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Siamo andati sulla Luna, ed è una figata

Raggiungere la luna non è stato facile. Se volete, potete provarci anche voi, senza spendere un euro, con un titolo sviluppato insieme a Buzz Aldrin

Buzz Aldrin’s Race Into Space è un titolo strategico che ripropone la corsa verso la luna. Può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo https://www.raceintospace.org

Primavera 1957. Il mondo sta cambiando. La fase d’assestamento seguita agli scossoni causati dalla Seconda Guerra Mondiale sembra essere terminata, e intorno a noi vediamo tante cose nuove. Tante cose diverse. C’è fermento in ogni campo. Cultura, sport, scienza, spettacolo. Le nuove generazioni crescono nella speranza di un mondo senza guerre, accompagnate dalla voce di un giovane capellone proveniente da Tupelo, nel Mississippi. Lo sentiamo intonare All Shook Up nella nostra autoradio proprio mentre ci dirigiamo al lavoro. Con le sue canzoni in sottofondo, i ragazzi trascorrono le serate divertendosi e ballando. Guardando il cielo pieno di stelle con spensieratezza. Noi lo guardiamo con occhi diversi. Perché è lì che vorremmo essere. È lì che arriveremo.

Fly Me To The Moon

Abbiamo una missione da compiere. Vogliamo volare lassù dove nessun uomo è mai arrivato prima. Vogliamo orbitare intorno alla terra. E poi, lo diciamo a bassa voce, vogliamo arrivare a lei. Alla luna. La osserviamo tutte le sere, cercando di toccarla con un dito. È sempre nei nostri pensieri. Purtroppo, non solo nei nostri. Abbiamo infatti un avversario. Proprio così, non siamo soli nella nostra corsa verso lo spazio. Se lo fossimo, potremmo agire con maggiore calma. Potremmo correre meno rischi, azzardare il minimo indispensabile e accertarci che ogni particolare, anche quello più piccolo e all’apparenza insignificante, sia perfetto al 100%. Ma questo è un lusso che non possiamo permetterci. Siamo consapevoli che la strada da fare è tanta. Ma sappiamo anche che il tempo è poco. Ci troviamo a correre una maratona, ma dobbiamo farlo con la stessa velocità con cui si affrontano i cento metri. E mentre corriamo, dobbiamo riuscire a guardare a migliaia di chilometri di distanza. Un occhio ben fisso sui nostri progressi, l’altro che prova a vedere quelli dei nostri rivali. Che saranno brutti, cattivi e secondo la propaganda pronti a mangiare i nostri bambini, ma sono anche estremamente intelligenti e preparati. E, nella gara che stiamo affrontando, la medaglia d’argento non è contemplata. Ora più che mai, il secondo è il primo degli sconfitti.

In ogni turno (che copre un periodo di sei mesi) si dispone di un quantitativo variabile di punti da investire nella ricerca e nello sviluppo.

