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“Dona un soldo al tuo witcher” è una cagata pazzesca

Una pseudo-analisi del brano che ci ha frantumato i timpani durante la visione della serie The Witcher, su Netflix

La prima stagione della serie The Witcher è andata in onda su Netflix il 20 dicembre 2019.

“Dona un soldo al tuo witcher,
o valle abbondante, o valle abbondante”

Ci ho pensato molto. Da quando l’ho sentita la prima volta. Ho riflettuto a lungo, e poi ho preso una decisione.

Ok caro Ranuncolo, io un soldo allo witcher lo dono anche, ma tu devi farmi una promessa. Ti prego, ti scongiuro, ti supplico. Basta con questa canzone. Non ne posso più. Davvero. Sono al limite della sopportazione umana. Potrei anche arrivare a compiere un gesto inconsulto. Potrei imitare il mio guru spirituale, Bluto Blutarsky, e trasformare il tuo strumento a corde in un’opera d’arte post-moderna. Un po’ non è neanche colpa tua, lo ammetto. Perché non posso ritenerti responsabile del fatto che la tua canzoncina sia ovunque. Davvero ovunque. Linkata, embeddata, spammata. Ti stai chiedendo cosa vogliano dire queste tre parole a te sconosciute, o bardo proveniente da un’altra epoca? Semplice, è come se tutti, quasi tutti, da Novigrad a Kaer Morhen, canticchiassero ossessivamente il tuo stornello. A qualunque ora del giorno e della notte. Dona Un Soldo Al Tuo Witcher è diventata, altro concetto che ti sarà ignoto amico Ranuncolo, un tormentone. Di solito siamo abituati a quelli estivi. Qui siamo fuori stagione. Senza le vacanze. Senza la spiaggia. Senza l’abbronzatura. Senza i cocktail con l’ombrellino. Con la nebbia. E zero gradi. Citando un classico dei Dire Straits, si potrebbe dire “it was just that the time was wrong”. Era solo il momento sbagliato. Ma in realtà non è così. Non è solo un problema di tempismo.

Non voglio fare il solito saputello di musica, ma una cosa posso dirla. Non hai composto un capolavoro. Tanto meno qualcosa di leggendario, degno delle avventure di un personaggio del calibro di Geralt. Anzi, ne siamo ben lontani. Perché oh, sarò io a essere strano, ma a me Dona Un Soldo Al Tuo Witcher sembra tanto un mix tra una sigla di un cartone animato giapponese anni ’80 e un pezzo Disney. Un mix riuscito male. Molto male. Mentre canti “che protegge tuttiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”, a me viene in mente “tu sei Jeeeeeeeeeeeeeeeeg”, e già mi vedo Hiroshi Shiba affiancato a sorpresa da Bert, che appare dal nulla fischiettando la melodia dello spazzacamino (sempre sia lodata Mary Poppins). NCS. Non ci siamo, direbbe il Dogui. E non ci siamo su tutta la linea. Non funziona infatti neanche il testo. Piatto, banale, dozzinale e prevedibile. La necessità di sottostare a una metrica precisa non può giustificare la mancanza di epicità, di enfasi, di emozioni. Era facile realizzare una traduzione (o, per essere più precisi, un adattamento) migliore? No, ma non era certo impossibile. Il confronto tra l’inglese e l’italiano è impietoso e, vista la scelta di riscrivere completamente alcune parti (“defeat the villain, now pour him some ale!” diventa “il male è sconfitto, che grande vittoria”), era consigliabile affidarsi a un paroliere dotato di maggiore fantasia e ispirazione. E poi, mi dispiace farti notare un’altra cosa, caro Ranuncolo. Canti malino. Lo so, non è bello sentirselo dire, soprattutto se fai il bardo di professione, ma la verità è che non hai una gran voce. Ci metterai anche tutto l’impegno possibile e immaginabile, ma madre natura non è stata particolarmente generosa con te. Nulla a che spartire con il tuo “gemello” inglese, Dandelion, che se la cava decisamente meglio. Non è riuscito a conquistarmi completamente (l’unico Dandelion che ha un posto nel mio cuore è un vecchio brano dei Rolling Stones), ma non mi ha causato pruriti e irritazioni al decimo (o già al secondo?) ascolto.

A questo punto, Ranuncolo, credo di aver detto tutto. Immagino che tu abbia da fare ma, prima di salutarti, ti posso garantire una cosa. Verrò ancora volentieri a trovarti alla tua locanda, il Timo e Rosmarino. Mi siederò con somma gioia al tavolo per una bella bevuta. Per una mangiata pantagruelica. Per una partita a Gwent. E lo farò con una speranza. Che nella mia testa, svuotata dai pensieri e alleggerita dalle preoccupazioni, risuonino solamente le gloriose note composte da Marcin Przybyłowicz, Mikolai Stroinski e dai Percival. Non odiarmi per questo. Perché la valle sarà anche abbondante, ma la mia pazienza lo è molto meno.