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I 6 disturbi da videogiocatore

Vizi, scaramanzie e riti propiziatori di una categoria che sa di essere allegramente pazza e che piace per questo

Abbiamo chiesto ad alcuni videogiocatori manie, vizi e "disturbi" che vivono con il loro hobby preferito.

Un tempo erano i frequentatori di sale giochi ad essere catalogati. C’era il tizio che voleva per forza farti vedere “come si fa la palletta a Street Fighter”, quello che si piazzava a mezzo centimetro sputandoti il fumo in faccia per farti sloggiare dal “suo” cabinato, quello che affermava di aver finito il gioco “con una moneta sola, bendato, mentre mangiava un kebab di mezzo metro”. Uno zoo estremamente vario che negli ultimi 20 anni ha progressivamente cambiato abitudini: si è chiuso in casa, ha iniziato a parlare dentro un microfono, gioca con strane scatole collegate alla TV e ha sviluppato una manie del tutto nuove. Comunicazione di servizio: per godere al meglio della seguente lettura consigliamo di tenere in sottofondo la seguente traccia musicale: Aria sulla Quarta Corda (Suite per Orchestra n. 3 di Johann Sebastian Bach)… AKA la sigla di Quark.

1. Smarrimento volontario

Sintomi: Il videogiocatore è l’unica specie sulla Terra che si augura di sbagliare strada. Sempre. Quando viene messo di fronte ad un bivio che abbia più di due strade inizia a sudare come un muflone svizzero e ricorre a strani riti per decidere quale strada intraprendere. Spesso fa valere la regola del “due su tre” ma alla fine ne è convinto: si va da quella parte. Arrivato a metà del corridoio scelto il dubbio si insinua nelle sue sinapsi. Ha un ripensamento, è sicuro che la strada giusta (leggi “sbagliata”) è l’altra e che sta per lasciarsi dietro tesori di indicibile importanza. Torna indietro, corre a perdifiato ansioso di mettere le mani sul forziere nascosto e BAM… nell’82% dei casi finisce fuori dal livello/dungeon con una porzione di mappa rimasta inesplorata. Un’onta che va lavata con il sangue. Dopo aver invocato qualsiasi divinità esistente e non prende una decisione drastica: ricomincia da capo. Peccato che spesso questo tipo di giocatore abbia la memoria paragonabile a quella di un lemure sotto LSD e nella metà dei casi finisce per ripercorrere gli stessi, medesimi percorsi. Una variante di questo disturbo costringe il giocatore a finire tutte le missioni secondarie di una zona prima di passare alla successiva, anche se il gioco che sta affrontando permette di muoversi senza alcuna restrizione lungo tutta la mappa.

2. Moltiplicazione dell’IO

Sintomi: L’incubo del progresso di gioco corrotto. Chi non ha vissuto questa terribile esperienza? Una run di Skyrim da 190 ore, tutte le patenti di Gran Turismo platinate, le quattro storie di Resident Evil 2 completate sedici volte con Rank A in meno di 2 ore, Tofu e Hunk sbloccati… poi uno sbalzo di tensione e tutto se ne va in fumo. Il disturbo in questione consiste nell’impossibilità di portare avanti un qualsiasi titolo senza utilizzare dai 3 ai 170 slot di salvataggio, che vengono alternati con rara precisione dal giocatore ogni volta che si presenta la possibilità di aggiornarli. Spesso vengono aggiunti ai salvataggi temporanei, a quelli veloci, medi, Small, Medium e Large. Nei casi più estremi vengono usati hard disk esterni, sempre in numero dispari altrimenti porta sfiga, sui quali si effettuano molteplici backup. Nei tempi che furono i pionieri del videogioco casalingo moltiplicavano le memory card insieme a filoni di pane utili per rifocillarsi durante le sessioni più lunghe. Ancora prima venivano utilizzate schede perforate, accuratamente conservate a temperature prossime allo zero assoluto.

