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I 10 videogiochi più deludenti

Li aspettavamo con la bava alla bocca, i soldi messi da parte da una vita e una malcelata eccitazione nel bassoventre, peccato che poi…

Pronti a vedere la nostra classifica dei videogame che hanno preso a schiaffi in faccia le nostre speranze?

I sogni sono belli, peccato che poi ci si svegli. Avete presente quella biondona che l’altra sera vi siete “pastrugnati” sul divanetto della discoteca, mentre una mezza dozzina di Gin-Tonic rimescolavano le vostre viscere? Che spettacolo, tutte le curve al posto giusto e ha voluto proprio voi… peccato che stamattina assomigli al divano di cui sopra. La stessa cosa accade più spesso di quanto vorremmo con i videogiochi: ne vediamo il primo trailer, ce ne innamoriamo, contiamo i mesi (a volte anni) che ci separano dall’uscita, lo prenotiamo online per averli al Day One o mettiamo le tende fuori dal negozio per essere i primi ad averli. Poi arriviamo a casa frementi di eccitazione, li inseriamo nel nostro PC/Console. Passano le ore, una vocina roca e preoccupata inizia ad insinuarsi nella nostra testa: “Pensavo meglio, ma magari andando avanti migliora”. No, non migliora… se non un anno dopo a suon di scuse degli sviluppatori, patch ed espansioni che nel frattempo diventano gratuite per convincervi a restare.

Questa è la storia, anzi le 10 storie, di alcuni dei videogiochi più deludenti di sempre. Quelli che promettevano tanto e hanno mantenuto poco o niente… maledetti loro e i Gin-Tonic!

10 – Luigi’s Mansion 2

Forse vi sorprenderete nel vedere questo gioco in classifica, anche se sul gradino più basso del nostro “Disgustometro”. La delusione in questo caso è rivolta ad alcune scellerate idee di game design. Memori del primo, meraviglioso capitolo per GameCube, i fan non vedevano l’ora di esplorare una nuova magione infestata da fantasmi da risucchiare nell’aspirapolvere del fratello sfortunato di Mario. Gli sviluppatori invece decisero di dividere l’avventura in missioni, una volta completati gli obiettivi si tornava alla base senza alcuna possibilità di girare liberamente. Non era possibile farlo neanche nella modalità aggiuntiva, che pur promettendo maggiore libertà era comunque legata agli eventi chiave della storia. Un potenziale capolavoro ridotto ad un simpatico giochino in stile Mobile… speriamo che il terzo capitolo per Switch non faccia la stessa fine.

Nintendo non è nuova ad esperimenti non esattamente riusciti sulle sue serie più famose, ma fortunatamente impara dai suoi errori.

9 – Watch Dogs

Uno di quei giochi che rientrano nella categoria “si impegna ma potrebbe fare molto di più”. L’ennesima promessa non mantenuta da Ubisoft, che presentò questo nuovo franchise come qualcosa di rivoluzionario, una sorta di GTA futuristico nel quale sarebbe stato possibile prendere possesso di qualsiasi dispositivo elettronico della città per plasmare l’avventura a proprio piacimento. La realtà fu diversa, il gioco era tutt’altro che pessimo ma le possibilità di personalizzazione dell’esperienza erano assai meno “pompate”. A prescindere dalle decisioni prese dal giocatore il procedere della storia era lineare e le cose da fare realmente differenti si potevano alla fine contare sulle dita di una mano.

Ciliegina sulla torta un evidente downgrade grafico rispetto ai primi trailer, che Ubisoft inizialmente negò per poi cedere all’evidenza.

8 – Mirror’s Edge Catalyst

Mirror’s Edge è stato uno dei migliori nuovi franchise lanciati da Electronic Arts negli ultimi 15 anni. Purtroppo il tentacolare publisher americano lo lanciò maldestramente e senza il necessario battage pubblicitario. Il successo arrivò comunque grazie ad un passaparola sempre più importante, la gente si incuriosì e appassionò a questo particolare action a base di Parqour, che ancora oggi regge alla grande. Come per altri giochi di questa Top 10, la gestazione del richiestissimo sequel fu funestata da mille ostacoli, ad un certo punto si pensò anche ad una cancellazione che però non arrivò. In realtà sarebbe stato meglio perché il risultato finale fu ben al di sotto delle aspettative. Si aspettavano grandi novità che non arrivarono e lo sviluppo frettoloso si intuiva nella fluidità del gameplay, lontana da quella dello spettacolare primo capitolo. Chi spera in un terzo capitolo “riparatore” si metta il cuore in pace, non arriverà mai.

