due realtà. Il Terzo Paradiso eseguito con Michelangelo Pistoletto sul gravissimo problema della plastica riversata in mare è stata l’occasione per rendere l’hotel plastic free. Ora il progetto della Suite of Love di Araki offre la possibilità ai viaggiatori di vivere un’esperienza coinvolgente e unica, in una suite divenuta museo d’arte contemporanea fino al prossimo 25 luglio, un tributo all’amore e alla femminilità attraverso l’occhio di un genio della fotografia.

Come l’allestimento delle sue fotografie in una location così particolare come una stanza d’albergo si interseca con la poetica stessa di Araki?
Maggia: I ryokan, le locande tipiche giapponesi, e gli hotel, in particolare i love hotel, sono da sempre una delle location preferite di Araki – molti suoi racconti per immagini sono ambientati nelle loro stanze. Luoghi d’incontro prediletti dagli amanti, di cui la letteratura giapponese offre molti esempi, si pensi ad esempio a Yasunari Kawabata e al suo Il paese delle nevi. Non deve stupire quindi l’entusiasmo di Araki nell’accettare questo invito a presentare una selezione di sue opere all’interno di una suite d’hotel, non a caso ribattezzata per l’occasione Suite of Love

Suite of Love © Nobuyoshi Araki

La mostra si compone di differenti lavori di Araki, prodotti tra gli anni Novanta e i primi anni del Duemila. Perché sono stati scelti questi lavori specifici e come comunicano tra di loro?
Maggia: Con Araki abbiamo selezionato alcune serie fra loro complementari e tutte ispirate a un’idea di bellezza sublime, che ritroviamo nell’universo femminile così come nelle composizioni floreali. 
Le mille polaroid sono in gran parte ritratti di donne comuni, alternati ai cieli di Tokyo e ai fiori. La serie completa Karuizawa Lover’s Suicide narra, invece, di un amore che si consuma in una locanda tradizionale giapponese immersa in un bosco di bambù, dove gli amanti s’incontrano e si spingono sino al sacrificio estremo in nome della passione che li lega. Fa da sfondo a queste opere una selezione di fotografie da Tokyo Comedy, uno dei tanti lavori che Araki ha dedicato alla sua città, Tokyo. Infine i fiori, celebrati in Flowers Rond come simbolo della bellezza femminile immortalata al culmine del suo splendore, mentre nella serie Araki’s Paradise, ancora in corso, sembrano velati di melanconia, come se la storia personale dell’artista venisse ripresa e ricomposta in ogni immagine.

Oltre a poter fruire di Suite of Love di giorno su prenotazione, è anche possibile prenotare per la notte la stanza con la mostra allestita, è vero? Qual è il vostro intento e quale servizio aggiuntivo pensate di dare al vostro ospite con questa opportunità?

Laneri: Sì, i nostri ospiti possono pernottare nella Suite of Love di Araki. L’obiettivo è di offrire loro un’esperienza di viaggio nel viaggio. Senza muoversi dalla camera saranno proiettati da Catania in Giappone, quello raccontato da Araki fin nelle pieghe più intime ed erotiche. E il menù prevederà una selezione della miglior cucina del paese del Sol Levante, rivisitata con un tocco della nostra mediterraneità. Questo progetto conferma la nostra nuova modalità di accogliere, in una comfort zone immersa nell’arte.

Suite of Love © Nobuyoshi Araki

Non è la prima mostra fotografica che ospitate nelle camere del vostro albergo, nel 2017 c’è stata quella di Phil Stern. Come la vostra clientela ha reagito alla novità della fruizione artistica?
Laneri: La nostra Phil Stern Suite era una macchina del tempo che trasportava gli ospiti dapprima nella Sicilia dello sbarco del 1943, poi nella Hollywood di Marilyn Monroe e di James Dean. Oltre alle suite, oggi tutti i 5 piani dell’albergo sono altrettante gallerie di mostre temporanee d’arte contemporanea, tra maestri internazionali ed emergenti siciliani. Si comincia dall’ingresso dell’hotel, dove si viene accolti da una delle opere più monumentali del maestro dello spazialismo Agostino Bonalumi. La nostra clientela oggi si sofferma, è incuriosita dai nostri progetti, chiede approfondimenti e visite guidate. Lascia commenti, opinioni. A loro disposizione c’è anche un’ampia offerta di informazioni disponibili attraverso QR Code e libri sui temi e gli artisti proposti.

Prossime mostre in programma?
Laneri: A settembre presenteremo una mostra di Gabriele Basilico al Castello Ursino di Catania, una “prima” assoluta in quanto verranno proposte circa 60 opere in gran parte inedite, mai esposte né pubblicate sino a oggi, raccolte sotto il significativo titolo Territori intermedi, che darà anche il nome al volume contestualmente pubblicato da Skira, con oltre 120 immagini.

La mostra e la visita guidata sono offerti gratuitamente dalla Fondazione OELLE Mediterraneo antico prenotandosi al seguente indirizzo: info@fondazioneoelle.com
Per informazioni: www.fondazioneoelle.com