3. Bulimia videoludica

Sintomi: Conosciuto anche “Sindrome da Day-one”, è quel disturbo che costringe il giocatore ad acquistare tutti i titoli il giorno dell’uscita, fregandosene del conto in rosso, dei mille titoli già lasciati in sospeso e dei consigli degli amici, chiaramente falsi in quando saranno i primi ad approfittarne ricomprando i suoi giochi a metà prezzo un paio di settimane dopo. Sì, perché il bulimico videoludico compra tutto ma non finisce quasi nulla, si abbuffa senza ritegno seguendo il dogma di Al Pacino ne L’Avvocato del Diavolo: guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire. Arriva a casa con le mani imperlate di sudore per l’emozione, apre la confezione sfilando il cellophane con la stessa decisione mista a delicatezza con cui toglierebbero la biancheria intima a qualsiasi donna capace di respirare, lo inserisce nel PC/Console e lo inizia, convinto che stavolta lo porterà a termine. Una vocina dentro di lui però si fa già largo, ricordandogli i giochi che usciranno la settimana successiva e provocandogli una breve ma rocciosa erezione. Il più eccitato di tutti però è il suo negoziante di fiducia, che ormai ripone in lui quasi tutte le speranze di sopravvivenza del suo esercizio.

4. Ossessione da ordine

Sintomi: Una delle fissazioni più comuni e tutto sommato innocue. Chi ne è schiavo non può fare a meno di passare ore a sistemare l’inventario del suo personaggio, non per sfruttare fino all’ultimo slot disponibile ma per il puro piacere di allineare oggetti, armi e accessori secondo criteri che possono variare dall’importanza, alla forma, al colore. Una delle serie che hanno alimentato maggiormente questo disturbo è Resident Evil. Il risicato spazio di inventario dei primi capitoli ha dato il “La” al problema, ma è con Resident Evil 4 e le sue dannate valigette modulari che si è raggiunto l’apice. Ci credereste che alcuni giocatori arrivavano al punto di sistemare le uova di gallina seguendo i diversi gradienti di colore e costringevano il povero Leon a lunghe sessioni di Caccia al Pollastro solo per “farmare” quelle che gli mancavano per chiudere la sequenza?

5. Ansia da confronto

Sintomi: L’ambiente in cui questo disturbo prolifera più velocemente è quello dei giochi di ruolo. Il videogiocatore affetto da tale ossessione evita in qualsiasi modo, anche utilizzando gli stratagemmi più biechi e inutili, di utilizzare pozioni per recuperare energia (o Mana) durante gli scontri con nemici di un livello che sia inferiore a quello di un mini-boss. Questo lo costringe a volte a ricaricare un salvataggio precedente, magari solo per risparmiare quella boccetta che inavvertitamente è stata consumata sfiorando il tasto L1. Nella maggior parte dei casi il povero mentecatto arriverà al famigerato scontro finale con uno zaino gonfio come lo scroto di un toro da monta, ma nel frattempo avrà probabilmente raggiunto il Level Cap e farà fuori il Sephiroth di turno con una scorreggia al gusto di lampone.

6. Accumulo seriale

Sintomi: Un disturbo affine a quello precedente, che vede il povero demente con il controller in mano ossessionato dalla smania di non lasciar cadere neanche una briciola degli oggetti ottenuti durante il gioco. Armi inferiori di 20 livelli rispetto a quelle usate, oggetti ormai inutili che il gioco stesso ti consiglia di eliminare, perfino le vesti di cotone con cui si inizia un GDR vengono spesso conservate per non si sa quale motivo. I casi più gravi di questo disturbo si sono riscontrati in giochi come Diablo, un continuo avanti e indietro dai dungeon per svuotare le tasche piene della paccottiglia più ignobile, decine di metri quadri virtuali riempiti di ciarpame che neanche il troll più lurido osava più toccare. Luminari della psichiatria stanno tentando di curare questa ossessione costringendo i giocatori che ne sono afflitti a lunghe sessioni di Borderlands, il cui generoso loot viene poi sparso nell’etere con la cancellazione brutale dei file di salvataggio.

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