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I 10 peggiori videogame tratti da film

La licenza di un film che incassa milioni è sinonimo di videogame di successo? No, e molto spesso neanche di qualità

Street Fighter The Movie è onnipresente in qualunque classifica “negativa”, che sia legata al cinema o ai videogiochi.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, le pellicole cinematografiche tratte da videogiochi sono spesso delle schifezze inenarrabili. Film inguardabili, che non riescono a riprodurre i punti di forza dei titoli a cui si ispirano. Ma cosa succede quando la strada è percorsa nella direzione opposta, ovvero quando è il cinema a trasformarsi in un videogioco? Di tutto, succede veramente di tutto. E non è un bene…

10. The Wizard of Oz (1993)

Oltre mezzo secolo. Cinquantaquattro anni per la precisione. Questo è il tempo intercorso tra l’uscita nelle sale cinematografiche di The Wizard of Oz e la sua trasposizione su Super Nintendo. A giudicare dal risultato, si sarebbe potuto aspettare ancora senza alcun rimpianto. Dietro a una grafica colorata e, tutto sommato, addirittura gradevole, si cela un’avventura frustrante al limite dell’ingiocabilità. La struttura ripropone senza troppi fronzoli tutti gli elementi tipici dei platform game, condendo il tutto con una serie infinita di problemi. Un sistema di collisioni pessimo, alcune scelte di design al limite del demenziale, controlli che rispondono una volta sì e due no. Il campionario dei difetti è lungo quanto i titoli di coda di un film, se non di più, e spinge anche il giocatore più paziente a tifare per la perfida strega dell’ovest.

9. Batman Forever (1995)

Batman Forever non può essere certo considerata come la più riuscita pellicola dedicata al cavaliere oscuro. Ha i suoi limiti e i suoi difetti, ma ha anche qualche momento piacevole. Lo stesso discorso, purtroppo, non può invece essere fatto per la sua trasposizione videoludica. Il titolo sviluppato da Acclaim non ha infatti momenti piacevoli, solo un susseguirsi di inutili combattimenti in cui Batman e Robin si trovano ad affrontare orde di anonimi scagnozzi, qualche famoso supercriminale e due avversari ancora più temibili: la noia e un sistema di controllo che, con un garbato eufemismo, definiremmo “impreciso”. Brutto da vedere, soprattutto a causa di animazioni legnose e poco curate, ha come punto di forza la possibilità di giocare in coppia insieme a un amico. Perché, come si suol dire, mal comune, mezzo gaudio.

8. Fight Club (2004)

Fight Club riesce in un solo colpo a rovinare un gran film e un gran libro. Una doppietta invidiabile. L’opera di Chuck Palahniuk viene oltremodo banalizzata e spogliata di ogni elemento d’interesse per essere trasformata in un semplice picchiaduro a incontri che punta tutte le sue chance di successo sulla durezza dei combattimenti. Un tentativo fallito, che mostra tutti i suoi limiti già dopo pochi minuti di gioco. Nella modalità Storia alcuni degli interpreti del film riprendono i propri ruoli (ovviamente non Edward Norton, Brad Pitt ed Helena Bonham Carter) e, giungendo al termine dell’avventura si sblocca un personaggio extra: Fred Durst, il leader dei Limp Bizkit. Una scelta senza senso per un gioco senza senso. Abbiamo scritto anche troppo, a riguardo, anche perché la prima regola del Fight Club è non parlare mai del videogioco del Fight Club. E, soprattutto, non giocarci…

7. Top Gun (1987)

Siamo nel 1987, abbiamo da poco compiuto tredici anni e stiamo solcando i cieli a bordo del nostro F-14 Tomcat. Ok, lo stiamo facendo in maniera virtuale, con un NES, una cartuccia e un pad, ma questi sono dettagli. Dopo innumerevoli fatiche possiamo dirlo: ce l’abbiamo fatta. Ci siamo riusciti. Abbiamo abbattuto i nostri obiettivi, siamo sopravvissuti schivando i razzi lanciati dai nemici, ci siamo esibiti in qualche manovra evasiva. Ci siamo divertiti? Non molto a dire il vero. Siamo comunque curiosi. Vogliamo vedere cosa ci attende nella prossima missione. Ma prima, dobbiamo ancora fare una cosa: atterrare. Non dovrebbero esserci grossi problemi, e invece… crash. Aereo distrutto. E non una volta sola. Dieci, venti. Guardiamo lo schermo, scuotiamo la testa e decidiamo che la carriera da pilota d’aereo non fa per noi. Le cose non sono cambiate con il passare del tempo e, a oltre trent’anni di distanza, Top Gun resta un titolo tremendo da giocare ed estremamente frustrante. Ora come allora, a volare non erano i caccia, ma i pad… e gli insulti!

6. Ritorno al Futuro (1989)

Ritorno al Futuro per NES appartiene alla categoria “la licenza c’è, ma non si vede”. O, per essere più precisi, si vede sulla confezione, nei titoli di testa e in poco altro. Sviluppato dalla LJN, software house drammaticamente nota agli appassionati per il livello qualitativo medio delle sue produzioni, Ritorno al Futuro è un’accozzaglia di livelli senza né capo né coda, in cui il povero Marty McFly si trova ad affrontare ostacoli di varia natura con l’obiettivo di recuperare pezzi d’orologio. La fase conclusiva sulla leggendaria DeLorean sembra più la fine di un incubo che di un’avventura indimenticabile. Come bonus la colonna sonora riprende due brani presenti nel film: The Power of Love di Huey Lewis and the News e Johnny B. Goode di Chuck Berry. Un bene? Lo sarebbe, se non fossero riprodotti in maniera imbarazzante, al limite dell’indecenza.