It’s Lonely Out In Space

Per fortuna l’opinione pubblica ci ama. E ci supporta. Siamo quasi degli eroi, e lo saremo a tutti gli effetti se riusciremo a portare a termine la nostra missione. Per questo disponiamo di un buon quantitativo di risorse, che iniziamo a investire nella produzione e nello sviluppo di un satellite d’esplorazione. Garantire la riuscita del primo lancio è fondamentale, e i nostri ingegneri si prodigano per elevare il livello di sicurezza a standard perlomeno accettabili. Gli occhi di tutta la nazione, compresi quelli di chi vorrebbe ridurre gli investimenti del progetto, seguono il conto alla rovescia con un misto di speranze, tensione e preoccupazione. Tutti sentimenti che aleggiano, amplificati all’ennesima potenza, nella sala di controllo, e che si uniscono fino a trasformarsi in un’esplosione di gioia quando abbiamo una conferma di ciò che speravamo: ce l’abbiamo fatta! Almeno per ora, siamo i numeri uno. Il tempo per festeggiare è però poco, perché questo è soltanto un piccolissimo passo verso il nostro obiettivo finale. Iniziamo a lavorare in parallelo su più fronti, con un team di sviluppo che si concentra su un razzo Atlas mentre vengono operate le selezioni che porteranno alla nascita del primo gruppo di astronauti. I sette prescelti vengono sottoposti a un duro regime di addestramento che gli permetterà di crescere e sviluppare le proprie capacità. Nel frattempo, i nostri successi sono ricompensati con un extra budget considerevole, che ci permette di costruire una seconda postazione di lancio. Siamo lanciati verso la gloria, e nulla sembra in grado di fermarci. Assembliamo i componenti del nostro razzo e stabiliamo la data della missione. Il Maggiore Grissom ci osserva con stupore ed emozione quando gli comunichiamo che sarà lui il primo americano, o per essere ancora più precisi il primo uomo al mondo, a orbitare intorno alla terra. In un clima di generale entusiasmo, la notizia che nessuno si aspetta ci colpisce come un pugno in pieno stomaco. I russi sono arrivati davanti di noi. Siamo stati battuti sul tempo e, ancora scossi, commettiamo un errore. Un grave errore, che per fortuna non si rivela fatale. Un problema al paracadute costringe il modulo Mercury a un duro impatto. Grissom viene tratto in salvo per miracolo, ma decide di abbandonare il progetto. Siamo delusi e consapevoli di una cosa. Ora dobbiamo rincorrere.

Anche le missioni meglio pianificate possono avere dei problemi. In alcuni casi lievi, in altri addirittura letali.

Check Ignition And May God’s Love Be With You

Ripartiamo a testa bassa e trascorriamo un intero anno a lavorare senza sosta. Progettiamo, costruiamo, addestriamo e controlliamo. Questa volta, ogni cosa deve essere perfetta. Dopo il primo mezzo fallimento, inanelliamo una serie di successi che ci permette di recuperare il tempo perso. Ora siamo consapevoli di una cosa. È vero, noi sentiamo il fiato sul collo dei russi. Ma loro a Mosca, Leningrado o in una base dispersa nella steppa siberiana, sentono il nostro. Mese dopo mese le nostre conoscenze crescono e, malgrado la necessità di tagliare parte degli investimenti a causa del protrarsi della guerra in Vietnam, riusciamo comunque a procedere senza troppi scossoni. Abbiamo a disposizione due team di astronauti, tre postazioni di lancio e una sede all’avanguardia. Mentre tutta l’America si chiede “ma quelli che stanno facendo?”, noi ci apprestiamo a sorprenderla. Il presidente viene avvisato. La missione per la luna è pronta. E non una semplice missione orbitale. Quella è già stata fatta, in gran segreto. Parliamo del colpo grosso. I preparativi procedono in uno strano stato, che definiremmo “frenesia controllata”: siamo veloci, siamo scattanti, ma siamo anche estremamente puntigliosi e meticolosi. Cape Canaveral diventa il centro del mondo, dal momento del lancio fino all’allunaggio. È un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità. Siamo commossi e non ci vergogniamo a dirlo. Le lacrime solcano il nostro volto quando vediamo i nostri astronauti sani e salvi, di nuovo a casa.

Il telegiornale informa la nazione degli ultimi progressi in ambito spaziale… e non solo.

There Is No Dark Side Of The Moon, Really

Abbiamo vinto. Anche se, a quanto pare, gareggiavamo contro nessuno. Esponenti del governo sovietico si affrettano infatti a negare l’esistenza di un progetto spaziale dedicato alla Luna. È dura accettare la sconfitta. Lo è ancora di più quando si tratta di una missione che ha impiegato ingenti risorse economiche e oltre dieci anni di tempo. Poco male. Per noi è il momento di festeggiare. Di pensare a quando tra dieci, venti, cinquant’anni, la gente si ricorderà ancora di questo storico giorno. Ma non solo. È anche il momento di pensare al futuro. Perché c’è una domanda che aleggia nella nostra mente da qualche tempo… c’è vita su marte?

P.s. Buzz Aldrin’s Race Into Space è un titolo commerciale uscito nel 1993. Nel 2005 i suoi sviluppatori originari ne hanno riacquisito i diritti, rilasciandone una versione gratuita.

 

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