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Concrete Genie e l’arte di combattere il bullismo

Siamo stati invitati a provare il nuovo gioco del team PixelOpus e a fare quattro chiacchiere con Dominic Robilliard e Jeff Sangalli, rispettivamente Creative Director e Art Director di un titolo destinato a combattere, a modo suo, una delle piaghe di questa società

Concrete Genie uscirà a Ottobre, per PlayStation 4 e PlayStation VR.

Nel corso degli anni i team di sviluppo interni di Sony ci hanno abituato a lavori interessanti, spesso diversi dal solito e pensati per esplorare strade poco battute. Il gruppo di PixelOpus si è fatto conoscere con Entwined, gioco musicale stilisticamente gradevole ma poco brillante sul fronte della giocabilità e delle meccaniche. Dopo un esordio in sordina, PixelOpus si prepara a tornare sul mercato con un gioco più ampio e ambizioso che, se non per il gameplay e le idee, potrebbe lasciare il segno per il modo in cui tratta tematiche a dir poco delicate. Affidandosi all’arte, in particolar modo a quella visiva, Concrete Genie tocca i temi del bullismo e del degrado urbano e offre ai giocatori la possibilità di colorare strade grigie e decadenti per riportarle al loro antico splendore. Il rapporto con i Genie, le creature disegnate che aiutano Ash, il protagonista, sarà il fulcro dell’intera esperienza, oltre a essere il veicolo scelto dal team per affrontare le angherie di un gruppo di bulli.

Il gioco conterrà anche una modalità VR che permetterà di disegnare con un sistema simile a quello nell’avventura principale, con molte meno limitazioni.

La violenza genera violenza

“L’idea di Concrete Genie è nata durante una delle prime sessioni di brainstorming”, racconta Dominic Robilliard. “Qualcuno ha proposto di realizzare un gioco in cui un bambino vittima di bullismo cercasse di farsi forza disegnando personaggi fantastici, sperando che questi lo difendessero”. Da quella premessa è nato un titolo che, da quanto abbiamo potuto vedere durante la prova negli uffici di Sony Italia, si sofferma molto su un concetto di primaria importanza: la violenza genera violenza. La narrazione di Concrete Genie è stata studiata per mostrare in modo diretto le conseguenze del bullismo sulle azioni e sui pensieri delle vittime. L’approfondimento di quest’aspetto non si limita alla componente narrativa, ma coinvolge anche il gameplay, destinato a evolversi per sorprendere il giocatore con un potente colpo di scena. L’idea principale ruota attorno al rapporto che si viene a creare tra un ragazzo appassionato di disegno e vittima di bullismo, con una serie di creature in grado di spostarsi lungo i muri su cui vengono dipinte.

Nel gioco saranno presenti vari pennelli, alcuni dedicati ai paesaggi e altri alla creazione dei mostri. Stando agli sviluppatori, al momento ne sono stati sviluppati circa un centinaio.

L’arte come cura

Non è la prima volta che l’arte viene utilizzata come strumento curativo all’interno dei videogiochi. Spesso a tale scopo è stata usata la musica, ma anche il la pittura si è più volte dimostrata un mezzo piuttosto malleabile. In Okami, per esempio, lo studio Clover invitò i giocatori a usare un pennello divino per colorare un mondo ingrigito dal male. Okami e Jet Set Radio sono probabilmente le due fonti di ispirazione più evidenti di Concrete Genie, che pesca a piene mani dai titoli di SEGA e CAPCOM nel tentativo di ampliare il discorso. “Le influenze che abbiamo avuto sono molteplici”, spiega Dominic Robilliard. “La gestione dei disegni, nel nostro gioco, è molto diversa rispetto a quella vista in altri titoli con idee simili. Volevamo assicurarci che chiunque mettesse mano al gioco potesse sentirsi un artista”. Si tratta di un obiettivo ambizioso, al momento raggiunto solo in parte. Il gioco permette di disegnare le creature che affiancano il protagonista durante l’avventura. Per farlo è possibile sperimentare con le forme e con l’intensità delle pennellate. Il passo successivo, però, non si allontana dai classici editor in cui si sfruttano elementi predefiniti. Lo stesso accade quando si deve dipingere qualcosa nel gioco. Si sceglie il pattern da utilizzare e si “spalma” usando il sensore di movimento del DualShock 4. Nella demo da noi provata la libertà era minima, visto che non si poteva nemmeno decidere il verso in cui applicare alcune texture. Al di là di questi dettagli, il lavoro svolto dai programmatori riesce a creare un punto di contatto empatico tra il giocatore e il protagonista. La condivisione dei dipinti fa sì che, per esempio, quando i bulli rovinano il blocco da disegno di Ash si ha la sensazione che vengano rovinati anche i propri lavori, aumentando di molto l’immedesimazione.

Le creature disegnate da Ash potranno essere di varie forme e dimensioni. A seconda dell’archetipo scelto per disegnarli, verrà influenzata anche l’IA.

Graffiti VS arte urbana

In passato i graffiti venivano spesso usati come forma di protesta e non erano associati a un’immagine positiva. Lo stesso Jet Set Radio spingeva il giocatore a realizzare graffiti con cui comunicare il proprio dissenso verso un governo opprimente. L’arte di strada di Concrete Genie, tuttavia, ha un taglio molto diverso. “Per questa cosa abbiamo preso spunto da alcune esperienze della nostra vita reale”, ammette Dominic. “Nella città dove sono nato, Bristol, l’arte urbana è stata usata per unire le persone e per valorizzare le strade. E la cosa ha avuto un impatto enorme su di me, quando ero bambino. Un’altra ragazza del team, nata in Cina, ha vissuto un’esperienza simile, in cui l’arte veniva usata per valorizzare zone abbandonate. “Lavorando a Concrete Genie non abbiamo mai pensato ai graffiti”, conclude lo sviluppatore. “Abbiamo sempre avuto in mente l’arte urbana, un concetto positivo che può dare molto alle città”. Stando a quanto ammesso da Jeff e Dominic durante l’evento di presentazione, Concrete Genie non sarà un gioco lungo, ma verrà venduto a un prezzo molto competitivo. Non ci resta che attendere il mese di ottobre per capire se PixelOpus riuscirà a fare centro già alla seconda occasione.

Una volta completate, le aree del gioco potranno essere affrontate senza la minaccia dei bulli, in una modalità pensata solo per godersi le meccaniche della pittura e per scatenare la creatività.

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