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Ahi ahi, Google Stadia non convince i videogiocatori

I timori sulle performance, i prezzi e il catalogo della piattaforma hanno freddato gli entusiasmi del pubblico

Il capo di Stadia Phil Harrison ha già detto che non c’è nessuna ragione per cui i giochi dovrebbero costare meno sulla piattaforma.

Ammettiamolo, ci sono ancora alcune incognite legate a Google Stadia. Se sulla carta la piattaforma di Google promette meraviglie, sappiamo tutti bene che la prova su strada è sempre un’altra cosa.
In una serie di sondaggi condotti dalla società britannica Broadband Genie, su un campione di circa 3.000 videogiocatori nel Regno Unito, sono emerse perplessità legate in special modo al modello economico adottato da Google e alla possibilità che i giochi funzionino come promesso e senza latenze di sorta non solo su fibra, ma anche su connessioni ADSL.

Il dato più interessante che emerge è che i giocatori non sono contrari al gioco in streaming in sé, ma ben l’83% degli intervistati ha dichiarato di volere un modello di sottoscrizione che permetta l’accesso all’intero catalogo di prodotti. Nel caso di Stadia, sappiamo che la versione Pro dell’abbonamento garantirà la possibilità di giocare senza costi aggiuntivi solo a una selezione ristretta della libreria della piattaforma, mentre gli altri titoli dovranno essere acquistati a parte. In sostanza, quello che il pubblico vuole davvero è una formula che ricalchi in tutto e per tutti i modelli che abbiamo visto adottare nel mondo della musica (per esempio con Spotify) e della TV on demand (Netlix e Amazon Prime su tutti).
Quanto al prezzo mensile che gli utenti sarebbero disposti a pagare, questo si aggirerebbe intorno alle dieci sterline (poco più di dieci euro). Nel caso invece degli acquisti individuali, l’86% percento degli interpellati pensa che la versione in streaming dei giochi dovrebbe costare meno di quella scaricabile. Sappiamo già però che non sarà così, e che i prezzi di Stadia saranno sostanzialmente in linea con quelli di qualsiasi altro store digitale.
Cosa significa questo? Che le persone, a parità di contenuto, preferiscono ancora l’idea di avere qualcosa di tangibile a portata di mano, anche se si tratta solo di qualche gigabyte di file sull’hard disk del proprio PC o console. D’altra parte ci sono voluti molti anni prima che la distribuzione digitale prendesse piede al fianco di quella fisica, e ci sono paesi, tra cui il nostro, in cui questa transizione è ancora in pieno corso.
“Un chiaro vantaggio del cloud gaming è che non necessita di hardware costosi o grossi download – si legge nel documento di Broadband Genie – e basta effettuare l’accesso per iniziare istantaneamente a giocare. Ma questo significa anche cedere in una certa misura il controllo. Non c’è una copia salvata dei file in locale, e nessuna scatola o disco fisico”.
Sarebbe proprio questa sensazione di non avere nessun controllo e nessun possesso materiale sui giochi a non andare a genio ai consumatori. Questo, unito alle perplessità sulla qualità visiva che Stadia potrà offrire con lo streaming, secondo le stime della società britannica potrebbe essere per Google il maggiore scoglio da superare per arrivare al cuore dei videogiocatori.

L’idea che i controlli dei giochi non siano ottimizzati per i dispositivi mobili è un altro grosso motivo di dubbio tra gli intervistati.

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