Il team svedese DICE a quell’epoca non sbagliava un colpo, poi venne definitivamente inghiottito dal gorgo Battlefield/Star Wars Battlefront.

7 – Destiny 2

Avremmo voluto punire questa serie in modo anche più cattivo, spostandone il secondo capitolo nella Top 3. Non lo abbiamo fatto semplicemente perché i giochi che arrivano dopo sono nettamente inferiori, ma in ogni caso Destiny rimane una delle saghe videoludicamente più sopravvalutate della storia. Possiamo perdonare il primo capitolo per i suoi peccati di gioventù e la maldestra gestione del suo essere game-as-service in un periodo in cui ancora questo genere non andava di gran moda. Il sequel però poteva e doveva aggiustare il tiro, ma lo fece in modo troppo timido e senza portare sostanziali novità. Fatta eccezione per uno zoccolo duro di giocatori che ancora oggi se ne va in giro a fare le stesse cose per ore ed ore, il 60% del pubblico lo ha abbandonato dopo i primi due mesi e pochi sono tornati incuriositi dai contenuti del Season Pass. Bungie ha impiegato molto tempo e moltissime risorse in questa saga, ma ora è meglio che si riposi e pensi ad altro.

Too big to fail, troppo grande per fallire… eppure anche gli sviluppatori della serie Halo hanno conosciuto l’amaro sapore della sconfitta.

6 – Aliens: Colonial Marines

Riuscire a realizzare un videogioco basato sulla licenza Alien che metta d’accordo tutti è quasi impossibile. Anche l’eccellente Alien: Isolation ha avuto la sua piccola fetta di detrattori. Colonial Marines, invece, riuscì nell’impresa, venne unanimemente bollato come “escremento fumante”. Va detto che la gestazione fu a dir poco travagliata. Lo sviluppo venne affidato a Gearbox Software (quelli di Borderlands) che lo subappaltò al team TimeGate, scaricandogli successivamente addosso anche le accuse di fallimento. TimeGate le rispedì al mittente aggiungendo frasi pesanti della serie “specchio-riflesso” e “non mi hai fatto niente faccia di serpente”. A rimetterci furono però solo i giocatori. Chi all’epoca entrò fiducioso nel suo negozio di fiducia si rese conto una volta tornato a casa di avere acquistato una scintillante fiera dei bug, roba da far sembrare un titolo Bethesda quasi inappuntabile.

Forse SEGA avrebbe fatto meglio a concentrarsi sull’RPG di Alien che a suo tempo affidò ad Obsidian, che sfortunatamente venne poi cancellato.

5 – Duke Nukem Forever

Come front-game di questa quinta posizione abbiamo voluto inserire l’ultima avventura di Duke, ma il gradino potrebbe essere condiviso con una miriade di uscite: Daikatana, Too Human, Doom 3 e via dicendo. Sono quei giochi rimasti nel purgatorio dello sviluppo per tanto, troppo tempo (Too Human ha addirittura attraversato 4 generazioni hardware), che una volta usciti generarono esperienze variabili tra il “conato di vomito con strascico di acido in gola” e la “martellata incandescente sullo scroto”. Siamo certi che tra i lettori di queste righe più di uno si riconosce nel giocatore ottimista che all’epoca si maledì per aver creduto in progetti che non potevano finire bene. Nel caso di Duke Nukem Forever l’unica cosa che si salvava era il tipico humor maschilista e becero del Duca. Ci saremmo accontentati di un gameplay cristallizzato negli anni 90, ma ciò che ottenemmo fu un FPS nel quale la cosa più divertente era andare a caccia di riviste porno… che erano tra l’altro in bassa risoluzione.

Duke Nukem Forever venne annunciato nel 1997 ma vide la luce degli scaffali solo 14 anni dopo. Il risultato? Non proprio esaltante.

