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Final Fantasy VII, 10 cose che sono cambiate nel remake

Ormai manca davvero poco all’uscita di quello che è, probabilmente, il remake più atteso della storia dei videogiochi. Ma quanto è cambiato dal 1997 a oggi?

Spade giganti, capelli a punta, scenari futuristici e magia. Final Fantasy VII è ancora la quintessenza del gioco di ruolo giapponese, oggi come allora.

La demo di Final Fantasy VII è finalmente qui. L’abbiamo desiderata, l’abbiamo sognata, e adesso possiamo scaricarla dal PlayStation Store per avere una prima idea del lavoro svolto da Square Enix, capire se è all’altezza del peso dei ricordi e delle aspettative altissime che lo inseguono. La versione di prova dura circa un’ora e ci fa rivivere la prima missione del gioco: l’attacco di un gruppo terroristico noto come “Avalanche” che mira a distruggere uno dei reattori Mako della Shinra Corporation, colpevole di devastare il pianeta attraverso le sue pratiche industriali scellerate. È un incipit clamoroso, che in una manciata di secondi ci scaraventa all’interno di una delle distopie più convincenti della storia dei videogiochi. Da quello che abbiamo visto finora, Square Enix sembra aver variato molto poco rispetto all’originale per regalarci un remake genuinamente votato al rispetto dei nostri ricordi. Eppure, qualche cambiamento c’è stato. Alcuni erano inevitabili, altri sembrano dettati principalmente dalla volontà di ampliare e arricchire il materiale originale. Qui vi parliamo dei dieci più importanti emersi finora.

10. L’aspetto dei personaggi

Partiamo dalle cose ovvie: siamo nel 2020, la tecnologia si è evoluta e il fotorealismo non è più una chimera ma addirittura uno standard, a certi livelli di produzione. Nel 1997 Cloud, Barret, Tifa e soci erano poco più che dei pupazzi realizzati con uno stile definito “super deformed”, e anche quando si mostravano con proporzioni più appropriate (ad esempio nei combattimenti e nei filmati di intermezzo) il realismo non era comunque di casa da quelle parti. Oggi, nel remake, possiamo vedere i personaggi di Final Fantasy VII in tutto il loro splendore grazie a un processo di ammodernamento che li ha portati molto più vicini a sembrare abitanti del mondo reale, senza però togliere loro quella bellezza patinata e impossibile che ci ricorda con un solo colpo d’occhio l’universo immaginario dal quale provengono.

 

9. Il sistema di combattimento

Una volta i combattimenti erano a turni e si svolgevano in uno scenario a sé stante, una specie di arena in cui il giocatore veniva sbattuto dentro casualmente per poi tornare alla mappa da esplorare non appena terminato lo scontro. Una volta le cesure erano nette e frequenti: c’erano nel passaggio tra gli ambienti, tra le sequenze giocate e quelle filmate, tra l’esplorazione e il combattimento, appunto. Aspettare il proprio turno per attaccare e contrattaccare non ci sembrava poi così innaturale, non più di quanto non lo fosse tutto il resto. Oggi che i ritmi sono più frenetici e incalzanti, con azione e narrazione più coese che mai, anche FFVII si è adattato e così il suo sistema di gioco, che ora mescola strategia e combattimenti in tempo reale. In che modo ve lo spieghiamo meglio qui.

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8. La colonna sonora

Chi conosce bene Final Fantasy sa quanto la saga sia legata a doppio filo al nome di Nobuo Uematsu, lo storico compositore giapponese che creato per intero le colonne sonore di tutti i capitoli fino al decimo. Per motivi di salute, Uematsu ha scritto solo un tema inedito per il remake di FFVII, che potete ascoltare nel trailer qui in basso. I nuovi arrangiamenti dei suoi brani sono stati invece affidati al duo di compositori Masashi Hamauzu e Mitsuto Suzuki, che hanno avuto l’onere e l’onore di rimettere mano a un repertorio sonoro a dir poco imponente, tanto per importanza storica che per quantità.

7. I riferimenti ai progetti spin-off

Anni dopo l’uscita di FFVII, Square Enix pubblicò una serie di progetti satellite noti come “Compilation of Final Fantasy VII”. Si tratta di prodotti che spaziano dai videogiochi, ai film, agli anime fino ai romanzi, e che si collocano temporalmente prima e dopo l’opera originale introducendo un gran numero di nuovi elementi e personaggi. Sorvoleremo sulla qualità di questi prodotti, davvero troppo altalenante per formulare un giudizio valido per tutti, quello che ci interessa è sapere quanto di questo materiale, per così dire “integrativo”, finirà nel remake. La risposta ce l’ha data proprio pochi giorni fa il director Tetsuya Nomura in un’intervista con il magazine giapponese Famitsu, al quale ha dichiarato che, benché ci siano dei riferimenti agli eventi della compilation nel remake, i personaggi che vi compaiono non sono stati ripresi. L’unica eccezione è stata fatta per quelli del romanzo Final Fantasy VII: The Kids are Alright, ambientato due anni dopo la trama dell’originale e scritto da Kazushige Nojima, che è anche lo scenario writer del nuovo FFVII. Incrociamo le dita…

6. Midgar e i suoi abitanti

Anche se è stato deciso di non integrare gli elementi dei progetti satellite, questo non significa che ci troveremo davanti a un remake 1:1. Per esempio, sappiamo già che la parte esplorabile di Midgar sarà più grande e ispirata alla rappresentazione più realistica (e diurna) che è stata data della città nel film Advent Children. Verranno mostrate anche alcune scene di quotidianità che mettono in mostra la vita dei cittadini della plumbea metropoli. Un primo assaggio ce lo ha dato il trailer della sequenza introduttiva del gioco che trovate di seguito.

