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Gli scatti di Francesco Faraci raccontano Palermo ai tempi del Coronavirus

La fotografia si carica sulle spalle una responsabilità sociale e diventa il linguaggio fondamentale per storicizzare un momento che, nel bene o nel male, segnerà la nostra generazione

Palermo 2020 © Francesco Faraci

Televisione, Instagram, Facebook e quotidiani: su tutti i mezzi di informazione e di condivisone non si parla d’altro che di coronavirus. Fino a qui, niente di nuovo. Quello che colpisce è la macabra coerenza della comunicazione, che a reti unificate ha fatto una scelta di campo: mostrare al pubblico soltanto storie di morte, dolore, lutto e disperazione. Imbattersi nelle immagini di Francesco Faraci, fotografo palermitano e instancabile flâneur, provoca un immediato cambio di rotta e di percezione della realtà che ci circonda.

Palermo 2020 © Francesco Faraci

Le sue fotografie, scattate appena prima dell’entrata in vigore del decreto governativo che ha sostanzialmente chiuso l’Italia, ci raccontano uno scenario molto diverso da quello che siamo abituati a vedere in questo periodo e ci regalano una prospettiva di positività e di speranza. Faraci va decisamente controcorrente, a partire dalla scelta del bianco e nero, che solitamente viene utilizzato per drammatizzare un racconto e dargli un connotato austero. 
Nelle sue immagini, al contrario, il bianco e nero apre il paesaggio e offre una panoramica sull’orizzonte, mettendo in luce l’umanità dei soggetti ritratti.

Palermo 2020 © Francesco Faraci

Il suo stile è capace di fare emergere immediatamente una particolare definizione estetica sul tema coronavirus, capace di allontanarci dalla lugubre narrazione mortifera proposta dai media. Davanti a una situazione del genere – di estrema gravità e che non guarda in faccia nessuno – è facile scadere nella banalità e rischiare di essere superficiali: la sequenza proposta da Faraci invece sa muoversi naturalmente su un equilibrio sottile, dove il racconto si sviluppa con garbo e delicatezza. L’emergenza è evidente e si esplicita con le mascherine protettive e con la solitudine dei personaggi ritratti, ma sono i dettagli a riportare l’immaginazione sul piano umano: un gabbiano che vola in cielo, un bambino annoiato in compagnia della nonna, un ragazzo che osserva il mare e l’orizzonte.

Palermo 2020 © Francesco Faraci

Tra venti, cinquanta, cento anni resteranno i racconti di questa pandemia e di chi l’ha vissuta in prima persona: è importante – anzi fondamentale – lasciare ai posteri una traccia di umanità, per ricordare che anche nei giorni più oscuri della nostra generazione, siamo riusciti a prenderci una pausa dal dolore e abbiamo fatto entrare un po’ di luce.