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Abbiamo trascorso qualche ora nel mondo di Cyberpunk 2077

Abbiamo giocato in esclusiva a una generosa sessione del nuovo, attesissimo, Cyberpunk 2077

Mettere fuori uso i sistemi di sicurezza, agire in maniera silenziosa o sparare a tutto spiano. La scelta sarà nelle mani del giocatore.

Sono davvero bello. Con i miei capelli verdi, che sembrano un rigoglioso prato appena innaffiato. Per qualcuno probabilmente necessiterebbero di una potat… ehm, di un taglio, ma a me piacciono così. Un po’ lunghi, un po’ disordinati. Che dire poi della mia barba? Folta e di un blu intenso. E poi il mio fisico. Sono alto, sono grosso, sono ben piazzato. Mi definirei, modestia a parte, statuario. Muscoli, tanti muscoli. Tatuaggi, tanti tatuaggi. Cicatrici, alcune cicatrici. Sono un tipo che non passa inosservato anche se, devo ammetterlo, a Night City c’è gente più strana di me. Molto più strana. Me ne sono accorto subito, trascorrendo qualche ora in giro per la città…

Cyberpunk 2077 proporrà un mondo in cui ogni personaggio avrà caratteristiche e look unici.

Un salto nel futuro

Sono seduto al bancone del Coyote, il mio locale preferito. Già, il Coyote. Fumoso, non particolarmente pulito, moderatamente rumoroso. Mi guardo intorno e penso a cosa ha detto un tale, mi sembra si chiamasse Stuntman Mike, circa settant’anni fa. “Un bar offre una montagna di cose al di là dell’alcol. Donne, un piatto di nacho grande, la compagnia di diversi individui affascinanti.” Tutte cazzate. Io voglio bere. Vorrei bere. Ma c’è un problema. Devo aiutare Pepe, l’amico Pepe. È lui che mi serve i drink, ed è lui che, per dirla gentilmente, naviga in cattive acque. Debiti. Con l’uomo sbagliato. Ha bisogno di una mano, e chi sono io per negargliela? Vado dall’uomo sbagliato, che in maniera non certo casuale ha il culo comodamente poggiato su un divanetto a qualche metro di distanza. Lo guardo e inizio a trattare. Posso usare le buone o le cattive maniere, le opzioni non mancano. Decido che no, non è il momento di buttarla in rissa. O, ancora peggio, in una sparatoria. Mi propone un lavoro che definisce facile, molto facile. E io abbocco. Esco dal Coyote convinto di farvi ritorno a breve, da trionfatore. Non è così. Non entro nei dettagli, ma il risultato finale è sintetizzabile in queste poche parole: mi sono fatto fregare come un novellino. Le cose non vanno come avrebbero dovuto. Io rischio molto più del dovuto. Ma qualcosa di buono, o perlomeno di potenzialmente buono, riesco a tirarlo fuori da questo enorme fallimento. Un nuovo amico. O forse un socio in affari. O forse qualcuno a cui avrò voglia di sparare tra due giorni. Si chiama Jackie Welles, e quando mi recita una delle sue massime, “either you fuck other or you get fucked”, capisco che tra noi c’è sintonia. Lo saluto e mi dirigo a casa, con l’impressione che ci sarà tempo di organizzare qualcosa insieme. In ascensore vengo catturato dal set di schermi che trasmette un talk show. Un prete e una donna discutono animatamente di impianti cibernetici. Solo la pubblicità riesce a interromperli. Cibo, armi e quella che viene definita “The Ultimate Sexploitive Experience”. Me ne ricorderò, ma ora ho bisogno di dormire.

Gli spostamenti cittadini potranno avvenire anche via macchina. Con due visuali selezionabili, interna ed esterna.

In The City

Passeggiare per la città mi rilassa. C’è casino, con musica che fuoriesce un po’ da ogni parte. Perché la musica a Night City è importante. C’è la gente. Gente di ogni genere, che grazie ai miei nuovi bulbi oculari ultratecnologici posso scansionare in maniera dettagliata. Scoprirne caratteristiche, debolezze, armi. Sono proprio soddisfatto. La mia ultima visita al ripperdoc ha dato i suoi frutti. È vero, ho speso una fortuna. A dirla tutta, ho speso soldi che ancora non ho. Ma ora sono più in forma che mai. Mi sono dovuto limitare, ma quando avrò altro denaro la lista degli acquisti sarà lunghissima: modifiche al sistema operativo, immunitario, nervoso, alla corteccia frontale, allo scheletro, alle mani, alle gambe. Un po’ di tutto insomma. Mi serviranno per diletto, certo, ma anche per lavoro. Diciamo che sono spesso coinvolto in attività “diversamente legali” che, nella maggior parte dei casi, richiedono l’utilizzo di qualunque mezzo per raggiungere il proprio scopo. Devo poter passare con estrema rapidità dall’hacking allo stealth, dal combattimento a mani nude a imbracciare un potente fucile. Bloccare telecamere, far esplodere robot di sorveglianza, usare coperture, eliminare furtivamente, nascondere le mie vittime, tirare pugni, schivare, mirare… il campionario dove essere vario, per superare tutti i sistemi di sicurezza e le guardie che proteggono i segreti delle mega corporazioni. Già, proprio loro. Le mega corporazioni, con gli enormi grattacieli che troneggiano su una città che offre tante, tantissime opportunità. Mentre mi incammino verso il mio bolide, una Quadra Turbo-R, tengo gli occhi aperti. Sia mai che mi capiti di incontrare un ricercato. Uno di quei “Wanted – Dead Or Alive” che possono aiutare a rimpolpare in pochi secondi il mio conto in banca. Ce ne sono diversi in giro per le strade, con un invisibile bersaglio e un altrettanto invisibile cartellino del prezzo appiccicati sul proprio corpo. Purtroppo non ne incontro nessuno, e metto in moto con un pizzico di amaro in bocca.

Le luci al neon illuminano Night City dopo il tramonto, creando paesaggi urbani particolarmente suggestivi.

Una serata diversa

È giunta la sera. La mia giornata è stata intensa, anche per i miei standard. Ho sparato, ho picchiato, ho corso rischi, ho guadagnato. Ora, mi resta un ultimo compito da portare a termine. Ho un appuntamento al Lizzie’s. Un locale per chi ama la notte, e per chi ama trascorrerla in compagnia. Aperto dodici ore, dalle sei alle sei. Dal tramonto all’alba insomma. È strano parlare di lavoro in un posto del genere, ma succede anche questo. La proposta è interessante e decido di accettare. Seduto in uno stanzino nel retro, aspetto che tutto sia pronto. Mi attende una braindance speciale. Un viaggio in un luogo che non conosco ma che posso vedere, esplorare e vivere come se fosse mio. Un luogo in cui devo cercare qualcosa di specifico. Qualcosa di importante. Qualcosa che richiederebbe molto, troppo spazio per essere raccontato. E che qualcuno potrebbe considerare spoiler. Per questo io mi fermo qui, almeno fino al 19 novembre…

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