Viaggio dal finestrino. Cosa non vede un pendolare | Rolling Stone Italia

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Viaggio dal finestrino. Cosa non vede un pendolare

'MiRo. Milano – Roma' è il viaggio dal finestrino di Jacopo Di Cera che riporta la meraviglia negli occhi di chi si vive appieno l’esperienza del viaggio in treno, anche se si tratta di un pendolare

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano - Roma, 2021

Jacopo Di Cera, dopo l’esposizione al MIA Photo Fair, presenterà a Paratissima Torino (dal 28 ottobre al 12 dicembre) e alla prima edizione della fiera di arte moderna e contemporanea Roma Arte in Nuvola (dal 17 al 21 novembre) il suo nuovo progetto MiRo. Milano – Roma, un viaggio dal finestrino che riporta la meraviglia negli occhi di chi si vive appieno l’esperienza del viaggio in treno, anche se si tratta di un pendolare.

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano – Roma, 2021

Come nasce MiRo. Milano – Roma?
Ho sempre amato viaggiare. Per guardare, ammirare, a volte sognare. Mi affascinano i cambiamenti, soprattutto se hanno un aspetto seriale e sistematico come avviene con il treno. Quando mi fanno notare che per andare a Milano, “in aereo ci metti di meno” penso che il viaggio non debba essere “valutato” nel suo tempo di percorrenza, ma nell’esperienza che ti può regalare. MiRo nasce circa 10 anni fa, con l’intento di raccontare questa esperienza: nasce quando la mia vita professionale ha spostato il baricentro verso Milano mentre quella personale è rimasta a Roma. In questo percorso costante, di sali e scendi, di effetto ping-pong mi sono ritrovato diverse ore su una carrozza e osservavo e mi vivevo “l’esperienza”. L’esperienza del pendolare che vive questo dualismo tra la staticità del percorso e il dinamismo dell’ambiente che lo circonda. Era affasciante come il “fuori” fosse in costante mutamento, luci, stagioni, colori, il sole, la pioggia, la natura che si evolveva costantemente. Ogni viaggio un film diverso, immagini che si sovrappongono, nuovi scorci, nuovi angoli, nuove immagini. Un’Italia che cambia e che ti regala una bellezza costante ed infinita. Questo dinamismo però, tende a perdersi nel tempo, il pendolare non si accorge più di ciò che muta attorno a sé, viene risucchiato da altro e quindi il viaggio in treno perde la sua forza di “scoperta” ed esperienza. Ma non è così, l’esperienza è lì, che ti aspetta, fuori dal finestrino, lontano da qualsiasi schermo digitale, pronta ad essere vissuta. Rischiamo di perderci un film bellissimo, attratti da notizie, conversazioni, aggiornamenti costanti on-line che ci privano di questo spettacolo.

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano – Roma, 2021

Il concetto di viaggio per la tua produzione fotografica è un elemento importante. Ce ne parli?
Viaggiare è la metafora della trasformazione, del cambiamento, del mutamento. Viaggiare è sempre stato nutrimento per me. Viaggio da quando sono piccolo e trovo nell’esplorazione di nuovi ambienti, nuove strutture sociali, nuovi schemi, uno stimolo enorme e costante. Il viaggio inteso però non come forma di “fuga”, come necessità di esibire un passaporto alla frontiera, ma viaggio come “scoperta”. E questo non significa necessariamente volare altrove. Ugo Mulas diceva nel suo famoso La fotografia che per trovare ispirazione non è necessario un viaggio in terre esotiche ma basta bussare al vicino di casa e sicuramente ci sarà un valido progetto su cui lavorare.

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano – Roma, 2021

Come il metodo (stesso treno, stesso posto e stessa prospettiva) ha partecipato alla dimensione concettuale del tuo lavoro?
Amo la serialità, da sempre, affascinato fin da piccolo dalle serigrafie della Pop Art. Mi sono sempre approcciato all’immagine come una serie di elementi in costante mutamento ma con alcuni punti di riferimento costanti. Da qui l’idea di impostare il lavoro nel corso del tempo con elementi fissi: stesso sedile, stessa carrozza, stesso finestrino. Con questa scelta stilistica ho voluto rappresentare il pendolare, nella sua costante presenza ogni giorno, sullo stesso treno, lo stesso orario, lo stesso percorso in contrapposizione al dinamismo dell’ambiente esterno, che muta sempre e costantemente.

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano – Roma, 2021

Potresti continuare in eterno questo progetto. Cosa ti ha fatto pensare che fosse concluso?
Il progetto infatti non è concluso. MiRo ha avuto una sua fine “artistica” nel momento in cui le immagini scattate in questi anni mi hanno permesso di creare un percorso completo, che potesse esprimere in pieno le sensazioni e le emozioni generate da questo viaggio. Ma ancora oggi scatto e vivo il costante mutamento che ogni viaggio mi regala. Sto inoltre pensando ad un progetto ancora più grande ed ambizioso che ci possa portare a raccontare la bellezza di questi viaggi sul territorio italiano.

Jacopo Di Cera, MiRo. Milano – Roma, 2021

Prossimi progetti?
Siamo in viaggio e quindi sempre in movimento. Si, stiamo lavorando ad un altro progetto ancora una volta con il drone, strumento che mi sta dando molti stimoli creativi. Questa volta legato alla territorialità ed in particolare all’agricoltura in Italia. Voglio raccontare questo aspetto importante della nostra storia e del nostro tessuto economico, da un punto di vista diverso, voglio celebrarlo, rendergli merito e renderlo “arte”. È molto ambizioso e stimolante. Lo strumento areo mi sta aiutando a vedere ciò che da terra non si vede. Posso dire che questi ultimi progetti, questi ultimi viaggi, mi stanno regalando qualcosa di unico e di magico, ovvero un grande, rinato ed infinito amore per il nostro paese, l’Italia, la cui bellezza inizia non nelle mete più conosciute e battute, ma in un campo di grano dorato lontano dalla strada ed immerso nel silenzio di colline morbidi e verdi.

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