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Abbiamo intervistato un doppiatore di videogame (e non solo)

Abbiamo intervistato Gianandrea Muià, un creator che ci racconta la sua vita tra doppiaggi (di videogame), canale YouTube e molto altro ancora

Gianandrea Muià è un attore, doppiatore, videogiocatore e content creator su Youtube, Twitch e Instagram.

“Ma allora non impieghi due minuti per realizzare un video della durata di due minuti?”. Una domanda che a molti potrebbe sembrare assurda, per non dire demenziale, ma che alcuni web content creator si sono sentiti davvero porre. Questo perché la figura di chi crea contenuti diffusi online è ancora troppo spesso sottovalutata, poco considerata e soprattutto poco compresa. È innegabile che nell’enorme calderone dei social network c’è ampio spazio per dilettanti allo sbaraglio che non si preoccupano della qualità delle proprie creazioni, ma è altrettanto vero che esiste uno stuolo di professionisti che dedica ore alla realizzazione di singole immagini e filmati. Un vero e proprio lavoro, che negli ultimi anni ha iniziato a essere riconosciuto e valutato quanto merita. Per parlare di tutto questo e di molto altro ancora abbiamo incontrato Gianandrea Muià, personaggio poliedrico che si divide tra videogiochi, doppiaggio, recitazione, Twitch, Youtube e Instagram.

Nel canale Orion Web Dubbing c’è spazio, oltre che per il doppiaggio, anche per video musicali, reportage di viaggio e commenti su videogiochi.

Ciao Gianandrea e benvenuto su Rolling Stone. Puoi presentarti ai nostri lettori?

Grazie, e ciao a tutti. E’ un piacere essere qui. Mi chiamo Gianandrea Muià, sono un doppiatore, un attore e un web content creator.

 

Partiamo dalle origini. Raccontaci qualcosa della tua storia di videogiocatore.

La mia prima esperienza videoludica è stata con l’amiga di mio padre quando avevo 2 o 3 anni, ma i ricordi sono molto offuscati. Il vero sodalizio è stato con il sega megadrive di mio fratello e con il nostro primo PC. Essendo figlio degli anni 90 ho vissuto l’avvento dei pokemon, la scomparsa delle avventure grafiche, la venuta del 3D, la scesa in campo di Xbox e tutti gli eventi che ci hanno portato al panorama videoludico moderno. Ho assaggiato giochi di ogni tipo, e appassionato a quella che è una delle industrie più interessanti a mio avviso.

 

15 novembre 2011. Apre su Youtube il canale Orion Web Dubbing. Quasi nove anni dopo conta 654 mila iscritti con 187 milioni di visualizzazioni. Ci racconti qualcosa di questa esperienza?

Il canale Orion è nato nella maniera più anti-climatica che si possa pensare. Frequentavo un corso di recitazione e doppiaggio a quel tempo, e Andrea Rotolo mi aveva invitato a casa sua per provare a doppiare qualcosa. Allora pensavo che si potesse registrare solo in uno studio professionale, non che ci si potesse attrezzare per fare qualche piccolo doppiaggio amatoriale anche in casa propria. Andai, e doppiammo il nostro primo video: The Legend of Awesome, una parodia animata di Legend Of Zelda creata da Arin “Egoraptor” Hanson. Al che decidemmo di aprire un canale youtube dove pubblicarlo, e di coinvolgere poi anche altri nostri compagni di corso per creare una specie di “Gruppo di studio”, in modo di divertirci doppiando questi video, ma allo stesso tempo correggerci a vicenda, aiutarci nella dizione, nell’emissione, nella recitazione. Col tempo il canale youtube crebbe, e anche le nostre capacità, andando piano piano a diventare ciò che è oggi.

 

Oltre che su Youtube, sei molto attivo anche su Twitch e su Instagram. Tre medium sostanzialmente diversi tra loro. Uno per immagini, uno in diretta, uno su cui si può fare conto su produzione/post-produzione. Quali sono in termini di lavoro le differenze principali per un professionista? Come cambia il linguaggio e il modo di interfacciarsi con l’utenza a secondo del social utilizzato?

Per quanto mi riguarda il linguaggio è il marchio di fabbrica del creator: deve essere consistente tra tutti i social, in modo che tu possa diventare riconoscibile e, in un certo senso, memorabile. Ovviamente ogni media ha le sue particolarità, le sue mancanze e i suoi punti forti, e devi sapere come trarne il meglio. Far emergere ciò che vuoi comunicare nel tuo esclusivo modo di fare, nel tuo linguaggio. Penso che le differenze sostanziali tra i vari social siano molto una questione di indole: ovviamente se si vuole massimizzare la propria efficacia bisogna sapere scegliere quali social usare (buttarsi a capofitto in tutti può risultare controproducente e un dispendio di tempo ed energie), e capire che tipo di contenuti portare su ogni piattaforma. Ad esempio su Youtube sono molto categorico a livello di contenuti da portare, mentre su Twitch mi permetto più varietà e meno rigidità, prestando sempre e comunque attenzione alla qualità generale, al “mio brand” in un certo senso.

