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Randagio Edizioni, la palestra per artisti che lavora con lentezza

Il fondatore Giovanni Scafoglio racconta la storia della sua casa editrice "a lunga scadenza", e cosa si aspetta dalla open call lanciata in questi giorni

Dal libro "Ogni Santo Giorno" © Mirko Moriero

Da ormai alcuni decenni, quando si parla di creatività e di libera espressione, essere più o meno commerciali è diventato un fattore imprescindibile: alcune opere sono tacciate di essere troppo commerciali per essere indipendenti, altre vengono pubblicate a fatica perché all’opposto sono troppo poco commerciali per il mercato. Non sono più la qualità o la capacità creativa a determinare il valore dell’artista e del suo operato, ma il pubblico che osanna o demolisce. Giovanni Scafoglio ha deciso di andare controcorrente, fondando una sua casa editrice con uno scopo ben preciso: dare libero spazio di movimento e di pensiero agli artisti senza preoccuparsi di realizzare prodotti venali. Il Randagio Edizioni è un progetto triennale che prevede la realizzazione di una serie di opere in tiratura limitata, stampate alla vecchia maniera, su materiali di pregio e non in vendita. Giovanni ha appena lanciato una open call dedicata a tutti i fotografi che vorranno sottoporre un loro progetto fotografico, che diventerà poi un libro d’artista in edizione limitata. Oggi su Black Camera ci racconta la sua esperienza.

Giovanni Scafoglio

Qual è la storia di Giovanni Scafoglio?

Sono stato uno studente universitario con la passione per la musica, avevo una band e suonavo in giro per locali. Una sera, come succede solo nei film, sono stato avvicinato da Francesco Diana, talent scout di Flying Records che ha lanciato gruppi importanti come i 99posse e gli Articolo 31,  che ha sentito il mio sound e mi ha chiesto di lavorare insieme per registrare un disco. In quel periodo stavo anche lavorando come giornalista e mi sono reso conto che avrei potuto guadagnarmi da vivere suonando. Era un periodo in cui viaggiavo tantissimo e ogni volta che mi spostavo in giro per il mondo fotografavo quello che vedevo, perché le immagini mi aiutano a fissare le emozioni e a liberare la creatività quando poi scrivo. Dopo alcuni anni ho smesso di fare il musicista, anche se non ho mai abbandonato la musica come passione, e mi sono tuffato nel mondo della comunicazione, lavorando con grandi aziende di tutto il mondo. Parallelamente ho scritto libri, jingle pubblicitari e ho cominciato a mettere insieme una gran bella collezione di chitarre.

Come ti è venuta l’idea di lanciare il progetto del Randagio Edizioni?

L’anno scorso ho deciso di cambiare ancora strada, per dedicarmi all’editoria e cercare di costruire una sorta di palestra per talenti emergenti. L’idea nasce da una necessità evidente: oggi i giovani artisti fanno davvero tanta fatica a trovare sbocchi professionali e troppo spesso vengono sfruttati o schiacciati dalla mole dei progetti commerciali e devono abbandonare il loro spirito creativo in cambio di uno stipendio precario. Allora ho pensato di presentarmi come alternativa, investendo risorse ed energie per costruire un ponte ideale tra la creatività artistica e il mondo del lavoro. Cerco di proporre un modo diverso di lavorare, con una logica di investimento sul lungo termine; il mio progetto infatti è a scadenze triennali. Nel mondo frenetico di oggi sembra quasi che oggi contino più i like e i followers rispetto ai contenuti, ma non dev’essere così. Certo la visibilità conta, ma il racconto e la progettualità sono molto più importanti.

Dal libro “Ogni Santo Giorno” © Alessandro Alessandri

E da qui nasce anche il progetto della open call fotografica?
Esatto. In un periodo complesso come questo, ho pensato che l’arte possa diventare un’ancora di salvezza per tutti noi. Il mondo vive un momento di forte instabilità e il rischio è di regredire a un medioevo oscurantista mentre io penso che, con il contributo di ognuno di noi, possiamo intraprendere un percorso verso un nuovo Rinascimento di luce e speranza. La open call nasce con l’idea di creare un contenitore di progetti artistici dove la parola d’ordine è: totale libertà espressiva. Chi partecipa non deve avere timore di presentare un lavoro che rispetti dei canoni prestabiliti, ma deve sentirsi libero di sfogare il suo impeto creativo, senza filtri o sovrastrutture. Alla fine sceglieremo un vincitore e insieme a lui pubblicheremo un libro in tiratura limitata stampato in quadricomia, in offset e su carte di pregio certificate. Un prodotto vero che ci riporta alla praticità e alla tangibilità degli oggetti: in un presente sempre più digitale ed effimero, mi piace pensare di costruire qualcosa che rimanga nel tempo.

Che cosa diresti a un fotografo interessato a partecipare?

Gli direi di provare con tutte le forze a esprimere se stesso, vorrei che capisse che si trova di fronte a una possibilità che può portare a solo a conseguenze positive. Non c’è la preoccupazione di vendere, di guardare al mercato o a elementi esterni alla sua arte. Se ha qualcosa da raccontare, lo faccia senza paura di essere censurato o bocciato, faccia quello che desidera senza filtri; noi proveremo a valorizzare il progetto e a portarlo alla conoscenza del pubblico. Il libro sarà poi distribuito a gallerie d’arte, critici e artisti, dando la possibilità al vincitore di avere a disposizione una vetrina internazionale.

Per partecipare alla open call, clicca qui.

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