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La guida agli eSport di AESVI è il vademecum definitivo per chi vuole saperne di più

Un fenomeno che conta oggi nel nostro paese più di un milione di appassionati e che è destinato a crescere sempre di più in futuro: ecco i motivi per cui gli eSport non vanno assolutamente ignorati

Con un picco di 2,3 milioni di spettatori e un montepremi totale di 30 milioni di dollari, la Fortnite World Cup è stato l’evento di eSport più grande dell’anno. In foto: i vincitori dell’edizione 2019.

Esport, questi sconosciuti. La parola da anni si fa strada nel mondo delle competizioni sportive così come in quello dell’intrattenimento, e in alcune occasioni è anche rimbalzata sulla bocca di tutti, come quando il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) nel 2018 aprì alla possibilità di affiancare gli sport elettronici alle discipline più tradizionali. Tuttavia, se si supera la cerchia ristretta degli appassionati e degli addetti del settore, è ancora difficile trovare nel nostro paese una consapevolezza reale del fenomeno, che ha invece acquisito ormai da tempo uno spazio preminente nel mondo statunitense e in quello asiatico in particolare.
Ci ha pensato Aesvi (l’Associazone Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani) a fare luce sulla questione pubblicando la “Guida agli Esports”, uno strumento disponibile gratuitamente e pensato per tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo affascinante mondo, per tutti i “vorrei ma non posso” e anche per quelli ancora convinti che tutti i videogiochi siano solo un passatempo da divano.

Le proiezioni di crescita del mercato globale degli eSport da qui al 2022.

Perché dovrebbe fregarmene qualcosa?

Non serve necessariamente essere patiti di videogiochi: per farsi incuriosire dagli eSport basta anche solo dare un’occhiata al mondo di oggi. Se siete genitori, per esempio, potrebbe interessarvi sapere perché vostro figlio sedicenne passi tutte quelle ore a vedere i video di Fortnite o abbia improvvisamente cominciato a parlare una lingua sconosciuta con i suoi amici, fatta di termini incomprensibili come “nerfare”, “droppare” o “AFK”. Oppure ancora, come abbia fatto un suo coetaneo a diventare milionario passando tutto il suo tempo a “giocare ai videogiochi”, anche se sembra solo un’altra delle tante storie finte di quegli articoli clickbait che girano su Internet.
La verità è che esiste un fiorente ecosistema internazionale degli eSport caratterizzato dagli stessi elementi di quello degli sport tradizionali che siamo abituati a conoscere da sempre, nello specifico: sponsor, organizzazioni, competizioni, eventi dal vivo, professionisti delle varie discipline che vengono venerati dai fan. Non scandalizzatevi quindi se un ragazzo di oggi preferisce vedersi una finale dei campionati mondiali di League of Legends piuttosto che quella di Champions e in camera sfoggia il poster di Ninja invece che di Cristiano Ronaldo: significa che è semplicemente figlio del suo tempo.
Come ha ben sottolineato Marco Saletta, presidente di AESVI: “Gli esports sono un fenomeno di intrattenimento davvero moderno in grado di coniugare spettacolo, competizione e tecnologia come nessun’altra forma di intrattenimento”.

I principali generi di videogiochi che compongono la categoria degli eSport.

Gli eSport in Italia, tra numeri e passione

Anche se più lentamente che in altri paesi, anche in Italia si sta facendo strada la consapevolezza e la passione nei confronti fenomeno eSport. Nel corso degli ultimi mesi vi abbiamo parlato della nascita del ramo AESVI 4 Esports, così come dei tanti successi dei team nostrani e della comparsa di nuovi eventi dedicati.
In Italia, stando agli ultimi dati di fonte AESVI/Nielsen, oggi si contano 1.200.000 fan tra i 16 e i 40 anni che seguono eventi di eSport ogni settimana e 350.000 appassionati attivi (ossia che seguono gli eventi ogni giorno). Tra gli appassionati troviamo in prevalenza uomini (che costituiscono il 68% degli avid fan contro il 32% delle donne, e il 62% dei fan meno assidui) tra i 21 e i 30 anni (48% degli avid fan), ma anche nella fascia di popolazione che va dai 31 ai 40 anni troviamo un gran numero di appassionati (il 35% della categoria avid fan). Mentre potrebbe sembrare basso il dato relativo ai giovani tra i 16 e i 20 anni, che contano per il 18% degli appassionati, se si confronta con la rispettiva percentuale di popolazione appartenente a questa fascia di età, ossia il 17% della popolazione tra i 16-40 anni, si capisce bene quanto sia rilevante il fenomeno per le nuove generazioni. Se si analizza ulteriormente il pubblico degli eSport nel nostro paese, si noterà inoltre che ben il 25% degli spettatori ha cominciato a seguire gli eventi nell’ultimo anno, in linea con una crescita che si è verificata anche in altri paesi come la Francia (+23%), la Germania (+17%) e gli Stati Uniti (+23%).
Se si parla di introiti, dal 2017 al 2018 i ricavi globali del settore sono passati da 655 a 855 milioni di dollari (+32%) con una crescita prevista a 1,8 miliardi di dollari entro il 2022. A guidare il treno sono gli Stati Uniti, che detengono il 37% del mercato, seguiti dalla Cina (19%) e dall’impressionante dato della piccola Corea del Sud, che da sola conta per il 6%.

Una rappresentazione dei principali attori ed elementi che operano nell’ecosistema degli eSport.

Non è una moda passeggera

Numeri alla mano, è abbastanza facile capire che quello degli eSport non è un fenomeno di passaggio, ma una nuova espressione culturale della nostra società e in quanto tale è fatta per restare. La guida di AESVI si propone di rispondere a domande tipiche dei non addetti ai lavori (tra le altre: Che rapporto hanno gli eSport con i videogiochi e con lo sport tradizionale? Dove si possono seguire? Come si diventa un videogiocatore professionista?) e fornisce anche un utile glossario per rendere meno oscuri tutti quei termini, spesso mutuati dalla lingua inglese, che servono a definire alcuni elementi di questo mondo affascinate ma anche complesso. Perché gli eSport non sono solo una professione, un passatempo o un’occasione di investimento, ma hanno anche il potenziale per diventare, così come gli sport tradizionali, un ponte per collegare le vecchie alle nuove generazioni.

 

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