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Le 10 censure più assurde nei videogiochi

Il rapporto tra videogiochi e censura è fatto di alti e bassi. Nel corso degli anni le compagnie hanno cambiato spesso la propria posizione al riguardo, generando casi grotteschi e precedenti da antologia

A volte, la censura produce effetti quanto meno curiosi. Oppure combina disastri epocali.

I videogiochi sono incredibili. La loro capacità espressiva e comunicativa permette agli sviluppatori di affrontare temi di ogni tipo, dai più banali ai più scottanti, aggirando limiti normalmente imposti da altri medium. Quest’eccesso di libertà si è spesso scontrato con le imposizioni dalla società, facendo finire un numero preoccupante di titoli nel tritacarne della censura. A volte ne hanno fatto le spese elementi grafici considerati troppo espliciti. Altre volte è toccato alle tematiche più fastidiose. Nella maggior parte dei casi, come sempre, è stata colpa del sesso. Osservando da lontano le censure effettuate nel corso degli anni, è impossibile non notare la marcata schizofrenia della moralizzazione, che a prescindere dai periodi storici si accanisce ciclicamente sugli stessi elementi, in una folle altalena di indignazione. Si tratta di un fenomeno comune che ha coinvolto molte altre forme di intrattenimento, arrivando anche a distruggere opere squisitamente provocatorie, nel nome della sensibilità comune. In quest’articolo abbiamo raggruppato le dieci censure più assurde e iconiche nella storia dei videogiochi. Buona indignazione!

10 – Face palm e sonde anali (South Park: Il Bastone della Verità)

Quando la mannaia della censura si abbatte su un titolo, gli sviluppatori possono decidere se accettare a testa bassa il verdetto, o se trovare un modo creativo per aggirarlo e deriderlo. Nel caso di South Park: Il Bastone della Verità, Ubisoft ha affrontato senza paura la censura imposta per l’Europa e l’Australia, descrivendo le scene tagliate nei minimi particolari. Rispetto alla versione americana, in quelle censurate sono state eliminate sequenze relative a un aborto e all’estrazione di ingombranti sonde anali da vari personaggi. Se conoscete South Park sapete quanto la serie animata possa essere irriverente, ed era piuttosto ovvio che anche il gioco a essa ispirato avrebbe mantenuto gli stessi toni. A quanto pare, però, l’interattività dei videogiochi è considerata così pericolosa per la fragile mente degli utenti, da costringere a tagliare di netto intere sequenze dell’avventura.

Di fronte a un processo barbaro come quello della censura, l’ironia è un forte alleato. Ubisoft lo sa bene e ha trasformato un sopruso in una gag capace di strappare un sorriso. Nonostante tutto.

9 – Frittata di zombie (Carmageddon)

Quando arrivò sul mercato, Carmageddon suscitò molto scalpore. L’idea di ottenere punti investendo pedoni innocenti faceva accapponare la pelle alle mamme, che sollevarono un vespaio per proteggere i propri figli “indifesi”. Nonostante le pressanti richieste il gioco non venne ritirato dal mercato, ma fu modificato sostituendo le persone con i classici zombie. Cambiato il colore del sangue e della pelle, la carneficina virtuale è stata finalmente accettata, tranquillizzando tutte le mamme orgogliose di aver sconfitto gli odiati videogiochi. Poco importa se i loro figli, in quegli anni, avevano a disposizione titoli anche più cruenti e impressionanti con cui giocare senza che gli venisse detto nulla, solo perché nessuno aveva deciso di far scoppiare il caso.

 

Tanto per cambiare, la versione alternativa del gioco pubblicata in Germania aveva i robot al posto degli zombie. Una censura nella censura!

8 – Sashimi di delfino (Super Mario World)

Per quanto possa sembrare assurdo, nemmeno un capolavoro senza tempo come Super Mario World è stato risparmiato dalla censura. In questo caso si tratta di un intervento dal taglio animalista, visto che riguarda il draghetto Yoshi e una manciata di delfini. In una delle aree segrete del gioco, infatti, i simpatici cetacei offrono un utile appoggio su cui saltare in caso di difficoltà. Nella versione giapponese del gioco, affrontando il livello con Yoshi è possibile papparsi i piccoli mammiferi marini in un sol boccone. Anche se rappresentata con una pixel-art deliziosa, questa semplice operazione ha suscitato reazioni di orrore in chi ha valutato i contenuti del gioco prima della sua uscita americana, tanto che nella versione occidentale di Super Mario World è stata rimossa la possibilità di far banchettare il destriero di Mario con i delfini. In Giappone la caccia al delfino è piuttosto comune e Greenpeace si è sempre battuta per la sua abolizione, motivo per cui all’epoca si sollevarono le polemiche che portarono alla censura. Ora la domanda nasce spontanea: e le tartarughe?

