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I peggiori doppiaggi in italiano

Il peggio del doppiaggio italiano nei videogame, in otto esempi (più un'imperdibile “bonus track”)

La qualità dei doppiaggi è cresciuta costantemente, con interpretazioni sempre più convincenti.

I doppiatori italiani sono considerati tra i migliori al mondo. Voci capaci di trasmettere emozioni e di rendere giustizia alle interpretazioni degli attori più celebrati. Voci entrate a pieno diritto nella storia del cinema nostrano. È così anche per i videogiochi? Anche nel mondo dell’intrattenimento elettronico siamo stati abituati a doppiaggi di alto livello? La risposta, soprattutto per quanto riguarda il recente passato, è affermativa. Diverso è però il discorso se torniamo indietro nel tempo. Se guardiamo a un passato costellato da traduzioni approssimative e da budget prossimi allo zero. In questo caso ci troviamo di fronte a vere e proprie perle di involontaria comicità, che nella loro assoluta e totale mancanza di qualità riescono a essere assolutamente, innegabilmente e clamorosamente ridicole. Ecco le nostre preferite.

Terrore notturno

In Nocturne (1999, PC) ci sono tensione e paura. C’è un clima di terrore che si respira costantemente mentre l’ignoto protagonista si avventura nei meandri di una storia tutto sommato dignitosa. Ma non solo. C’è un clima di terrore anche quando uno qualunque dei personaggi presenti, dai più importanti ai più insignificanti, apre bocca e inizia a parlare. È infatti difficile pensare a una prova recitativa peggiore e a un cast peggio assortito. Il video che abbiamo allegato di seguito è un vero capolavoro, capace di mostrare in dieci secondi tutte le qualità del doppiaggio di Nocturne. Perché diciamo la verità, chi non si aspetta di incontrare una segretaria con accento bolognese (manca giusto il “sorbole” finale) in un’agenzia governativa segreta statunitense? Chi volesse farsi qualche altra risata, può optare per un video decisamente più lungo, ricco di numerosi spunti comici.

Medaglie d’Argento

Grande offerta due per uno in questo paragrafo. In fondo, chi siamo noi per dividere una famiglia? La famiglia in questione ha un cognome piuttosto famoso, Argento, ed è composta da padre (Dario) e figlia (Asia). Il primo si è cimentato nei panni del Dottor Kyne in Dead Space (2003, PC/PlayStation 3/Xbox 360). Poche battute sono sufficienti per comprendere come mai il buon Dario abbia trascorso una (spettacolare) carriera dietro la cinepresa, e non davanti. La sua performance è da dimenticare con una recitazione priva di pathos, incapace di rendere giustizia a un personaggio cardine della storia. Molto meglio il resto del cast, adeguato per quello che può essere considerato un vero capolavoro del genere horror. Un po’ Alien, un po’ La Cosa, Dead Space è ancora oggi, a oltre dieci anni dalla sua uscita, un’esperienza eccellente. Sistemato il padre, si passa alla figlia. E si prosegue con i giochi di qualità, abbandonando lo spazio per spostarsi nel futuro alternativo proposto da Mirror’s Edge (2008, PC/PlayStation 3/Xbox 360). Titolo innovativo e originale, in cui Asia interpreta il ruolo della protagonista in una maniera che, per essere garbati, definiremmo senza particolare convinzione e trasporto. Non certo la sua migliore prova, non replicata (fortunatamente) nel sequel, Mirror’s Edge Catalyst.

L’assassino della lingua italiana

Un killer silenzioso si muove all’interno di una stanza. Si guarda intorno, osservando ogni piccolo particolare. Vede il suo bersaglio, e valuta ogni possibile opzione. Tocca la pistola con silenziatore nascosta sotto la sua giacca. È ancora presto per usarla. Decide di prendersela con calma, perché la fretta può rivelarsi fatale in situazioni del genere. Si avvicina con nonchalance al bancone del bar. Parla e booom. Tutta la tensione esplode, trasformandosi in una fragorosa risata. È questo ciò che accade a chiunque vesta i panni dell’Agente 47 in Hitman: Pagato per Uccidere (2000, PC), primo capitolo della fortunata serie dedicata all’assassino con il look alla Mastro Lindo. Perché non è umanamente possibile restare seri di fronte a una recitazione di questo livello. E poi, quando si pensa di aver toccato il fondo, ecco un dialogo con un personaggio asiatico… ed è subito leggenda.

