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I saldi Steam fanno incazzare gli sviluppatori

E giusto per far incazzare pure noi, Gabe Newell scherza su Half-Life 3 al party di lancio di Index

Secondo alcuni sviluppatori, il rapporto tra la percentuale sulle vendite che Steam chiede e la visibilità che offre non è più cosi vantaggioso.

Ultimamente Valve non sta vivendo un momento d’oro, tra le esclusive PC soffiate da Epic Store e il mezzo fallimento di Artifact, l’azienda di Gabe Newell sta dando al suo ricco proprietario qualche grattacapo.
L’ultimo è dovuto a Steam Grand Pix, il nuovo gioco-concorso lanciato con i saldi estivi. Portando a termine una serie di obbiettivi (che includono ovviamente fare acquisti durante il periodo degli sconti), quest’anno gli utenti possono arrivare a vincere uno dei prodotti presenti nella loro wishlist. Secondo le regole del concorso si tratta del primo dei giochi della lista, che possono essere organizzati in ordine di preferenza. A quanto pare, però, in pochi sapevano di questa funzionalità e tantissimi utenti, per paura di ricevere un gioco meno desiderato degli altri, hanno cominciato a svuotare le proprie liste per lasciare solo il prodotto preferito, che spesso e volentieri è il più costoso. La cosa si è rivelata chiaramente devastante per gli sviluppatori dei giochi indipendenti (di norma meno cari di quelli ad alto budget), che hanno visto in poche ore crollare i propri numeri con il conseguente danno economico che ne deriva; oltre a fornire un preziosissimo promemoria, infatti, la presenza in wishlist garantisce che l’utente riceva un’email ogni volta che il gioco è in sconto. Alcuni di loro, interpellati da Kotaku, hanno paragonato l’evento alla cosiddetta “Indiepocalypse” alla quale Steam avrebbe dato inizio nel 2018 aprendo virtualmente a qualunque sviluppatore l’accesso allo store causandone la saturazione.
Per rispondere alle critiche, Valve ha dunque reso più chiari i termini del gioco (che avevano causato problemi anche agli utenti stessi, incapaci di decifrarne le complicate regole) e ha invitato i partecipanti a non rimuovere inutilmente i giochi dalle proprie liste.

Nelle stesse ore, parallelamente, Gabe Newell prendeva parte a un party per il lancio in America di Valve Index, il costoso caschetto per la realtà virtuale prodotto dall’azienda che da noi uscirà il 30 settembre.
Durante il suo discorso all’evento, Newell ha parlato di Index e del suo sistema di controllo come di un’innovazione destinata a cambiare il panorama del gaming, nonché una delle pietre miliari nella storia della compagnia da affiancare a successi come il Source engine, Counter-Strike, Steam, il Workshop e Half-Life. Proprio in riferimento alla famosa e amata serie ha poi aggiunto scherzando: “Le pietre miliari non sono assolutamente un punto di arrivo, ma l’inizio di qualcosa. Half-Life ci ha portato ad Half-Life 2, il Source al Source 2, gli esperimenti che abbiamo fatto con Team Fortress2 ci hanno consentito di creare Dota, Artifact è la ragione per la quale possiamo fare Underlords. Per questo, forse un giorno il numero due ci porterà a quel numero intero che brilla su una montagna da qualche parte. Staremo a vedere”.
Al di là delle battute, forse sarebbe il caso che Newell cominciasse a pensare seriamente ad Half-Life 3, perché siamo sicuri che farebbe riguadagnare a Valve moltissima della popolarità che ha perso negli ultimi anni.

Tra i sogni proibiti dei videogiocatori (tra i quali c’erano Beyond Good and Evil 2 e il remake di FFVII) Half-Life 3 è uno dei pochi che non si è ancora avverato.

 

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