5. Catwoman (2004)

Terribile il film, terribile il videogioco. Una coerenza invidiabile. È evidente che il team di EA che si è occupato dello sviluppo del gioco non abbia voluto far sfigurare sceneggiatori, registi e attori che hanno lavorato alla pellicola cinematografica, e ha deciso di mantenersi sul medesimo, bassissimo, livello. L’unico aspetto che si avvicina vagamente a una valutazione sufficiente è il modello della protagonista, decente come fattura e nelle animazioni, mentre tutto il resto è talmente tragico da risultare ridicolo. A patto ovviamente di non aver sborsato un centesimo per acquistarlo, nel qual caso la situazione diventa perlomeno drammatico. Mentre nella mente imperversa il pensiero del denaro speso (buttato?), la donna gatto combatte, corre ed esegue evoluzioni senza riuscire a dare una risposta all’unica domanda plausibile: cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

4. Porky’s – Questi pazzi pazzi porcelloni! (1983)

Cult movie degli anni ’80, che può essere considerato tra i capostipiti della commedia scolastico/demenziale statunitense, Porky’s – Questi pazzi pazzi porcelloni! ha avuto l’onore di essere trasformato in un videogioco per Atari 2600 nel 1983. O, per essere più precisi, a essere fonte d’ispirazione di un videogioco. Le notevoli limitazioni delle console d’epoca costrinsero infatti gli sviluppatori a riproporre una sola scena del film, la distruzione dello strip-club. Per riuscire in questa impresa il giocatore, nei panni del leggendario “Pipino”, deve superare quattro diverse sequenza una più banale dell’altra. Tra un clone (mal riuscito) di Frogger, salti con l’asta e tentativi di sfuggire tra le docce a Miss Balbricker l’azione si ripete con una disarmante monotonia. Per quanto possa sembrare assurdo guardandolo con gli occhi di una persona del 2019, Porky’s era un titolo più bello da vedere che divertente da giocare. Il che, è tutto dire.

3. Street Fighter: The Movie (1995)

Con Street Fighter The Movie ci troviamo di fronte a un caso più unico che raro. Un videogioco tratto da un film tratto da un videogioco. Una situazione piuttosto bizzarra, che ha come risultato finale il peggior esponente della saga di picchiaduro creata da Capcom. E dire che, a pensarci bene, sarebbe bastato veramente poco per ottenere un risultato buono, se non addirittura ottimo. Sarebbe stato sufficiente prendere di peso la struttura di Street Fighter 2 e modificare solo il comparto grafico. Purtroppo qualcosa è andato storto, come appare evidente sin dalle prime partite. I possessori di Saturn e PlayStation che nel 1995 erano impazienti di vestire i panni di Jean-Claude Van Damme o di Kylie Minogue si sono trovati di fronte a modelli digitalizzati piuttosto rozzi, brutti statici, pessimi in movimento. Aggiungiamo a tutto questo una risposta non impeccabile ai comandi e un sistema di collisione tutt’altro che impeccabile, e il “capolavoro” è servito.

2. Charlie’s Angels (2003)

Prendere una vecchia serie televisiva e trasformarla in un film. È un’operazione a cui abbiamo assistito spesso negli ultimi anni. È quanto accaduto nel 2000 con Charlie’s Angels, pellicola cinematografica che riporta in vita gli angeli di Charlie e che ha visto il leggendario trio Fawcett-Jackson-Smith sostituito da Barrymore-Diaz-Liu. Un discreto successo di pubblico e di critica che ha portato alla realizzazione di un sequel, a cui è stato affiancato un videogioco. E qui iniziano i problemi. Il gioco infatti è un banalissimo picchiaduro a scorrimento, elementare nel sistema di controllo e, anche tenendo in considerazione l’anno di uscita, tremendo nella realizzazione tecnica. Vedere le tre protagoniste che combattono è una vera e propria sofferenza per gli occhi, in un’escalation di situazioni trash. Il tutto accompagnato da una musica di sottofondo e da effetti sonori che sembrano fuoriuscire direttamente da un film porno anni ’70.

1. E.T. The Extraterrestrial (1982)

Immaginate la situazione. Siete un giovane programmatore, e vi viene proposto di lavorare a un nuovo progetto. Per essere più precisi, a un nuovo e gigantesco progetto. Un titolo ispirato a una licenza cinematografica. Per essere più precisi, alla licenza cinematografica più popolare del momento. Sembra un sogno divenuto realtà. E invece si rivela un incubo. Già, perché la prima cosa che scoprite è che avete solo cinque settimane e mezzo per completare il progetto. Poco, pochissimo. Il risultato finale è drammatico. E.T The Extraterrestrial è tutto quello che non dovrebbe essere un videogioco. Brutto da vedere e pessimo da giocare, riesce a vendere un discreto quantitativo di copie nel periodo natalizio solo grazie al suo nome. Probabilmente il peggior regalo immaginabile da trovare sotto l’albero, è considerato una delle cause della grande crisi che ha colpito il mercato dei videogiochi nel 1983. Una parte degli invenduti rimasti a magazzino è addirittura stata sepolta nei pressi di Alamogordo. Quella che un tempo era considerata solo una leggenda metropolitana è stata infatti confermata nel 2014, con una serie di scavi che hanno portato alla luce centinaia di cartucce.

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