Tracchia contro l’italiano

King’s Field IV (2001, PlayStation 2) mette le cose in chiaro sin dall’inizio. Da questo punto di vista è apprezzabile, perché è un titolo sincero. Non illude con sequenze introduttive che lasciano adito a qualche speranza. Dopo una breve carrellata e qualche secondo di silenzio, è sufficiente l’entrata in scena della voce narrante per notare qualcosa di strano. O meglio, per notare che chiunque sia stato scelto per interpretare il ruolo della voce narrante è uno straniero che ha appena terminato il suo primo corso di italiano. Corso, presumibilmente, della durata due lezioni da dodici secondi l’una. È difficile trovare nella storia dei videogiochi una sequenza analoga, talmente strampalata e priva di senso da meritarsi di essere ricordata per sempre. Capolavoro assoluto. Prima della visione, un consiglio da amici: non provate a mangiare qualcosa mentre la state ascoltando. Rischiereste seriamente di strozzarvi dalle risate.

Scimmie in fuga

Come King’s Field IV, anche Ape Escape (1999, PlayStation) parte forte. Pochi secondi sono sufficienti per entrare nel vivo della storia e per fare la conoscenza con Spike, Buzz, Katie e del mitico Professor. Proprio quest’ultimo, con il suo leggero accento veneto, è il vero protagonista del gioco, colui che vorremmo incontrare in ogni sequenza pur di ascoltare la sua voce. Le sue prime parole “noo, noo, corete tutti e dueee” sono scolpite a fuoco nelle nostre menti, e in quelle di chi ha avuto modo di provare un titolo che, doppiaggio a parte, era più che godibile.

Le apparenze ingannano

Non si giudica un libro dalla copertina. E non si giudica un gioco dalla sua introduzione. Se così facessimo, dovremmo considerare Half Life 2 (2004, PC/Xbox/Xbox 360/PlayStationt 3) una tremenda porcata. Invece si tratta di un assoluto capolavoro, un caposaldo del genere sparatutto in prima persona che non tralascia la componente narrativa a favore della pura e semplice azione. È un vero godimento da giocare (e al tempo lo era anche da vedere), ma non è altrettanto spettacolare per quanto riguarda l’audio. O meglio, per essere più precisi, per quanto riguarda l’audio dell’edizione italiana. Gli attori scelti per il doppiaggio sembrano dilettanti allo sbaraglio, con una recitazione che spazia tra il pessimo e il tragico. Salvare anche poche battute è un’impresa titanica, al limite delle possibilità umane.

Mannaggia la putrella

Ancora un tuffo nel passato, ancora un titolo di matrice horror, e ancora un orrore di doppiaggio. Call of Cthulhu: Prisoner of Ice (1997, PC/Saturn/PlayStation) è una tradizionale avventura punta e clicca basata sulle opere di H.P. Lovecraft, in particolare sul romanzo Alle Montagne Della Follia. La struttura è tipica dell’epoca, con tutta una serie indizi da scovare e oggetti da recuperare per risolvere uno dopo l’altro una lunga sequenza di enigmi. Una missione impegnativa, ma non impossibile quanto riuscire a entrare in sintonia con l’atmosfera di terrore che dovrebbe essere alla base del gioco. Atmosfera che viene distrutta ogni volta che inizia un dialogo. Purtroppo, pur essendo uscito per tre differenti formati, solamente i possessori di PC possono godere di questo capolavoro. Le versioni Saturn e PlayStation sono disponibili infatti solamente per il mercato giapponese e contengono al loro interno la traccia audio in inglese. Che peccato!

Prefer Bellini to Tortellini

Anche se tecnicamente non si tratta di un doppiaggio italiano, è impossibile non dedicare uno spazio ad Alpha Prime (2007, PC). La performance di Paolo Bellini è leggendaria, degna della migliore comicità nonsense. Si tratta di un personaggio secondario che infarcisce il suo inglese (già reso particolare dalla sua pronuncia “italian style”) con tutta una serie di parole e di espressioni a dir poco deliranti. Dalla prima all’ultima apparizione Paolo ruba la scena, con perle di saggezza che meritano di essere ascoltate in religioso silenzio.

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