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Tra gli anni ’60 e ’70 si traducono i pezzi inglesi e americani (e non solo) per lanciarli sul nostro mercato ancora chiuso nei propri confini culturali e linguistici. Risultato: tradimenti senza pietà dei testi originali

Nel giro di pochi anni si registra un passaggio generazionale tra complessini, caschetti, traduzioni e accenti British in un’Italia sospesa tra boom e pudore, novità e tradizione, Inghilterra e Vaticano

Imitando i vinili che arrivano (a fatica) da Stati Uniti e Inghilterra, il nostro rock si fa un bel viaggio. Nascono dischi pieni d'immaginazione e l'underground come incubatore di movimenti e tendenze