Gianandrea Muià ha prestato la voce a Leo in Detroit: Become Human, avventura narrativa prodotta da Quantic Dream.

I social network hanno un entry level bassissimo. Praticamente nullo. Chiunque può andare online e produrre contenuti quasi a costo zero. Questo da un lato è fighissimo, ma dall’altro contribuisce a creare miliardi di video/immagini. Come si fa a emergere dalla massa? È solo questione di qualità o ci vuole anche una buona dose di fortuna?

Credo sia una combinazione di quattro cose principalmente: qualità, personalità, competenza e necessità. Ovviamente un contenuto con una qualità tecnica più alta catturerà e soprattutto manterrà l’attenzione dello spettatore più a lungo rispetto ad un video in 4:3 registrato col microfono di un Motorola Razr. Per personalità intendo la capacità del content creator di intrattenere lo spettatore, essere carismatico, abile nel parlare o avere uno sguardo magnetico. Anche una persona non canonicamente “bella” può riuscire a rapirti e farti interessare a ciò che dice, non si deve essere delle pop star per essere carismatici. Per competenza intendo sapere di cosa si sta parlando. Personalmente non parlo e non partecipo in attività che non conosco: so che carte ho in mano e gioco su quelle. Personalmente trovo una mossa sbagliata far lavorare un creator su un contenuto che non conosce affatto spacciandolo per “il suo videogioco preferito” nella speranza di fare bei numeri (ed è già successo), anche perché quando poi si cade in fallo, si cade malissimo. E infine la necessità: sopperire a una mancanza. Aprire un canale di cui c’è un esubero rischia di farti sparire nella massa. Puntare invece su qualcosa che sai fare solo tu, o parlare di qualcosa di cui pochi o nessuno parlano e di cui tu sei ferrato potrebbe essere la chiave vincente. Io per dire uso il mio background da doppiatore per portare videogiochi localizzati solo in inglese per tradurli e recitarli in italiano in tempo reale. E’ un qualcosa che mi contraddistingue perché ovviamente di doppiatori che fanno questo su Twitch praticamente ci sono solo io!

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diminuzione dell’interesse della fascia di pubblico giovane nei confronti della televisione “tradizionale” e uno spostamento verso altri media. Come mai secondo te? È una questione di fruibilità, di facilità a interfacciarsi con creator che sembrano “il vicino di casa/il compagno di classe”, di linguaggio o di tematiche affrontate?

Credo siano due i punti principali: uno come hai giustamente detto è il fattore “vicino di casa/compagno di classe”, e non solo per una facilità di interfaccia, ma anche per una cosa che chiamo “effetto grande fratello”. Perché la gente guardava quel programma? Perché chiunque virtualmente poteva entrare nel grande fratello e diventare famoso. Allo stesso modo, la gente guarda Youtube e Twitch anche perché subconsciamente ha il pensiero del “potrei farcela anche io, e diventare famoso”, e come nel grande fratello vedere qualcuno raggiungere la notorietà dal nulla ci lega tantissimo a lui, come se fossimo parte del suo percorso. C’è maggiore investimento e partecipazione. Basti guardare i talent show. Il secondo punto è l’on-demand. La tv tradizionale decide cosa devi vedere. Internet ti offre un menù infinito, e sei tu che decidi cosa guardare. Una volta assaggiata la libertà di scelta, tornare a un menù fisso ci sta stretto.

 

Con i social sono nate nuove professioni. Quanto è difficile far comprendere il valore di questi nuovi lavori e l’impegno necessario per portarli avanti?

Tanto, anche perché ci sono molti colleghi che non sono particolarmente d’aiuto nel far capire quanto lavoro richieda essere un content creator: bulletti, vandali, sensazionalisti. Ma questo si può dire di tantissime altre sfere lavorative nel corso dei decenni. La nostra è solo la più nuova, per cui sotto i riflettori. La mia politica è di pensare al mio contenuto, alla mia fanbase, ai messaggi che io voglio veicolare. Non guardo il piatto del vicino. Certo, ci sono persone che collezionano risultati e stipendi molto, molto migliori dei miei, ma io non potrei fare quello che fanno loro. Allo stesso modo posso e voglio fare ciò su cui mi sto concentrando io. Se son rose fioriranno, io nel frattempo lavoro serenamente e con soddisfazione.

Tra i personaggi dei videogiochi doppiati da Gianandrea Muià ricordiamo la tartaruga ninja Donatello in Injustice 2 e Miles Morales in Spiderman.

Collegandosi alla domanda precedente. Tu che sei attivo nei social da anni, hai notato qualche cambiamento nell’approccio ai social (sia da parte dei content creator che da pubblico/sponsor) da quando hai iniziato fino ad oggi?