5. Avalanche

Senza fare spoiler della demo appena rilasciata, il modo di agire di Avalanche nel remake ci è sembrato meno “grigio” di quanto non fosse nell’originale. D’altra parte, parliamo pur sempre di un gruppo di ecoterroristi, che per quanto animati da buone intenzioni sceglievano comunque di sacrificare il benessere dei cittadini di Midgar per la salvaguardia più urgente del pianeta. Un tema abbastanza complesso, che oggi ci riporta in maniera ancora più forte alla nostra attualità. Alla fine della demo assistiamo a un piccolo ma importante cambiamento della trama originale che in qualche modo sembra voler ridefinire il ruolo di Avalanche nella storia del gioco, ma solo con il prodotto completo capiremo fino a che punto Square Enix ha deciso di spingersi in questo senso.  

4. Red XIII

È il personaggio che ci ha messo più tempo di tutti a tornare in scena, al punto che qualcuno temeva che non lo avremmo rivisto affatto. Invece Red XIII c’è, come è giusto che sia, ma con un’importantissima differenza: non sarà un personaggio giocabile, almeno non nel capitolo di Midgar. Il motivo è stato spiegato dal co-director Naoki Hamaguchi e riguarda il suo arrivo in una fase troppo inoltrata del gioco: il suo sviluppo come membro attivo della squadra di combattimento avrebbe richiesto troppo tempo a fronte di poco guadagno in termini di gameplay. Red XIII sarà sì presente in battaglia, ma solo come “ospite” controllato dall’IA.

3. Sephiroth

L’antagonista del gioco e per molti il villain per eccellenza di tutta la saga di Final Fantasy. Tutti ricordiamo bene che Sephiroth non compare mai nel segmento di Midgar, nell’originale, ma lascia piuttosto dietro di sé evidenti (leggi: sanguinose) e inconfondibili tracce del suo passaggio. Nel remake lo vedremo invece fin da subito, che si tratti di flashback o come “emanazione” di Jenova, e questa scelta non è andata a genio proprio a tutti. Il producer Yoshinori Kitase l’ha tuttavia argomentata molto bene, spiegando che l’alone di mistero che avvolgeva l’esistenza di Sephiroth nelle battute iniziali del gioco del 1997 oggi è svuotato di ogni senso. Sephiroth è il volto di Final Fantasy VII nell’immaginario collettivo almeno quanto lo sono Cloud o Aerith, al punto che mantenere il riserbo sulla sua identità si sarebbe rivelato un artificio narrativo non solo inefficace, ma addirittura controproducente. Ve li immaginate, infatti, i suoi fan più accaniti che si sciroppano un intero gioco senza vederlo mai?

2. La divisione in episodi

Final Fantasy VII è un gioco enorme, e forse era davvero un’impresa impossibile rendergli giustizia del tutto senza ricorrere alla divisione in capitoli che è stata operata da Square Enix con il remake. Quello che uscirà il prossimo 10 aprile, infatti, è solo il primo di una serie di giochi di cui, per altro, ancora non conosciamo il numero. Sì, è vero, la scelta del titolo in copertina – che non specifica in alcun modo questa incompletezza del prodotto – è a dir poco criminale e la paura che non riusciremo mai a vedere il progetto nella sua interezza è tanta (solo questo primo episodio ha richiesto ben cinque anni di lavoro). A consolarci c’è almeno la consapevolezza che il secondo è già in sviluppo e che i tempi di produzione stavolta dovrebbero essere decisamente ridotti.

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1. Noi

Possiamo passare ore a esaminare ogni singolo centimetro del nuovo design di Cloud o dell’outfit di Tifa, ma la verità è che gli unici davvero cambiati siamo noi, giorno dopo giorno, nel corso dei 23 lunghi anni che ci siamo lasciati alle spalle da quel lontano 1997. Quello che la demo di Final Fantasy VII remake mette in evidenza non è tanto la differenza rispetto ai giochi di un tempo, ma quella che c’è nel nostro modo di rapportarci ad essi, ed è qui che si nasconde la vera sfida di ogni remake. I personaggi evolvono nell’aspetto, diventano più concreti e umani, ma ci parlano sempre con lo stesso linguaggio di allora. La domanda è: quanto riusciremo a prenderli sul serio e a farci coinvolgere, stavolta?

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