Che siate d’accordo o meno con la battaglia portata avanti da Greenpeace, dubitiamo che impedendo al povero Yoshi di mangiare il suo cibo preferito sia stato salvato qualche delfino in carne e ossa.

7 – Minorenni, razzismo e costumi ammiccanti (Bravely Default)

Se amate i giochi di ruolo di stampo giapponese, probabilmente avrete apprezzato Bravely Default. Il titolo uscito su Nintendo 3DS è stato per molti un apprezzato ritorno alle atmosfere e alle meccaniche dei vecchi Final Fantasy. Quando Square Enix sviluppò il gioco il 3DS non stava avendo molto successo in occidente, motivo per cui un’eventuale uscita in America ed Europa non era stata nemmeno presa in considerazione. Questo permise agli sviluppatori di lavorare senza preoccuparsi delle differenze culturali tra il Giappone e il resto del mondo. Il risultato fu un titolo con personaggi minorenni, costumi sexy e mille altri elementi capaci di far scoppiare l’embolo a gran parte dei sistemi di classificazione. Le edizioni occidentali di Bravely Default sono state realizzate grazie al supporto della stessa Nintendo, all’epoca famosa per le rigide linee guida per la pubblicazione dei giochi nel mercato occidentale. L’età dei personaggi del GDR Square Enix è stata quindi aumentata per non urtare la sensibilità di nessuno. Molti costumi sono stati alterati o cancellati definitivamente, perché ammiccanti o troppo stereotipati e, di conseguenza, razzisti.

L’intervento sui costumi di Bravely Default è stato surreale. Considerare razzista l’uso di un costume tradizionale non ha alcun senso, se l’abbigliamento in questione non è associato a niente di negativo.

6 – Il gioco dei nomi (Street Fighter II)

I fan dei giochi di combattimento conoscono bene la saga di Street Fighter. Quelli più avanti con gli anni avranno di certo spolpato Street Fighter II in sala giochi, smadonnando mentre affrontavano i famigerati quattro boss: Balrog, Vega, Sagat e M. Bison. La cosa divertente è che i nomi di questi personaggi sono stati invertiti nel passaggio dalla versione giapponese a quella occidentale del gioco. In origine il pugile ispirato a Mike Tyson era M. Bison, lo spagnolo con l’artiglio era Balrog e il boss finale era Vega. Molti pensano che la modifica sia stata fatta per un possibile problema di diritti per il nome e l’aspetto di Mike Tyson, ma il celebre peso massimo ha affermato ai microfoni di ESPN di aver scoperto la somiglianza del personaggio solo di recente. Secondo la versione raccontata dalla divisione americana di CAPCOM, il nome Vega era ritenuto troppo debole per il boss finale di un gioco, motivo per cui hanno optato per quell’intervento. La modifica dei nomi ha creato non poca confusione, soprattutto quando i giocatori hanno iniziato a confrontarsi grazie al crollo dei confini favorito da Internet. La situazione è stata risolta chiamando lo spagnolo “Claw” (artiglio), il pugile “Boxer” e il boss finale “Dictator”. Questa non è una vera e propria censura, ma ha comunque segnato il destino di un’intera serie.

Mentre nella versione giapponese del gioco la “M.” prima di Bison viene giustamente associata al nome “Mike”, per i giocatori occidentali è sempre stata un mistero. Per molti, il boss finale di Street Fighter II è Mister Bison!

5 – La guerra dei robot (Team Fortress 2)

Tra i paesi europei più attivi sul fronte della censura nei videogiochi c’è sicuramente la Germania, da sempre protagonista di improbabili modifiche ai contenuti dei titoli pubblicati sul proprio territorio. Tra i tanti esempi possibili, abbiamo deciso di concentrarci su quello di Team Fortress 2, gioco competitivo a squadre sviluppato da Valve e apprezzato in tutto il mondo. Nella versione tedesca dell’FPS a squadre tutti i personaggi sono stati trasformati in robot, in modo da mascherare la violenza cartoonesca inserita originariamente dai programmatori. Si tratta di una modifica che non intacca minimamente le dinamiche di gioco, ma che fa sollevare un sopracciglio di fronte alla quantità infinita di titoli ben più violenti, giunti regolarmente negli scaffali dei negozi.

La versione originale del gioco vanta una caratterizzazione grafica con l’esagerazione tipica dei cartoni animati. C’era davvero bisogno di un simile intervento?

