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Abbiamo provato un gioco che dura 400 giorni (veri)

Un mix tra avventura, puzzle e tamagotchi: The Longing vi chiede fiducia per ben 400 giorni

Il vostro Re vi chiederà di attendere per 400 giorni il suo risveglio. Non potrete dirgli di no.

The Longing è un prodotto più unico che raro, una follia in totale contro-tendenza con i videogiochi attuali che spingono sempre più su velocità e ferocia. The Longing invece è un percorso faticoso, un’esperienza alienante in cui il tempo non esiste, un’avventura il cui epilogo si raggiunge dopo oltre un anno. Stiamo parlando di un videogioco PC che dura ben 400 giorni REALI. Nei videogiochi di solito un giorno passa in pochi minuti, al massimo un’ora, in The Longing dura esattamente 1.440 minuti. Se non siete bravi in matematica vi diamo una mano: per portare “a termine” The Longing dovrete attendere ben 9.600 ore… o 576.000 secondi se preferite.

Il Re degli Idle-Games

Per giocatori seriali con molto tempo a disposizione questo potrebbe essere un sogno. Immaginate un’avventura fantasy (quasi) senza fine, da passare facendo a fette milioni di mostri magari in compagnia di qualche amico, portando a termine migliaia di quest, viaggiando in luoghi magici e salvando fanciulle dalle forme procaci. The Longing non è niente di tutto questo. Avete mai sentito la definizione “idle-games”? Idle può significare “solitario” ma anche “pigro” e “indolente”. Sono in sostanza quei giochi che si affrontano nel 99% dei casi da soli, nei quali l’interattività è ridotta quasi a zero e le poche azioni che si compiono vanno ripetute migliaia di volte senza alcun apparente motivo o scopo. The Longing è senza ombra di dubbio il sovrano di questo tipo di giochi, anzi è il titolo che porta ancora più all’estremo questo pilastro portante di game design. Ne è protagonista un tristo essere a metà tra il Signor Burns dei Simpsons e le palline di fuliggine dei film di Hayao Miyazaki. Si chiama Shade (Ombra, nome più che appropriato) e il suo Re gli ha dato un compito tanto importante quanto inderogabile: dovrà attendere il risveglio del sovrano che durerà esattamente 400 giorni.

Il vostro rifugio dentro le caverne potrà essere arredato. Trovare oggetti in giro velocizzerà un po’ lo scorrere del tempo.

Si entra e non si esce più

Iniziate il gioco e vedrete apparire un conto alla rovescia sulla parte superiore dello schermo, che decrescerà esattamente un secondo alla volta. Shade da quel momento sarà completamente solo, immerso in un immenso dedalo di caverne sotterranee e sarete voi a decidere il suo destino per i prossimi 400 giorni. Potrete semplicemente rimanere lì fermi e tornare dopo poco più di un anno per vedere cosa accadrà, oppure tentare di dare una sorta di vita al vostro triste alter-ego su schermo. Il primo istinto sarà ovviamente quello di esplorare alla ricerca di una via d’uscita da questo incubo ad occhi aperti. Allerta Spoiler: non c’è. I luoghi che vi circondano però non rimarranno sempre gli stessi. Con il tempo cambieranno in tanti piccoli dettagli: l’acqua che goccerà lentamente dal soffitto (avete presente la classica tortura cinese?) farà crescere il muschio su alcune pareti, l’umidità darà vita a piccole comunità fungine, piccoli insetti cammineranno sui muri e si moltiplicheranno… ma non diventeranno mai una vera e propria minaccia. In The Longing non esistono combattimenti, questo non è un RPG nel classico senso del termine. In un certo senso ricoprirete un ruolo più che in molti altri giochi, ma qui la vera sfida non consisterà nel sviluppare le vostre abilità bensì nel trovare uno scopo per andare avanti e vincere il sempre più opprimente senso di solitudine.

Per passare dall’altra parte dovrete attendere che la pozza d’acqua si riempa con le gocce che cadono dall’alto… molto lentamente.

Una (piccola) luce nel buio

Il modo in cui vivrete questa esperienza cambierà un po’ quando scoprirete che esistono alcuni modi per accelerare un po’ lo scorrere del tempo: collezionare oggetti da inserire in quello che potremmo definire “il vostro rifugio”. Volendo potrete anche avventurarvi nelle zone più impervie, quelle che portano verso la superficie, scarsamente illuminate e difficili da percorrere. A prescindere da ciò che deciderete di fare una cosa vi verrà insegnata da quest’opera davvero unica, l’importanza del tempo. Il termine “longing” del titolo significa desiderio, brama, in questo caso riferita al personaggio principale che anela arrivare alla fine del suo compito per accontentare il suo Re ma al tempo stesso per tornare ad una vita più umana. The Longing è ispirato ad un racconto folcloristico di stampo teutonico, che trova però risonanze in molte altre culture. Secondo tali leggende, che differiscono tra loro per protagonisti e luoghi, gli imperatori più potenti della storia (da Carlo Magno a Federico Barbarossa) non muoiono bensì cadono in un profondissimo sonno in attesa che il loro popolo abbia nuovamente bisogno di loro. Nessuna di esse fa riferimento ad un povero servitore costretto ad aspettare il loro risveglio, ma questi sono dettagli.

Tranquilli, non dovrete giocare realmente per 400 giorni continuativi. Il tempo passerà anche non giocando.

La fine arriva, prima o poi

È difficile digerire The Longing, lo sappiamo. Ancora più arduo è dargli un voto. Si tratta chiaramente di un prodotto sperimentale assai coraggioso, indirizzato ad un pubblico che cerca un tipo di intrattenimento nettamente diverso da quello consueto. Il ritmo è quasi inesistente e si è spinti ad andare avanti unicamente per la curiosità di capire cosa accadrà “dopo” e soprattutto “alla fine”. Certo, i tempi di attesa sono decisamente lunghi, una volta tanto non potremo lamentarci della longevità. La domanda finale però è una sola: pensate di avere sufficienti palle per azzardare l’acquisto di The Longing e soprattutto per affrontare la sua lunghissima e sfiancante esperienza?

Le meccaniche di gameplay sono ridotte all’osso, ma potremmo definire The Longing come un adventure-platform.