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Massacrare zombie è più realistico di quel che sembri

Abbiamo provato Zombie Army 4: Dead War, in un viaggio nella Seconda Guerra mondiale in salsa zombie

Zombie Army 4: Dead War sarà disponibile a partire dal 4 febbraio per PC, Xbox One e PS4.

“Nazisti… io odio questa gente”, affermava Indiana Jones nella sua ultima avventura (perché il quarto film, lo sappiamo tutti, non è mai esistito). Una versione leggermente modificata, del tipo “zombie nazisti… io odio questa gente” potrebbe uscire dalla bocca di uno dei protagonisti di Zombie Army 4: Dead War. La serie di Rebellion, nata come costola di Sniper Elite, si appresta a tornare in azione con un nuovo episodio che ci trasporterà lungo tutto lo stivale, con livelli ambientati a Venezia, Milano e Napoli. Per saperne di più, abbiamo combattuto per qualche ora fianco a fianco con Jordan Woodward, level lead designer del gioco.

In Zombie Army 4 i morti viventi sono numerosi e, al contrario di quanto accade in altri titoli del genere, decisamente aggressivi.

Zombie tricolori

“L’Italia ha ricoperto un ruolo importante nel corso del conflitto, ed è un’ambientazione che non è stata esplorata più di tanto nei giochi dedicati alla Seconda Guerra Mondiale. Per questo motivo a noi è sembrata un’opportunità molto interessante. C’è una notevole varietà di panorami in Italia, e questo ci ha permesso di avere grande libertà di manovra”, con queste parole Jordan ha introdotto la nostra passeggiata tra le calli e gli stretti vicoli di Venezia. “Abbiamo utilizzato diverse fonti di ispirazione”, ha proseguito, “e come accade sempre nei nostri progetti, ogni ambientazione è frutto di un lavoro di collaborazione tra game designer e level designer. Abbiamo progettato le mappe partendo da materiali fotografici, cercando di creare qualcosa di autentico. Penso che il risultato finale sia abbastanza fedele alla realtà, anche considerando che si tratta di uno zombie game. Di base la nostra idea è di creare un mondo che sia credibile, con una notevole attenzione ai particolari, aggiungendo a tutto uno strato di distruzione e di sano horror.” Mentre le sue parole scorrono veloci, uno zombie con una perfetta tenuta da gondoliere viene crivellato dai colpi della nostra mitragliatrice. Lo guardiamo con uno sguardo tra il perplesso, il divertito e il compiaciuto, e proseguiamo. Arrivati in una piazzetta circondata dalle acque, un gigantesco squalo ci attende appeso a testa in giù. “Siamo fan dell’horror, dai grandi classici fino ai film di serie b. cPer questo abbiamo inserito tante citazioni nel corso del gioco, easter egg e scene divertenti da scoprire per gli appassionati del genere. Abbiamo guardato molti film zombie per trovare spunti interessanti”, dice Jordan come se stesse leggendoci nel pensiero, e poi prosegue con una interessante informazione. “Lo squalo, presente sia nel gioco che sotto forma di statuetta nella limited edition, non è ispirato all’omonimo classico di Steven Spielberg. In realtà si tratta di un riferimento a Hook Jaw, un fumetto di cui Rebellion detiene i diritti”.

La kill cam è un classico Rebellion, e mostra con dovizia di particolari i colpi più precisi.

Non solo fucili di precisione

In azione, Zombie Army 4: Dead War mette subito in chiaro la sua anima multigiocatore. Per quanto sia possibile affrontare la campagna anche da soli, appare evidente che il titolo Rebellion offra il meglio se affrontato insieme a tre compagni d’avventura. Tra una scarica di mitragliatrice e l’altra, Jason conferma la nostra impressione: “la struttura base è la medesima a prescindere dal numero di giocatori presenti. Non esistono attacchi speciali o mosse con possono essere eseguite in maniera combinata premendo contemporaneamente lo stesso tasto. La grande differenza è però data dalla possibilità di parlare con i propri amici e coordinarsi. Non solo per quanto riguarda le fasi di pura azione, ma anche per l’evoluzione del proprio personaggio. Decidendo insieme quali perk, quali potenziamenti e quali armi scegliere si può creare un team capace di affrontare qualunque situazione”. Trascorriamo una buona mezz’ora a sparare e, in un attimo di pausa, ci fermiamo a raccogliere le idee. Ciò che ci troviamo di fronte è un titolo “irreale” nelle premesse, ma reale quando si tratta di maneggiare un’arma da fuoco. Come è possibile tutto questo? Semplice, partendo da una base che ha un nome e un cognome ben preciso. “Sniper Elite 4 ci ha fornito un solido punto di partenza da cui iniziare. Abbiamo utilizzato la sua fisica e le sue meccaniche del gunplay, quindi abbiamo aggiunto altri modelli di armi quali i fucili a pompa e le mitragliatrici, lavorando sulla calibrazione finché tutto non ha funzionato alla perfezione. Poi abbiamo messo a punto le reazioni fisiche dei nemici quando vengono colpiti e ridotti in pezzi e il rinculo”, ha sottolineato Jason, evidenziando poi quali siano le differenze nella lavorazione delle due serie. “Con Zombie Army abbiamo più libertà e maggiore spazio di manovra. Ci troviamo in un mondo che potrei quasi definire fantasy, e per questo motivo possiamo utilizzare i presupposti alla base del gioco per creare praticamente qualunque tipo di mostro. Inizialmente abbiamo deciso che tipo di soluzioni strutturali volevamo adottare, e poi abbiamo creato dei mostri che si adattassero alle nostre scelte. Partendo da questa premessa, penso che Zombie Army cerchi comunque di essere autentico e, da un certo punto di vista, credibile”. Questa parole, proferite da Jason mentre la kill cam mostra il cranio di uno zombie esplodere in mille pezzi, potrebbero suonare strane. Perché sostantivi quali autenticità e credibilità non sono i primi che vengono in mente trovandosi di fronte a un’orda di morti viventi. Ma, a una prova sul campo, si rivelano quanto mai calzanti, per un mix che racchiude al suo interno un mondo al contempo fantastico e realistico. E, per quello che abbiamo potuto toccare con mano, anche piuttosto divertente.

Il lanciafiamme è un’arma molto coreografica ed estremamente pericolosa. Recuperarla per cucinare zombie flambé è un’ottima idea.