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5 motivi per cui tutti parlano del DualSense di PlayStation

Sono in molti a chiedersi come mai una presentazione in sordina di quello che è e resta un gamepad abbia avuto un successo così clamoroso: ci sono ragioni meno ovvie di quanto si pensi

La finestra di lancio di PlayStation 5 è confermata per il Natale 2020.

La presentazione di DualSense, il gamepad della prossima PlayStatrion 5 di Sony, è avvenuto in sordina, all’improvviso, con un semplice post sul blog ufficiale. Eppure, da allora, nei social dei videogiocatori non si parla d’altro. Molti lo apprezzano, parecchi lo criticano, ma di base tutti si chiedono come mai un semplice controller sta riscuotendo un’attenzione mediatica del genere. Abbiamo cercato di analizzare la situazione, cogliendo 5 motivi per cui tutti parlano del DualSense di PlayStation. E non mancano le sorprese.

1. È molto diverso

Sono più di vent’anni che a una console PlayStation associamo il nome DualShock. E al solo nominarlo ci vengono subito in mente i suoi tratti distintivi. Nel corso degli anni, considerando ben quattro console e aggiornamenti vari, le modifiche sono state minime, specie sul versante del design. DualSense, rispetto ai precedenti modelli, rappresenta un salto quantico in avanti. Così deciso che, probabilmente, Sony ha optato per quel design a metà tra il nuovo e il vecchio, che può piacere come no ma indica una filosofia chiara: “lo abbiamo cambiato così tanto che c’era il bisogno di ricordare cos’è a colpo d’occhio”. Un cambio del genere, sottolineato perfino dal diverso nome, non può che far parlare di sé.

2. Il successo di PlayStation

Una delle principali e più giustificate perplessità è che si parli di DualSense in modo quasi esagerato, specie se si considera che non parliamo di una console, ma del suo controller, e che non si tratta nemmeno di un controller così fuori dagli schemi come poteva essere quello di Wii all’epoca. Vero, ma ricordiamoci che nel mondo, al momento, ci sono 108 milioni di PlayStation 4; 46,7 milioni di Xbox One e 53,4 milioni di Switch. Meno della metà per entrambi i concorrenti. Il bacino di utenti PlayStation è molto più ampio, logico dunque che ci siano più persone portate ad aspettare notizie da Sony. Un ragionamento semplice, ma spesso ci dimentichiamo di guardare ai numeri.

3. La comunicazione su PlayStation 5

Difficile dire se la comunicazione fatta finora su PlayStation 5 sia frutto di scelte precise e programmate, ma di sicuro, al momento, è ancora rarefatta e la presentazione tenuta online da Mark Cerny era più adatta a sviluppatori che a utenti finali. Di fatto, oggi, il pubblico non sa ancora quale sia il design di PlayStation 5, mentre di Xbox Series X si sa tutto. Nel deserto anche una goccia d’acqua sembra oceano, disse qualcuno, quindi è chiaro che vedersi comparire, senza clamori, il controller della prossima console Sony ha avuto un enorme potere detonante sul pubblico. E c’è chi sostiene che le sorprese non siano ancora finite. Viene da pensare che sì, la comunicazione di Sony sia più calibrata di quel che si possa pensare.

Anche se presentato di tutto punto, DualSense cela alcuni misteriosi dettagli che hanno contribuito a farne parlare.

4. È tanta roba

Al di là di tutti i discorsi, DualSense di PlayStation 5 ha un elevato contenuto tecnologico, che parte dal sistema di feedback tattile, passa per il microfono integrato e arriva ai tasti L2 e R2 che offrono resistenza variabile. Tante soluzioni in un elemento, il gamepad, su cui spesso non si pone molta attenzione quando viene presentata una nuova console.

5. È un oggetto misterioso

DualSense è stato presentato e pure con dovizia di particolari, ma fioccano già molte domande su alcuni aspetti non chiari. Come funzionerà davvero il feedback tattile? Cosa ci riserverà il pulsante Create? Il logo PlayStation si può premere? E se sì, a cosa serve la piccola barretta sottostante? La presentazione è stata un gioco di vedo e non vedo che ha scatenato le discussioni.

 

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