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Le streghe sono tornate, o forse non se n’erano mai andate

Nessun pensiero magico, qui: la stregoneria e il sovrannaturale sono da sempre modalità alternative per leggere il reale. E nel 2025 sono risbucate fuori con prepotenza. Per darci l'impressione di avere controllo su qualcosa
stregoneria

Foto: Ksenia Yakovleva su Unsplash

Nel primo dei 12 racconti di Un luogo soleggiato per gente ombrosa di Mariana Enriquez, pubblicato a settembre in Italia da Marsilio, un quartiere relativamente benestante di Buenos Aires è stretto nella morsa dell’abbandono e della criminalità. Chi può fugge, mentre qualcuno si rifiuta di lasciare la casa in cui è nato e ha vissuto mentre esplodono rapine, sequestri e abusi.

A turbare il sonno degli abitanti sono, in misura ancora più ampia, i fantasmi delle vittime che si affollano per le strade. Uno, in particolare, è il ricordo di un adolescente che, sfuggito a un sequestro, prova nella notte a bussare a ogni porta, supplicando di farlo entrare per mettersi in salvo e poter contattare la famiglia. Nessuno, quella notte, ha aperto la porta. Così gli inseguitori l’hanno trovato e ucciso: «Il fantasma del ragazzo veniva tutte le notti a ricordarci quanto eravamo miserabili, meschini e vigliacchi». Quello che Mariana Enriquez racconta è la visione surreale di un fatto di cronaca che, alcuni anni fa, ha scosso l’Argentina ed è diventato simbolo delle conseguenze della crisi economica: paura, diffidenza, sospetto.

Così il Paese natale della scrittrice, che oggi vive in Tasmania, mostra le sue piaghe nel racconto di un uomo senza volto che da generazioni abusa delle donne di una famiglia di Paranà, colpendole con una maledizione che, a sua volta, cancellerà i tratti del loro viso. Ci sono gli abiti usati di un negozio vintage che infliggono sui corpi di chi li prova le violenze subite dalla donna che li indossava; c’è la malasanità del sistema ospedaliero e l’approccio superficiale alle patologie psicologiche; la moria dei piccoli paesi che vengono tagliati fuori dalle nuove infrastrutture stradali; l’assistenza volontaria ai senzatetto sempre più numerosi nelle grandi città; le persone che scompaiono nel nulla senza mai riapparire.

Per Mariana Enriquez, cresciuta negli anni Settanta, nell’Argentina dei desaparecidos, dare una forma letteraria a questi fantasmi significa potersi confrontare con se stessa e i propri traumi. Racconta in una recente intervista a Elle: «È più facile trattare questi argomenti, così come il cambiamento climatico, attraverso il genere [gotico], perché consente di partire da una piccola storia per allargare il discorso alla società uscendo da una prospettiva meramente realistica, che suonerebbe fin troppo simile alle tante notizie cui siamo ormai oltre misura abituati. Il lettore si addentra nella trama con divertimento e paura, e quando si accorge che stanno emergendo anche questioni molto serie resta sconcertato, il che lo porterà a ricordarsene. Io, però, non scrivo storie di paura pensando a questo meccanismo, ma perché sono interessata alle questioni sociali e mi piace l’horror. E molte questioni sociali sono spaventose».

Nell’arte, nella letteratura, ma anche nel quotidiano, si è riacceso un interesse per il surreale, che diventa una lente attraverso cui provare a comprendere e interpretare, forse persino spiegare, accadimenti che ci sembrano incomprensibili. Rivolgere lo sguardo verso l’occulto dà la doppia sicurezza di trovarsi davanti a una verità soggettiva e di poterla, in qualche modo, controllare. Per chi non lo conoscesse, il WitchTok (“luogo” di TikTok dedicato alla stregoneria) è un luogo meno macabro dei racconti di Enriquez, ma sicuramente avrebbe potuto guadagnare un posto tra gli episodi narrati della scrittrice.

Come ci si potrebbe aspettare, è popolato di contenuti aesthetic (o puramente performativi, se preferite dirlo così) in cui creator spiegano come «cominciare la giornata alla maniera di una strega» sussurrando i propri obiettivi quotidiani nella tazza di tè, accendendo un incenso e leggendo i tarocchi. Ci sono filtri d’amore, sigilli, acque speciali per maledire e suggerimenti per far ammalare i nostri nemici: mettendo uno spicchio d’aglio sotto al cuscino per tre giorni, se ve lo steste chiedendo. Pratica che assomiglia di più a un’autoflagellazione che a una ritorsione, ma non siamo qui a mettere in dubbio le credenze del PaganTok.

Ci sono però contenuti che portano il magico a un livello più intrinsecamente sociale: un modo per interpretare la realtà e plasmarla. Mentre sullo sfondo corrono le immagini di una manifestazione negli USA con cartelli anti Trump, contro Elon Musk e a sostegno dell’Ucraina, la voce di @ModernBusyWitch: «La magia è politica, lo è sempre stata. È la levatrice che sconfigge i re, la guaritrice che viene criminalizzata per le sue erbe, la donna bruciata per essere potente, astuta e libera. Ogni candela accesa in resistenza, ogni incantesimo lanciato per la giustizia, ogni parola per quelli che stanno in prima linea: la magia non è una fuga dalla realtà, è un modo per cambiarlo».

