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Abbiamo intervistato gli sviluppatori di Baldo

Baldo, uno dei più promettenti videogiochi italiani della storia, non è che l'ultimo tassello di un percorso fatto di sacrifici, successo e codice: ce lo racconta Domenico Barba

L'uscita di Baldo è prevista su Nintendo Switch per l'estate 2020.

Forse ai più il nome Naps Team non dirà molto, ma si tratta di una delle software house dedite allo sviluppo di videogame più “antiche” e quotate. I più appassionati, infatti, non faticheranno a ricordare perle quali Shadow Fighter e Gekido. Naps Team, nel corso degli anni, non si è riposata sugli allori, sfornando molti altri titoli più o meno di nicchia. È con Baldo, tuttavia, che tutto il mondo si è accorto di cosa è capace il team fondato da Domenico Barba e Fabio Capone nel lontano 1993. Baldo, a detta di molti, noi compresi, è lo Zelda-non-Zelda che tutti aspettavamo. Una variazione sul genere con una propria identità, tanto da convincere la stessa Nintendo a puntare forte sulla sua promozione (arriva questa estate).

 

Ciao Domenico, introduzione di rito: vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao sono Domenico Barba, appassionato di videogiochi e di programmazione da tempo ormai immemore.

Sono socio cofondatore e Technical Director e mille altre cose in Naps Team insieme a Fabio Capone Art Director e Game Designer e mille altre cose.

 

La carriera tua e del Naps Team inizia nei primi anni ’90 su Amiga: come vi è venuto in mente, all’epoca, che programmare videogiochi fosse un’idea con un futuro?

Realizzavo piccoli demo per la scena Amiga dell’epoca e mi venne in mente la bislacca idea di poter tirare fuori un videogame, un picchiaduro a incontri. Il demo realizzato era qualcosa di davvero indecente e allora mi misi alla ricerca di qualcuno che ne capisse davvero di computer grafica.
Attraverso vari contatti arrivai a conoscere un vero talento, un ragazzo che creava animazioni assurde in pixel art, disegnate a mano con il mouse e 4 colori, mica la tavoletta grafica e il photoshop, quel ragazzo era Fabio e da quel giorno lavoriamo insieme con passione e rara serietà a quel sogno da ragazzi.
A quell’età non era molto chiaro il concetto di “futuro” vivevamo il presente e un sogno che si realizzava, quello di realizzare un videogioco… subito dopo è diventato qualcosa di concreto su cui potevamo elaborare un’idea di futuro e la folle impresa di realizzare videogiochi in una industria cosi competitiva.

Shadow Fighter è oggi ormai un gioco cult: che effetto fa?

Riempie certamente di orgoglio, tutta quella passione compressa con sudore e fatica in un piccolo videogioco per Amiga e poi esplosa in tutto il mondo e che ancora oggi riecheggia nelle parole affettuose di chi ci ringrazia per quei momenti spensierati dell’infanzia giocando a Shadow Fighter con gli amici.

 

La storia del Naps Team è costellata però di oltre 45 giochi su un quarto di secolo: quali sono state le tappe per voi più importanti?

Decisamente i passaggi generazionali, ogni volta abbiamo cercato di lasciare la nostra piccola impronta. Non sempre è stato possibile, a volte l’obiettivo è sopravvivere e autofinanziarsi, ma quando ci siamo in qualche modo riusciti è stata sempre evidente la ricetta magica di passione e divertimento di quei due ragazzini che crearono il loro primo videogioco.

 

Prima del salto al presente, un paio di raffronti secchi: Capcom o SNK? SEGA o Nintendo?

Capcom e Nintendo… Ma con uno scarto veramente impercettibile 🙂

Arriviamo a oggi: Baldo, wow! Come ci si sente a vedere il proprio gioco avere uno spazio così importante in un Nintendo Direct?

E’ un onore immenso vedersi riconosciuto uno spazio in un evento cosi importante e sentito dall’intera comunità mondiale di giocatori Nintendo.

E non un gioco qualunque, ma un gioco che ha un forte richiamo a un certa saga Nintendo! La struttura di Baldo sarà quella che è lecito aspettarsi dal quanto visto finora, o c’è qualcosa che ancora non sappiamo?

La struttura sarà fortemente legata a “una certa saga Nintendo” ma senza alcuna sfida, tutt’altro, il nostro intento è quello di interpretare a modo nostro il gioco che più abbiamo amato, nello stile che più abbiamo amato, mettendo tutto il nostro impegno nell’usare la ricetta magica di  cui sopra.

 

Baldo è l’ennesimo salto in un nuovo genere per voi (quasi) inedito: cosa vi spinge a variare così tanto?

In effetti in più di 25 anni abbiamo variato parecchio, e a onore del vero Baldo non è del tutto un salto nel vuoto. Realizzammo già parecchi anni fa (Dark Night) un action adventure rpg con tutti gli elementi di “una certa saga” ed ebbe un riscontro pazzesco tra i vari attori dell’industry, ma il momento fu infelice e tutti erano distratti dalle nuove tecnologie per cui rimase inedito. Oggi tutta quell’esperienza e quella dei 10 anni e dei giochi successivi è riversata in unico ambizioso videogioco, Baldo.

Baldo sarà esclusiva temporale Nintendo: l’avete proposto voi come una sorta di omaggio, o vi hanno cercato loro?

Siamo stati contattati da Nintendo, con un interesse ed un entusiasmo che ti lasciano senza parole e che da soli ti gratificano per il lavoro di una vita.

 

La next-gen è ormai alle porte: quali sono le vostre aspettative? E quale feature sperate con tutto cuore che diventi la normalità?

Siamo un piccolissimo team, abbiamo sempre inseguito a fatica le ultimissime tecnologie cercando di essere sempre al passo con dei competitor sempre più titanici. Dopo decenni di fatica abbiamo un po’ abbandonato quell’obiettivo per ovvi limiti, puntando alla vera feature che tutto sommato inseguiamo da sempre, il gioco.
Per cui va bene tutto quello che renda più semplice il processo creativo e che dia nuovi strumenti per creare divertimento, dagli ssd spaziali ai teraflops delle gpu in parallelo fino agli ologrammi. L’importante è che dopo i primi 5 minuti di wow ci si diverta e tanto.

 

Altra domanda di rito, su un argomento di cui abbiamo scritto molto: com’è secondo la vostra esperienza la vita dello sviluppatore in Italia?

Meravigliosa, viviamo nel paese più bello del mondo, intrisi della cultura piu antica al mondo, baciati dal sole, bagnati dal mare, nutriti dal cibo più buono al mondo… hai detto sviluppatore giusto? Non imprenditore… perché quella è tutta un’altra storia 🙂

 

 

 

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