
ArtistaRenato Pozzetto
frassicao meravigliaoNino Frassica, ribellarsi alla banalità
La comicità surreale affinata «ai bar di paese per combattere la noia» dove «ai motori e al calcio preferivo Ionesco e le donne», gli esordi al fianco della «rivoluzione» Renzo Arbore a 'Quelli della notte' e 'Indietro tutta!', la capacità di resistere 40 anni in una televisione che non dà più spazio. E ancora la serialità familiare di 'Don Matteo', il libro sui Pieri, Sanremo e «quella rottura» dei family dove «mi sento come un chitarrista in chiesa che non può suonare». A tu per tu con un fuoriclasse
E la vita l’è belaRenato Pozzetto, il più sottovalutato di tutti
Per molti è il volto di una certa commedia all'italiana, ma Pozzetto è stato soprattutto l’anima della movimentata Milano degli anni ’60 e '70, quella di Giorgio Gaber («voleva farmi migliorare alla chitarra, gli dissi “lascia perdere, la smetto di romperti le balle"»), Piero Manzoni («lo aiutammo con le sue 'Linee'»), Dario Fo («era speciale») e naturalmente di Enzo Jannacci («vide qualcosa in noi, diventò il nostro faro»). Con l’amico di sempre Cochi ha dato vita al cabaret meneghino, scrivendo strepitose e surreali canzoni musicate da Jannacci. E poi la Rai e il successo nazionalpopolare al cinema. Dopo un Nastro d’argento per un film di Pupi Avati si è ritirato dalle scene e ora ha raccolto la sua storia – e di quella Milano – in un’autobiografia. La nostra intervista
IntervistePupi l’immortale
Una chiacchierata-fiume con Avati. L’amore ‘infinito’ del suo nuovo film ‘Lei mi parla ancora’, l’autobiografia (che è meglio se è falsa), la lezione di Tognazzi, il cinema suo e quello degli altri. E Lucio: il cognome non serve
FilmRenato Pozzetto, gli 80 anni del ragazzo surrealista
Oltre 'Il ragazzo di campagna' c'è di più. Dalle origini lacustri agli esordi con Cochi Ponzoni. Fino alla definizione di una comicità metropolitana profetica come nessun'altra. Buon compleanno... taaac!
