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5 motivi per cui Stadia sarà un flop

È arrivata solo da appena un mese, eppure la console di Google, che non è una console, ha già solleticato la nostra vena più pessimistica. Ecco cinque perché

Le esperienze di chi sta provando con mano differiscono, ma girano parecchie gif che mostrano ritardi di alcuni secondi nell’esecuzione dei comandi.

Ok, non ci vuole Nostradamus per prevedere un destino quantomeno complicato per Stadia, il nuovo servizio di gioco in streaming di Google. La nostra recensione del giorno uno si è dimostrata abbastanza scettica sul potenziale espresso dal servizio al momento del lancio. E a un giorno di distanza, anche giornalisti con una certa visibilità si erano sbilanciati parlando di flop. A più parte filtrano indiscrezioni di vendite iniziali ben inferiori alle aspettative. Eppure si tratta pur sempre di un progetto che Google ha provato a spingere con convinzione, perciò per suonare le campane a morte già oggi servirebbe una certa dose di coraggio, no? Beh, in fondo se Patcher campa da una vita su queste previsioni, perché non dovremmo farlo anche noi? Ecco dunque 5 motivi per cui Stadia si rivelerà un flop.

5. Le promesse non mantenute

Il pilastro principale su cui costruire la base installata è la fiducia e Google da questo punto di vista non è partita benissimo. Ne sa qualcosa Microsoft, che sta ancora pagando gli errori commessi nei primi mesi di vita con One, venendo per altro dalla generazione 360 in cui era letteralmente venerata dal suo pubblico. Bene, Google questo credito di fiducia non ce l’ha e la partenza col piede sbagliato rischia di pagarla cara. Gli early adopter, coloro che hanno acquistato la Founder’d Edition, avrebbero dovuto essere i primi a diffondere l’entusiasmo per Stadia. Invece i ritardi nelle consegne e le numerose feature promesse e non presenti all’appello sono un pessimo biglietto da visita da consegnare ai potenziali nuovi clienti.

La quantità di feature promesse e assenti al lancio ha suscitato parecchi malumori che vanno a sommarsi ai poco piacevoli ritardi.

4. Le connessioni

Discorso vecchio, che si fa dal momento dell’annuncio, ma che oggi torna quanto mai di attualità. Provate a fare il test sulla pagina di Google per verificare se la vostra linea potrebbe supportare Stadia; vi sfidiamo ad avere due risultati simili tra loro nel giro di qualche minuto. Al di là di questo che potrebbe essere un problema collaterale, le testimonianze di chi sta mettendo le mani su Stadia in questi giorni non sono rassicuranti. Si spazia da titoli che filano lisci come l’olio ad altri in cui il gioco in streaming scricchiola, anche se testati su connessioni che sulla carta non dovrebbero avere alcun problema a reggere la mole di dati richiesta. Considerando che lo stato delle connessioni (in Italia, ma anche in numerose zone del mondo) non è delle più rosee, è difficile capire cosa ci si possa aspettare in assenza di una fibra super-veloce, in attesa che la diffusione del 5G casalingo cambi le cose.

Il catalogo di partenza di è presentato più ridotto del previsto e i prezzi a cui i giochi sono proposti non sono esattamente allettanti.

3. Il lag che si somma al lag

La diretta conseguenza del punto precedente è il peso del lag, ovvero dell’intervallo di tempo che intercorre tra la pressione del tasto fisico sul pad e l’esecuzione del comando da parte del personaggio a video. Si parla di millisecondi, ma per chi si confronta online con altri giocatori fanno la differenza. In condizioni normali, il lag è condizionato principalmente dalla connessione attraverso cui ci si collega al server di gioco. Nel caso di Stadia bisogna però sommare all’inevitabile ritardo nelle comunicazioni via rete un altro strato di lag, quello generato dalla comunicazione tra il dispositivo e il server su cui fisicamente il gioco sta girando, oltre a quello tra il pad e lo schermo a cui trasmette il segnale. A meno di intenti dilettantistici, il gioco online ad alti livelli è da escludersi su Stadia. E visto il peso sempre più importante degli esport, non è un buon segnale.

È un discorso con ogni probabilità prematura, ma il fatto che Google abbia già seppellito progetti in cui investiva parecchio va tenuto in considerazione.

2. I prezzi dei giochi

Quanto detto finora probabilmente condizionerà solo una certa fetta di giocatori, ma coi soldi non si scherza. Al momento, il modello di business offerto da Stadia è poco allettante per l’utente medio. Dover acquistare i giochi a prezzo pieno oltre a sborsare un abbonamento mensile non è il modo migliore per incentivare la transizione, considerando per altro come giochi venduti a oltre 50€ su Stadia si trovino a prezzo budget su altre piattaforme. Magari le cose cambieranno tra un anno, quando su Stadia si potrà giocare ai titoli next gen senza le diverse sobbarcare le centinaia di euro di investimento per una console nuova. Ma affinché ciò succeda, Stadia deve sopravvivere almeno un anno.

1. Il supporto di Google

Google Glass, Google TV, Google Daydream: nella storia di Google non mancano i grossi progetti a cui è stata staccata la spina senza troppe remore. D’altra parte, se c’è qualcuno che può permettersi di perdere tanti soldi in un investimento azzardato quello è Google. Ciò non significa che Stadia abbia già la testa sul ceppo, ma che non troverete nessuno disposto ad assicurarvi che Google la supporterà ad ogni costo, anche i perdita, come fatto da Microsoft con Xbox, per tornare al paragone da cui eravamo partiti.

 

 

 

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