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10 videogame che hanno fatto scandalo

Il connubio tra i videogiochi e le polemiche è molto più antico di quanto si possa pensare. Ne abbiamo tracciato una cronistoria in 10 tappe

Anche il ricordo del film di Mortal Kombat fa ancora molto, molto male…

Se pensate che le polemiche sui videogiochi siano una (pessima) abitudine recente, o tutt’al più una deriva nata nel periodo di maggiore esposizione durante i ’90, vi sbagliate di grosso. I videogiochi nascono in mezzo alla controversia. Basta pensare che già nei ’70 per qualcuno erano il simbolo di quel capitalismo galoppante asservito alla mercificazione della violenza che avrebbe corrotto la gioventù, per altri uno strumento partorito dai laboratori statali da guardare con sospetto. Se nel tempo però le cose non sono migliorate, bisogna ammettere che a volte qualche gioco se l’è andata proprio a cercare.

10. Cluster’s Revenge (1982)

La madre di tutte le controversie. Correva l’anno 1982 e il Generale Cluster schivava frecce su Atari 2600 avanzando tutto nudo, coperto solo da un cappello e con una gigantesca erezione a indicare la via. Questa indomita testardaggine trovava spiegazione nella nativa americana che appariva sul fondo dello scenario e che Cluster possiederà carnalmente senza troppi convenevoli e guadagnando punti. Sesso consensuale o stupro? Per quanto ci riguarda, quel palo dietro la ragazza immobile ha sempre lasciato pochi dubbi.

Cluster’s Revenge non ha mai avuto nessun motivo di interesse se non lo scandalo. E i media generalisti ci cascano dal 1982.

9. Leisure Suit Larry (serie)

Se si parla di controversie sessuali, non si può non citare il buon Larry. In questo caso, tuttavia, lo scandalo che ha accompagnato la serie è sempre stato esagerato e fuori luogo. Certo il suo umorismo e i suoi doppi sensi oggi riceverebbero, a buon titolo, una marea di critiche perché la sensibilità generale sul ruolo della donna è fortunatamente cambiata in meglio, ma all’epoca c’era poca differenza tra la saga di Leisure Suit e i film di Lino Banfi, oggetto qualche anno fa di rivalutazione critica.

Tranquillo Larry, se hanno rivalutato Banfi, prima o poi arriveranno a celebrare anche te.

8. Wolfenstein 3D (1992)

Come cambiano i tempi. All’epoca il problema era rappresentato dalle svastiche e altri simboli nazisti che apparivano sullo sfondo delle gesta di Blazkowicz, in un videogioco palesemente antinazista dove i tedeschi del reich erano carne da macello e il fuhrer il boss finale da maciullare. Oggi, probabilmente, qualcuno se la prenderebbe per la discriminazione nei confronti dei nazi invocando la libertà d’espressione.

L’unico nazista buono è un nazista morto.

7. Mortal Kombat (1992)

Il primo incontro tra la stampa e la violenza nei videogiochi non si scorda mai. Bisogna ammettere che le fatality furono un’intuizione geniale. Il metodo p-e-r-f-e-t-t-o per differenziarsi da Street Fighter II e ottenere pubblicità gratuita sui giornali. In aggiunta erano fighissime e nessuno aveva mai visto nulla di simile in un videogioco. Mi ricordo ancora il codice per sbloccare il gore su Mega Drive: ABACABB. E, al di là di tutto, il primo capitolo di MK resta un signor picchiaduro.

Nel tempo Mortal Kombat non è diventato meno violento, ma solo molto più tamarro.

6. DooM (1993)

Oops, id diti t again. Non bastavano le controversie per i nazisti cattivi squartati a tranci come i tonni al mercato, i ragazzi coi capelli lunghi di id software sono riusciti nel giro di un paio d’anni a finire nell’occhio del ciclone anche per un presunto flirt col satanismo. D’altra parte, il mondo nel 1993 era un luogo così idilliaco che un videogioco che proponeva pentacoli su Marte doveva per forza rappresentare il peggiore dei mali da combatter.

L’account Twitter della chiesa satanista è uno dei più divertenti e spesso scrive cose più sensate di molti politici.

5. Tomb Raider (1996)

Chi mai potrebbe prendersela con la bella e spigolosa Lara Croft del primo Tomb Raider? Nessuno, ovviamente. Almeno finché l’appuntita archeologa indossa tutti i suoi vestiti. Questa volta il pomo della discordia non è rappresentato da un gioco, ma una mod amatoriale. Una manciata di Kb che denudano Lara esponendo i suoi triangolari seni, a lungo bramati da un’intera generazione che, da lì a un paio di decenni, l’avrebbe sentita gemere di dolore e piacere in un’inattesa svolta sadomaso.

Lara non deve aver preso bene la nude patch.

4. Carmageddon (1997)

Qua iniziamo ad alzare il tiro. Pochi giochi hanno saputo diventare sinonimo di controversia come il grezzo racing di Stainless Games. Come vi abbiamo raccontato tempo fa, Carmageddon nasce come un gioco di corsa con una vena distruttiva alla Destruction Derby. Peccato che Destruction Derby esistesse già. Ecco allora l’idea geniale: investire pedoni per fare punti. Successo assicurato.

Bisogna essere onesti, senza la possibilità di schiacciare i pedoni nessuno si sarebbe mai filato Carmageddon.

3. Postal (1997)

Che anno il 1997 per le polemiche sui videogiochi. Non bastava la gara a chi investiva più pedoni, ci voleva anche quel matto di Vince Desi e i suoi Running With Scissior con quel gigantesco vaffanculo al perbenismo rappresentato da Postal. Se vi interessa saperne di più, Vince ci ha raccontato la genesi del gioco in un’intervista lo scorso anno.

Postal è il classico caso di gioco che vuole farsi beffe del perbenismo e finisce vittima del perbenismo stesso.

2. Grand Theft Auto (serie)

Ripensandoci, il 1997 è stato davvero un anno folle e probabilmente irripetibile. La serie di GTA muove i primi passi nello stesso anno di Carmageddon e Postal, rilegando i concorrenti al ruolo di tenere educande. Investimenti, rapine, stragi e furti: già dal primo GTA non manca nulla ed ogni componente è destinata diventare più grande e più cazzuta di capitolo in capitolo. Se nessuno oggi si scandalizza per un nuovo capitolo di Grand Theft Auto, è solo la dimostrazione che i soldi possono comprare ance l’accettazione sociale.

Oggi GTA piace anche a tua nonna, ma nel 1997 erano tutti pronti a gridare allo scandalo.

1. Rule of Rose

Un capolavoro tutto nostrano che passa per un’iconica copertina di Panorama composta da un artwork del gioco e uno strillo a caratteri cubitali: VINCE CHI SEPELLISCE VIVA LA BAMBINA. Mentre in prima fila la moglie del revendo urla “Qualcuno pensi ai bambini!”, l’allora sindaco di Roma Veltroni invoca il blocca alla vendite del titolo, accompagnato dal sempreverde Mastella che si spende per il divieto ai videogiochi violenti nell’intera Europa. Per la cronaca, di bambine seppellite vive in Rule of Rose non ce n’è nemmeno l’ombra, e se oggi ci ricordiamo ancora di questo gioco lo dobbiamo esclusivamente alla battaglia politica consumata in suo nome. Applausi. Sipario. 

La scena incriminata, come ovvio, non c’era, ma Rule of Rose resta un gioco abbastanza disturbante.

 

 

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