4 – Molto Pulp. Pure troppo. (Mortal Kombat)

Quando Mortal Kombat uscì in sala giochi, le storie sulla sua incredibile violenza arrivarono all’orecchio di ogni ragazzino appassionato di videogiochi. Gli scontri tra i personaggi del titolo Midway erano veri e propri bagni di sangue, soprattutto quando venivano portati a termine con le leggendarie Fatality, tecniche che permettevano di fare a pezzi l’avversario in modi folli e creativi. Quando il gioco venne convertito per le console casalinghe, approdò su SEGA MegaDrive nella sua versione squisitamente pulp, mentre su SNES subì numerosi tagli legati alle politiche Nintendo. Fu proprio questo a decretare l’enorme successo della versione per la console SEGA, soprattutto nel mercato occidentale. Pur essendo tecnicamente migliore, Mortal Kombat su SNES aveva il sudore al posto del sangue e molte delle sue iconiche Fatality erano state stravolte per essere meno impressionanti. Un esempio? Sub Zero congelava l’avversario per poi farlo a pezzi con un montante, mentre nella versione originale gli stappava testa e spina dorsale con un unico movimento. La tecnica era di certo meno cruenta, ma a conti fatti finiva sempre con la morte dell’avversario. Che senso aveva?

Il fascino dell’ultraviolenza di Mortal Kombat è stato omaggiato anche dal recente anime High Score Girl, disponibile su Netflix.

3 – Addio, Torri gemelle (Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty)

L’11 settembre 2001 ha sconvolto molte persone in ogni angolo del mondo. Le immagini degli attentati alle torri gemelle di New York sono ancora impresse negli occhi di tutti ed è quasi impossibile trovare qualcuno che non ricordi i fatti di quel giorno. L’impatto degli attacchi fu tale da travolgere anche l’allora attesissimo Metal Gear Solid 2, il cui lancio era previsto per il mese di novembre. Alcune sequenze dell’Arsenal Gear a Manhattan, in particolare, riguardavano proprio gli edifici coinvolti dagli attentati aerei e Konami e Hideo Kojima, all’epoca non ancora divorziati, decisero di comune accordo di intervenire in modo drastico. L’intera scena venne rimossa, così come le sequenze filmate che mostravano le torri gemelle, utilizzate all’interno di alcuni momenti dell’avventura. Il World Trade Center ha sempre affascinato Hideo Kojima, così come l’intera città di New York e le teorie complottistiche legate al terrorismo. L’attacco dell’11 settembre deve aver colpito molto il game designer giapponese. In questo caso, quindi, non si tratta di una censura imposta, ma di una decisione presa direttamente dall’autore.

Il lancio di Metal Gear Solid 2 fu un vero e proprio evento. I fan attendevano il gioco con trepidazione, stuzzicati anche dall’incredibile demo presente in ogni copia di Zone of the Enders.

2 – Il corto circuito tra musica e Corano (Little Big Planet)

Quando si parla di censure è raro imbattersi in tagli legati alla musica. Nel caso di Little Big Planet, gioco di piattaforme con elementi creativi realizzato da MediaMolecule e prodotto da Sony, è stato proprio un problema legato a una delle canzoni della colonna sonora a far scattare la censura e il rinvio dell’uscita. Il caso è scoppiato per via del brano Tapha Niang, di Diabate’s Symmetric Orchestra, inserito in uno dei livelli del gioco senza sapere che al suo interno conteneva citazioni di alcuni versi del Corano. Quando si parla di religione il rischio di offendere qualcuno è sempre molto alto, motivo per cui Sony intervenne in modo tempestivo ritirando tutte le copie già distribuite (a pochi giorni dall’uscita nei negozi) e rimasterizzandole con i nuovi contenuti. Fu un’operazione lenta e costosa, che oltre a creare un precedente importante non portò con sé grandi conseguenze.

“Ogni anima avrà il sapore della morte” e “Tutto quello che è sulla terra perirà”. Le frasi presenti nel brano incriminato non avevano motivo di stare in un gioco come Little Big Planet.

1 – Come stravolgere un intero progetto (Tokyo Mirage Sessions #FE)

Anche se oggi la situazione è nettamente migliorata, fino a qualche anno fa Nintendo era considerata la regina delle censure. Alcuni dei titoli usciti sulle sue console sono arrivati sul mercato occidentale del tutto stravolti, al punto da sembrare giochi differenti. Uno degli esempi più rappresentativi è quello di Tokyo Mirage Sessions, intrigante crossover tra Shin Megami Tensei e Fire Emblem uscito su Wii U. Nella versione originale del gioco parte della storia ruota attorno al mondo delle gravure idol, specializzato nello sfruttamento di ragazze formose come modelle per riviste prettamente maschili. Pur non essendo legato alla pornografia, si tratta comunque di un ambiente ammiccante, motivo per cui Nintendo ha deciso di sostituirlo nella versione occidentale del gioco con la più banale industria della moda. Si tratta di una modifica importante, che oltre a stravolgere le reazioni dei personaggi, intacca anche tutti i costumi utilizzabili. La ciliegina sulla torta? Molte delle censure coinvolgono anche l’artbook ufficiale. Argh!

Come già accaduto in molti altri titoli, anche in questo caso l’età dei personaggi è stata alzata per evitare problemi.

 

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