4 – Resident Evil 6

Il quarto capitolo ha rappresentato la svolta “action” per la serie, un cambio di direzione che non tutti hanno apprezzato. Il gioco però era grandioso nonostante alcune cadute di stile (il nano gigante… il Nano… GIGANTE) e ha fatto scuola. Il 5 ha seguito una strada simile ma era decisamente meno ispirato nonostante l’ottima intuizione della co-op. Ma il sesto, ragazzi… una cantonata mostruosa a prescindere dall’angolazione da cui la si guardava. Viene da chiedersi cosa si fosse bevuto o fumato il team di sviluppo in sede di gestazione. Elencarne tutti i difetti richiederebbe una quantità di spazio che non abbiamo a disposizione, ma basterebbe pensare all’introduzione del figlio di Albert Wesker per avere la tentazione di iniettarsi una dose di T-Virus per endovena.

Il punto più basso raggiunto dalla saga survival horror Capcom, che fortunatamente da quel momento in poi si è ripresa alla grande.

3 – P.T.

Sapete già perché lo abbiamo messo qui. Non perché non abbia dato ciò che prometteva, anzi: quella sola demo (pardon, Playable Teaser) era migliore della maggior parte dei titoli horror usciti negli ultimi 15 anni. Il problema è che rimarrà una demo e non potremo mai maledire abbastanza Konami per averci fatto toccare il cielo con un dito strappandocelo poi brutalmente poco tempo dopo. Kojima che realizza un nuovo Silent Hill tirando dentro Guillermo del Toro e Norman “Daryl Dixon” Reedus… cosa dicevamo prima a proposito dei bei sogni da cui purtroppo ci si deve svegliare? Abbiamo ancora un briciolo di speranza, magari dopo aver portato a termine Death Stranding il caro Koji richiamerà i suoi amici e metterà in cantiere il suo P.T..

Una demo di mezz’ora è riuscita a creare un hype che forse non ha precedenti. Ancora oggi alimenta leggende e, purtroppo, speranze.

2 – No Man’s Sky

La critica è ovviamente rivolta alla prima versione dell’ambizioso gioco di Hello Games. Ciò che abbiamo oggi a disposizione è un titolo enormemente più interessante e ricco di contenuti, ma all’epoca dell’uscita l’esborso di circa 70 Euro venne ripagato da un universo quasi completamente vuoto. Chi a suo tempo si lamentò delle promesse fatte e non mantenute da Peter Douglas Molyneux per il suo Fable dovrebbe confrontarle con quelle sbandierate da Sean Murray e Sony nei mesi che precedettero l’uscita. Questa fu seguita da una baraonda di critiche e polemiche, che fecero sprofondare lo stesso Murray in una profonda depressione seguita da un lungo periodo di silenzio forzato. Siamo tuttavia felici che lui e il suo team si siano poi messi al lavoro per consegnarci quasi due anni dopo qualcosa di abbastanza vicino al progetto originale.

Duri anni di lavoro ma il fatidico giorno Gold è finalmente arrivato, tempo di raccoglierne i frutti… e spalare l’oceano di fango che sta per arrivarvi addosso.

1 – Devil May Cry 2

Il primo Devil May Cry fu un successo planetario e fece schizzare alle stelle le quotazioni di Capcom, già assai popolare per franchise quali Street Fighter e Resident Evil. L’annuncio del secondo “Stylish Action” della saga venne accolto con un boato e la compagnia giapponese sembrava intenzionata a fare le cose davvero in grande e investì un grosso budget sul progetto. Per definire tutto questo prenderemo in prestito il titolo di una commedia teatrale di William Shakespeare: molto rumore per nulla. Il gioco si rivelò una pallidissima imitazione del precedente, meno oscuro, con scenari più ampi ma vuoti e un design dei mostri molto meno ispirato… per non parlare dei numerosi problemi tecnici. I fan non perdonarono in particolare il cambio di carattere impresso al protagonista Dante, molto meno spaccone e più introverso rispetto al passato.

Capcom siglò addirittura una partnership “modaiola” con la Diesel per la realizzazione di capi d’abbigliamento ispirati a Devil May Cry 2.

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