Assolutamente: c’è molto più investimento da parte delle grandi aziende nei talent odierni, e anche maggiore accortezza da parte loro nel sapere su chi puntare o meno. Se prima si puntava ai numeroni e basta, oggi si tengono d’occhio insieme a tutta una serie di fattori, permettendo ai creator di essere più soddisfatti del lavoro svolto e alle aziende di ottenere risultati migliori dalla partnership. Da parte del pubblico cambia molto da fanbase a fanbase, è difficile fare un discorso generico.

 

Si può dire che da un certo punto di vista, anche alcuni content creator sui social network siano a volte nemici della loro stessa professione? Quanto cioè per interessi personali e beghe di quartiere si creano situazioni che fanno sembrare a uno sguardo esterno alcuni social più una rissa tra bambini che una cosa seria?

Tantissimo, ma come anche tra cantanti, rapper, personalità note dello spettacolo in generale. Non è una novità, semplicemente adesso grazie ai Social la cosa avviene istantaneamente e con una risonanza ancora maggiore. Non devo nemmeno fare esempi, sono sicuro che a te e ai lettori vengano in mente parecchi esempi.

 

La rete è ricca di possibilità. Può essere però anche un posto pessimo. Soprattutto in situazioni live, come su Twitch, quanto è difficile creare e gestire una community? Ampliando il discorso, cosa fanno e cosa in più dovrebbero fare i social network per fare in modo che tutto funzioni e si mantenga su livelli civili?

I Social Network sono una piattaforma, uno strumento. Niente di più. Non hanno alcun dovere particolare a mio avviso, se non quello di avere delle linee guida e rispettarle loro stessi. Sapere creare, educare e gestire una community sta tutto in mano al creator. Io su Twitch sono fiero del tipo di community che ho raccolto e creato: sono educati, comprensivi e caciaroni il giusto. Non vedrai mai due miei utenti prendersi a insulti, o essere particolarmente volgari o irrispettosi. Questo perché io non lo tollero, e sin da subito e con costanza ho fatto capire che tipo di linguaggio e atteggiamento accetto nei miei stream. Se non sta bene, non sono lo streamer che fa per te, e me ne faccio una ragione. Sta allo streamer educare la propria community, ed è troppo facile lamentarsi poi che la propria community è tossica quando non si è fatto niente per impedirlo. E i numeri non sono una scusa.

 

A livello personale senti la responsabilità di parlare a tanta gente? Ritieni importante che un influencer sia consapevole del suo ruolo e del fatto che non sta rivolgendosi a semplici numeri, ma a singole persone?

Per quanto mi riguarda la sento molto, e la gestisco al massimo delle mie capacità. Volenti o nolenti, un influencer ha un dovere pedagogico e sociale nei confronti del suo pubblico. Si può ignorare, ce ne si può lavare le mani ma è così. Purtroppo dipende dal singolo creator: c’è chi vede il proprio pubblico come un mezzo per un fine, come numeri verso un obiettivo, come una grossa vacca da mungere, e altri che la vedono più come una responsabilità per cui si è grati e la si affronta come meglio si può, con infinite vie di mezzo tra i due estremi.

 

Lavori nel campo del doppiaggio. Ci puoi raccontare qualcosa della tua esperienza di doppiatore di videogiochi? Differenze rispetto a lavorare per il cinema/tv, cartoni?

Indubbiamente differente, per via di questioni tecniche. Quando si lavora a un videogioco raramente si ha un video su cui doppiare, come invece avviene quando si lavora su una serie tv, un film o un cartone. Ciò lo rende diverso, a tratti più impegnativo sotto alcuni punti di vista, ma per me ugualmente divertente essendo un videogiocatore incallito. Lavorare su titoli come Detroit: Become Human, su Spider-Man o su Injustice 2 per me è stato un grandissimo piacere e onore.

Il progetto Luxastra, sviluppato da InnTale, trasporta su Youtube una campagna di Dungeons & Dragons.

Puoi raccontarci qualcosa del progetto Luxastra? Come nasce, come si sta sviluppando, come si svilupperà?

Luxastra è il format principale di InnTale, un canale incentrato sulla divulgazione del gioco di ruolo nato da un’idea di Simone Rosini. Parliamo di GDR a tutto tondo, e in particolare Luxastra è una campagna di Dungeons & Dragons, sviluppata su un’ambientazione originale creata da Mattia Ceniti, registrata, editata, post-prodotta e caricata su Youtube. E’ un progetto che mi sta dando tante soddisfazioni, che si sta sviluppando in più ambiti e direzioni. Abbiamo fatto uscire un fumetto sulla campagna, e altri ne sono in uscita, e ci sono altri progetti che ancora non posso rivelare.

 

Progetti per il futuro?

Come doppiatore ci sono un paio di prodotti in uscita in cui potrete sentire la mia voce, e spero di lavorare sempre di più nel mondo del doppiaggio, essendo il mio interesse principale. Per quanto riguarda la parte content creator, InnTale e Luxastra stanno assorbendo con mia volenterosa gioia gran parte delle mie energie per via della sua dimensione ed estensione a livello di progetti, mentre per Orion e i miei progetti personali bisognerà aspettare e vedere cosa porterà la corrente.

 

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