Ed ecco che si apre in forma di clip breve un universo di persone (l’unione delle Witches of Utah per esempio) che lancia maledizioni sui fascisti, si unisce a un gruppo di streghe per ottenere una convergenza energetica che ponga fine alla guerra in Ucraina o propone una formula per far avverare la pace nel mondo. C’è persino una ragazza che si è iscritta a un corso breve dell’Università di Harvard, con una settimana di lezioni online su Omens, Oracles & Prophecies.

Si tratta di un ritorno alla fascinazione New Age degli anni Ottanta e Novanta oppure c’è qualcosa di più? Cristalli e incantesimi, fantasmi e sovrannaturale sono il simbolo di un cambiamento nella nostra cultura: dopo decenni di fiducia nel modello capitalista occidentale, nel progresso della scienza e della tecnologia, siamo forse arrivati a un momento di sfiducia tale da voler riporre in un luogo altro la nostra aspettativa sulla vita presente e futura. Come spesso accade, la risposta viene dal passato, da una riscoperta dell’occulto e del mistico, del folklore. L’umano diventa assimilabile alla sua dimensione naturale e spirituale, rispetto a quella tecnologica e scientifica. Se il razionale sfocia nell’autoritario, il progresso in declino ambientale, allora l’arte e la cultura cercano nuove risposte nel premoderno. In questo senso vengono riscoperte figure come quella di Leonora Carrington (Clayton-le-Woods 1917 – Città del Messico 2011) pittrice, scultrice e illustratrice, che questo processo l’aveva già cominciato negli anni Trenta del Surrealismo (avete visitato la mostra a lei dedicata a Palazzo Reale?).

Capitalismo, patriarcato e disastro ecologico sono forze a cui, nella sua opera, Carrington risponde con alchimia, mitologia celtica e simbolismo messicano. Sfida la violenza istituzionale di cui è stata vittima (nel 1940 viene internata in un sanatorio a Santander, per volere dei genitori), così come le regole stringenti del Surrealismo di André Breton, con cui entra in contatto negli anni Trenta, e che vedeva le donne come muse, non come personalità capaci di produrre la propria visione artistica.

Nel 1942, Leonora Carrington si trasferisce in Messico, dove rimarrà per tutta la vita, e lì coltiva l’interesse per diverse mitologie, culture e spiritualità, come lo gnosticismo, il buddismo e la cabala. Nelle sue opere pittoriche sono così presenti sigilli, diagrammi, erbe e piante, cucina alchemica e rituali celtici. Il lavoro di Carrington è critica sociale, ma è anche un modo per guardare all’io attraverso il surreale, e riscoprire l’identità in una formula plurale e magica: «Se [io] sono i miei pensieri, allora posso essere qualsiasi cosa, da un brodo di pollo a un paio di forbici, un coccodrillo, un cadavere o una pinta di birra. Se sono i miei sentimenti, allora sono amore, odio, irritazione, noia, felicità, orgoglio, umiltà, dolore, piacere, eccetera, eccetera. Se sono il mio corpo, allora sono da un feto a una donna di mezza età che cambia ogni secondo. Tuttavia, come tutti, desidero ardentemente avere un’identità, anche se questo desiderio mi sconcerta sempre. Se esistesse una vera identità individuale, mi piacerebbe trovarla, perché come la verità, con la scoperta scompare».

In uno dei suoi romanzi più famosi, Il cornetto acustico, scritto negli anni Cinquanta e pubblicato nei Settanta, Leonora Carrington adotta la prospettiva di una 94enne barbuta e quasi sorda, a cui un’amica regala un corno magico con cui può finalmente ritrovare l’udito. Così scopre che i suoi figli vogliono sbarazzarsi di lei e, di lì a breve, si ritrova in una casa di riposo gestita dalla misteriosa Fratellanza del Pozzo di Luce, finanziata da un’azienda americana di cereali. La scoperta di un documento porta la protagonista, le sue anziane compagne, animali e spiriti della residenza, in una ricerca collettiva del Graal. Il tutto, mentre l’esplosione di una bomba atomica ha decimato la popolazione, distruggendo la modernità. Politica, società e introspezione si incontrano tra le pagine intrise di magia di questo romanzo in cui la protagonista, a un certo punto, si dissolve in un calderone di brodo di carne.

Impossibile non ripensare a quel «posso essere qualsiasi cosa […] un brodo di pollo» a metà tra rituale e rivendicazione. Cento anni dopo la nascita del Surrealismo, le interpretazioni di Leonora Carrington sembrano capaci di raccontare il nostro disagio davanti al moderno e la perenne fuga dalla razionalità in cui ci siamo lanciati per trovare sollievo. Come scriveva il surrealista Kurt Seligmann ne Il mondo della magia, nel 1948: «La magia era uno stimolo al pensiero. Liberava l’uomo dalle paure, gli conferiva la sensazione di avere il potere di controllare il mondo». Lo è anche oggi.

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